mercoledì 11 dicembre 2019

35

ahi ahi ahi

il tizio gestisce una libreria
ci vado e autografo i miei libri
per lui
e lui mi impone sempre qualche libro
qualcosa del genere declino-e-vita
difficile
ma questi libri sono scritti da
opinionisti
di giornali
professori, nati nella bambagia
ecc.
e questi hanno visto tanta vita reale 
da bassifondi
quanto un parroco di campagna;
le loro vite
sono state tanto avventurose quanto
una spolverata allo scaffale della
libreria
e nessuno di loro ha mai saltato un
pasto.
questi libri sono ben scritti,
a volte brillanti
un filo
   arditi
ma c'è una sensazione dominante di agiatezza
nella scrittura e nella
  vita
i libri mi cadono dalle mani.
questo tizio della libreria deve
cominciare a pensare a
qualche altro tipo di
 compenso
per me
  che gli autografo i miei libri
  perchè leggere queste cacate
deliziosamente stampate
non fa che ricordarmi
ancora una volta
che sto gareggiando
da solo
contro me stesso.

Tratto da "Cena a sbafo", raccolta di poesie


Questa poesia rappresenta uno dei più icastici esempi di quello che Bukowski pensa degli intellettuali. Per lui gli intellettuali, semplicemente, non sono degli artisti. Gli manca il genio della creazione. Questo genio viene dalla sofferenza, dalle privazioni, dal conquistarsi la parola sulla pagina strappandola al tempo del lavoro votato alla sopravvivenza. Come si può parlare di dolore e di sofferenza standosene seduti su un cuscino di seta davanti al te' delle 5 pm?, parrebbe voler dire Bukowski. Ti manca il giusto retroterra, ti manca la traduzione letteraria delle sensazioni olfattive, termiche, corporee, fisiche, della sofferenza. E ti manca poter ridere di gusto per trasformare la disperazione in senso del grottesco e uscirne con una scappatoia catartica. 
Ridere dei disagi del vivere quotidiano e di se stessi Chaplin delle situazioni del vivere quotidiano è catartico. Ti aiuta a sopportare meglio. Ti guarisce. E ti fa vendere più libri a tutti. Persino a quelli che Bukowski insulta e si riconoscono insultati nelle sue pagine. E' una catarsi anche questa. Già, Bukowski esercita a volte per certe categorie la stessa funzione che una geisha sadomaso giapponese esercita con bondage, fruste e coltelli su manager spietati o capitani d'industria senza scrupoli...lenisce il loro senso di colpa torturandoli e rendendo una parte del dolore da essi inflitto...per tutti gli altri, per chi non legge abitualmente, per i semplici, per i non intellettuali, per coloro per i quali leggere non è un interesse preponderante, ebbene, Bukowski riesce a conquistarli, a farsi leggere. Ed è quello che dovrebbe prefiggersi di fare ogni scrittore che si rispetti. 
Eppure Bukowski, da qui la genialità di zio Hank, coma amavano chiamarlo amici mogli e affini, arriva a questa sua idea della letteratura dopo aver letto molto. Nelle biblioteche pubbliche o altrove. Per molti anni della sua vita. Non arriva impreparato a questo concetto. Non sa se ce la farà a diventare scrittore e in cuor suo spera di non diventare uno scrittore di successo, paradossalmente. Per non diventare snob. Anche se lui snob , uno snob lumperproletario, lo è...

sabato 16 novembre 2019

34

"-Sembri proprio fottuto, incasinato-
-Ma sono fottuto, incasinato. Però al tempo stesso sono un sentimentale. Mi affeziono...ai piatti sporchi, al rumore delle donne che pisciano, a un foglietto sul tappeto, persino alla fiancata del bus che passa nel traffico, sembrano come vecchi amici. Non so cosa significhi, ma non voglio guarire da questo-"
Taccuino di un allegro ubriacone


Bukowski è un poeta. Zio Hank ha la poesia dentro. E' il vecchi nonno ubriacone di cui tolleriamo i suoi vizi perché li riteniamo degli alleati per tirare avanti in una vita che è disparata. Come è disperata la vita di chi ama troppo, odia troppo, vive troppo, tuttavia sopravvivendo tra gli stenti del tirare avanti. Un mio amico psichiatra che vive in Lombardia ebbe a dirmi una volta, come si fa a non uscire fuori di testa quando devi campare con 1200 euro al mese? Los Angeles è come Milano, la Los Angeles di Bukowski. E così le sue visioni poetiche , sogni ad occhi aperti per tirare avanti, visioni nel deserto urbano di palazzi e automobili. Anche a me capita di andarmene in giro per strada e di gioire di una pozzanghera che fa da specchio ad un albero ingiallito dall'autunno come un vecchio saggio di una montagna che non c'è. Anche a me capita di osservare le case di mattoni rossi delle periferie ovest, come faceva Kerouac, scrittore filmico che filmava le scene nelle descrizioni dei suoi libri immortali, libri urbani. Come urbana è la natura di Bukowski. Bukowski non vi parlerà mai del fascino degli alberi, del fascino della natura. Prese a prestito questa attitudine urbana, quest'odio per la natura dalla lettura di Celine, uno dei suoi ispiratori. Sostanzialmente perché se non hai i soldi per uscire dalla tua condizione di emarginazione, quella condizione diventa la tua natura, e la odi ma a volte la ami , perché e lo sfondo in cui ti muovi. Lo stile , dice Bukowski, è il modo in cui nuoti nella merda, dal momento che tutti ne siamo immersi. Per cui anche la scatologia delle donne che orinano e ne ascolti il rumore di caduta nei water di lontani appartamenti di pareti scrostate in periferie scrostate sud del mondo in un mondo, gli Stati Uniti, che vende la sua immagine cartolinesca filmica newyorkese, finisce per avere una sua poesia. La poesia del suono, laddove fuori è traffico, smog, risse da bar, bottiglie rotte...



giovedì 7 novembre 2019

33

"Tod andava tra i 130 e i 135, serpeggiando dentro e fuori dal traffico. Nickey fumava una sigaretta rilassandosi dietro gli occhiali da sole. E' spuntato uno spinello. Helen ha declinato. Faceva caldo, la birra si beveva in fretta. Helen era rannicchiata nell'angolo del sedile posteriore e osservava il traffico. Tod ha alzato la radio e ci è arrivato il suono dalla cassa del sedile dietro. Ci ho buttato su il giubbotto chiedendo-la sapete quella del rospo con tre buchi del culo?
-No, ha detto Nickey
-be', ho detto,-pisciava da quei tre buchi perché la moglie gli aveva detto che non tollerava più cagate da parte sua, ahahahah"


"Sono arrivato troppo in anticipo in aeroporto, il volo poi è stato annunciato in ritardo ben due volte. Era comunque prima di mezzogiorno e stavo troppo male per bere. Continuavo a camminare su e giù per l'aeroporto, in attesa. Sono disgustato quasi da tutto, ma detesto profondamente gli aeroporti. Alla fine sono entrato in un bagno e ho defecato . (....)
Eccola là, sorridente. Mi sono avvicinato:-ciao Helen.
-Charles , ha detto lei.
Aveva solo il bagaglio a mano e siamo scesi con la scala mobile.
-Oh, adoro gli aeroporti, ha detto lei,-la gente è così ben vestita e affascinante..."

Taccuino di un allegro ubriacone

Bukowski umorista scatologico. Come quando, lo ripete in vari racconti, le sue donne gli dicono che lui è sposato con la bottiglia ...e lui replica dicendo che non è ha le prove che non è vero, provate a infilare un uccello nel collo di una bottiglia! Sarcasmo, spleen e male di vivere, combattuto con questo suo nichilismo comico nero...Incontra la compagna di un poeta suo amico defunto e il suo disgusto per la vita, più che disgusto il suo entusiasmo castrato dal disincanto della delusione delle "mazzate" che gli ha riservato la vita, viene fuori dicendo che odia gli aeroporti. Perché lo fanno sentire inadeguato. Perché pieni di gente "in tiro"...o perlomeno così dicono le apparenze di chi vive di apparenze e , nonostante sia vissuto affianco ad un "maledetto" tossico poeta anticonformista, ci casca in pieno...nel conformismo...scambiando l'eleganza del vestire con l'eleganza dell'anima, cui Bukowski è normalmente più legato. E questo suo disgusto per tutto, che non è reale, ma linguistico, lessicale, crea l'ennesima immagine fuori dalla banalità dozzinale del quotidiano della gente cosiddetta normale...ammesso che sia normale andare tutti i giorni otto ore in fabbrica e uscirsene col sorriso sulle labbra senza impazzire. E alla fine la descrizione del suo disgusto è catartica. Ti aiuta a sopportare meglio lo scorrere monotono della vita, della vita di chi ama la vita ed è deluso dal fatto che un giorno non ci sarà più niente. E niente è quello che hai vissuto!





sabato 22 giugno 2019

32

"Hemingway studiava le corride per la forma e il significato e il coraggio e la sconfitta e lo stile. Io vado agli incontri di pugilato e seguo le corse dei cavalli per la stessa ragione. Avverti una sensazione ai polsi alle spalle e alle tempie. C'è un certo modo di osservare e registrare che cresce nel verso e nella forma e nella atto e nel fatto e nel fiore, e nel cane che cammina , e nelle mutande sporche sotto il letto, e il ticchettio della macchina da scrivere mentre te ne stai lì seduto, quello è il grande suono, il più grande di tutto il mondo, quando butti giù il verso a modo tuo, nel modo giusto, e non c'è bella donna che regga al confronto, e niente che potresti dipingere o scolpire che regga il confronto, questa è l'arte suprema, riuscire a buttare giù la parola, e la ragione del coraggio sta tutta lì; è l'azzardo più grande mai inventato e non vincono in molti.
Qualcuno mi ha chiesto-Bukowski, se insegnassi in un corso di scrittura creativa, cosa chiederesti di fare?. Io gli ho risposto-li spedirei tutti all'ippodromo e li obbligherei a puntare 5 dollari su ogni corsa. Il coglione pensava che stessi scherzando. La razza umana è molto in gamba quando si tratta di tradire e ingannare o di cambiare casacca. Ciò che gli aspiranti scrittori devono fare è infilarsi in una zona franca dove non possono essere coinvolti in manipolazioni o giochi sporchi. Ecco perché certi gruppi di persone alle feste sono così disgustosi: tutta la loro invidia e piccolezza e falsità affiorano. Se vuoi scoprire chi sono i tuoi amici puoi fare due cose: invitali a una festa o vai in prigione. Scoprirai presto che di amici non ne hai."


Dal racconto sulla matematica del respiro e dello stile, tratto da "Taccuino di un vecchio ubriacone."


Un passo lungo in cui zio Buk ci dice tante cosa pregnanti. Ci illustra la sua ricetta per diventare scrittori. Ma dirò di più. La sua ricetta è universale. E' un insegnamento per diventare uomini o donne degni di essere vissuti. Dalle letture di Hemingway trasse molti insegnamenti. Prima di tutto lo stile , semplice e scorrevole che lo ha aiutato a esprimere concetti complessi riuscendo con la resa in termini o esempi semplici e divulgarli anche a persone tagliate fuori da studi e terminologie auliche che servono solo ad masturbazioni autocelebrative di chi le usa. Se scrivi o dici cosa difficili , delle due l'una, o vuoi fare colpo e di quello che scrivi o dici non ti importa nulla o non sei capace di divulgare a tutti quello che scrivi o dici. In questo secondo caso sei quando di più distante ci possa essere dall'essere un genio. Immergersi nel gorgo della vita, imparare ad osservare, descrivere mentalmente certuni individui e caratterizzarli, questa è l'essenza dell'artista. O delle essere umano completo e senziente. Anche quando leggi, ci vuol dire Bukowski, fai vivere quel che leggi. Usalo nella vita di tutti i giorni. Persino i vezzi , le pose dei personaggi, rivissuti da te in prima persona vengono a vita nuova , rilucono aiutandoti a capire te stesso e il mondo. E impara ad amare ciò che fai. Perché ciò che fai e come lo fai sono ciò che sei. Non importa se fai un lavoro che non ti piace , se fai una vita che non ti piace, se non ti piaci abbastanza. Imparare a guardare tutto questo con ironico distacco ti farà stare meglio. Zio Buk è un monaco taoista inconsapevole. Si può arrivare alle stesse conclusioni di millenni di dottrine avite anche conducendo una vita di esacerbanti stenti tra le pieghe dei quali cerchi di realizzare qualcosa per te stesso che ti faccia stare bene. Il feticismo del ticchettio della macchina da scrivere. Scrivere è autoanalisi. Scrivere ti scarica. E' catartico. Ti fa stare bene. Persino se scrivi dei tuo capo al lavoro insultandolo, il giorno dopo guarderai tutto sotto una diversa prospettiva. Hai lasciato la tua cattiveria sul foglio di carta scaricato dall'energia elettromagnetica delle dita sulla tastiera. Se vuoi scrivere davvero, ci dice Bukowski, non devi infilarti nel budello materno delle raccomandazioni letterarie. Se sei sincero con te stesso, non potrai mai sapere se il tuo successo è reale o manipolato. Le masse si bevono tutto. Si sono bevute guerre, carestie, disoccupazione, epidemie. E si sono bevute tutti i capri espiatori di quelle circostanze.

lunedì 3 giugno 2019

31

" Perché le donne dei poveri devono essere così brutte? Del resto che cosa c'era di giusto? C'era mai stata giustizia anche solo per un momento , per i pesci piccoli? Tutte quelle stronzate che gli davano a bere sulla democrazia e le pari opportunità , non servivano ad altro che a tenerli buoni, perché non bruciassero tutta la baracca. Certo una volta ogni tanto c'era qualcuno che riusciva a tirarsi fuori dalle macerie e a emergere. Ma per ognuno di questi ce n'erano centinaia di migliaia in mezzo a una strada, o in prigione, o in manicomio, o drogati, o sbronzi. E molti e molti di più che facevano lavori spregevoli e malpagati e buttavano via tutti gli anni della loro vita in cambio di pura e semplice sopravvivenza."


Quante verità in questo racconto dal titolo "Azione" tratto dalla raccolta "Niente canzoni d'amore". Il nostro amico Hank è amareggiato per se stesso. Ha visto scorrere via i migliori anni della sua vita riempiti di niente. Ha sofferto così tanto , nella sua vita, per non essersi sentito mai adeguato nei lavori che faceva per tirare avanti. Doveva farli per campare, non perché gli piacesse farli. Anche se svolgeva quei lavori al meglio delle sue possibilità, be', non andava mai bene, ai padroni delle "baracche". Ma non è che non andasse bene. Io lo capisco benissimo! Andava bene perché i lavori comunque venivano svolti e completati, ma non andavano bene perché nello svolgerli non ci metteva entusiasmo, non ci metteva  abbastanza zelo. E io so perché accadeva! Perché non concedeva tutto se stesso ma serbava sempre una parte di sé per se stesso. La propria anima. E sono cose che danno sui nervi a chi ti vuole sottomesso perché magari , perché, a sua volta, ha accettato di farlo. Si chiamano gerarchie. E in sovrappiù, il vecchio zio Hank, non era tipo che leccasse culi in giro. Non indulgeva in piaggerie, salamelecchi, inchini, prosternazioni...Tutti sappiamo come fare per arrivare in cima, avendo un po' di intelligenza e furbizia e capacità di recitazione. Ma c'è chi si vergognerebbe come un ladro nel farlo. Indipendentemente da cultura o ceto sociale d'appartenenza. E' qualcosa di genetico, credo. Non ce la fai e basta. E vedi passarti davanti mandrie di ignoranti , incapaci e incompetenti, che sanno bene come si lavora . Di lingua. E' amaro zio Buk in questo passo, ripeto. Ma come sempre spietatamente realistico. Smaschera senza mezzi termini l'ipocrisia di un sistema che ti fa credere di essere libero , di avere tutte le possibilità di arrivare ad essere ciò che vuoi. Mantenendoti sulla soglia di sopravvivenza...non sia mai tu possa diventare una scheggia impazzita e anzi fidando sulla tua buona educazione e sulla tua onestà. Parole che in questa società suonano come ormai quasi come ingiurie. E c'è da aggiungere che Bukowski stava qui parlando degli anni '50 negli Stati Uniti. Ma come vediamo tutti i giorni , ormai, ovunque nel mondo, persino ai giorni nostri, questa sorta di esperanto economico chiamato capitalismo, un sistema divenuto unico, sia quando diretto da Democratici Americani che anche quando gestito dal Partito Comunista Cinese, è il solo linguaggio che l'Umanità sembra comprendere. E si impara sopravvivendo!

giovedì 18 aprile 2019

30

"Tom guardò le ragazze messicane addette all'assemblaggio. Per lui erano tutte bellissime. Davano via il loro tempo e la loro vita a quello stupido lavoro sempre uguale, ma esse nondimeno riuscivano a tenere qualcosa per sé, qualche piccola cosa. Molte di loro si mettevano dei piccoli nastri nei capelli; blu, gialli, verdi, rossi...e si facevano anche dei piccoli scherzi fra loro e ridevano sempre. Avevano un coraggio immenso e una loro sapienza negli occhi."


Dal racconto "Giornata", della raccolta "Niente canzoni d'amore".


In questo passo si nota la grande vena poetica di Bukowski. Bukowski fece mille lavori per tirare avanti. E di tutte le esperienze nel mondo del lavoro, fece tesoro. Ne trasse degli insegnamenti di vita. I suoi compagni di lavoro, o di sventura, per via di un lavoro così mal  concepito, routinario e inumano, nel mondo capitalista, diventano i suoi eroi letterari. Immedesimandosi nelle vite operaie, empaticamente, riusciva a notare tutti quegli invisibili aspetti di resistenza umana, allo stress e all'insensato logorio di un lavoro che sottrae tempo alla vita, ai piaceri, agli amori, in altre parole al vivere compitamente.. E , notandoli, li faceva suoi. Per andare avanti. La vita sopravvive alla morte dei corpi e dell'anima imposta dalla schiavitù di un lavoro che si deve fare per sopravvivere. Per pagare bollette, affitti, tasse. Altri padroni. In attesa di una pensione, forse, che , se arriverà, sarà quando il tuo corpo e la tua mente saranno già bolliti. E non potrai più decidere di vivere una vita che non hai vissuto. Malinconico ma anche poetico, Bukowski.
Sono passi che si dovrebbero studiare nelle scuole dell'obbligo, per preparare i giovani alla vita ed a resistere in vita imparando a vivere anche quando senti che stai non vivendo rinchiuso in una fabbrica, in un magazzino, in un campo di pomodori, o in un turno di vigilanza notturna, così che si possa godere della poesia del silenzio della notte, quando metti sull'ultima saracinesca il bollino dell'Istituto di Vigilanza, ti scuoti dall'umido, ti fumi una sigaretta e sogni ad occhi aperti, mentre tutti intorno nei palazzi dormono senza sogni...
E qualcuno ancora si meraviglia come mai Bukowski continui anche da morto a conquistarsi schiere di lettori, per lo più, comuni, non intellettuali?



domenica 14 aprile 2019

29

"-Come va , Harry, chiese uno dei clienti.
-Si va avanti fra brividi e cacate, rispose Harry.
Harry si sentiva a disagio per McDuffy. Non lo salutava mai nessuno. McDuff era come un foglio di carta assorbente su una scrivania. Non si faceva notare. Non li colpiva per niente. Harry lo notavano perché era un barbone. Li faceva sentire superiori, e loro ne avevano bisogno. McDuff li faceva sentire mediocri, e quelli mediocri  lo erano già."
 Dal racconto Vita da barbone, del testo "Niente canzoni d'amore."


Emblematico questo passaggio. In questo racconto Bukowski ,che  vive ai margini della società , osserva il comportamento degli umani. Umani che sanno giudicare solo dalle apparenze. Harry alias Charles Bukowski , che per molti periodi della sua vita ha vissuto come un barbone, senza lavoro, ma neanche in cerca, intelligente e talentuoso, attende di decidere cosa fare del proprio futuro. Come tutte le persone di talento che non sono brave a brigare e leccare culi in cerca di lavoro, osserva su se stesso ,come usando una telecamera astrale , l'impatto che un individuo anticonvenzionale e antisociale ha su tutti gli altri. Sulla massa delle persone che si lasciano vivere nella propria mediocrità. In questo caso si osserva mentre entra in un bar dove trovarsi qualcosa da bere a scrocco-l'alcol  era all'epoca la droga dei poveri, lo stordimento degli ultimi-tramite qualcuno che gliel'offrirà per deriderlo e tirarsi in tal modo un po' su, per differenza con lui, rispetto alla propria esistenza media , mediocre, piatta e senza slanci vitali. Ride dentro di sé mentre osserva la condotta della gente che ha buttato via la propria vita, in un sistema come quello capitalista- e il sistema americano ne è la quintessenza-trovandosi a vivere appena sopra la soglia di povertà. Un sistema ben congegnato le cui catene di prigionia sono rappresentate dal timore che , saltando anche un solo salario mensile, ci si possa letteralmente ritrovare con il culo per terra, riducendosi a vivere come Harry-Bukowski. Come un barbone. Come l'ultimo gradino della scala sociale. Nessuno immagina che Harry-Bukowski sia in possesso di una interiorità ricca che si nutre di un anelito di libertà, di indipendenza, di dignità nel essere e restare umani. Paradigmatico, questo passaggio , anch'esso ricorrente in molti suoi scritti, di un'esistenza in cui la volontà di restare liberi e indipendenti, comporti , in termini pratici di sostentamento, una sofferenza indicibile. Ma se una persona come Bukowski, serba dentro sé questo tratto caratteriale-formatosi sui libri , mutuato dagli eroi della letteratura (Celine, Dostoevskij) da lui letti e saccheggiati nelle bibblioteche pubbliche- non potrà fare a meno di affrontare questa sofferenza , portandola alle estreme conseguenze. Non senza però, una massiccia dose di risate. Risate dell'assurdo, rivolte ad un mondo popolato di persone che hanno mandato navicelle nello spazio e non hanno ancora risolto il problema del traffico sulle tangenziali.

sabato 13 aprile 2019

28

"Ero in gamba. Sono in gamba. A volte mi guardavo le mani e capivo che avrei potuto essere un grande pianista, o qualcosa del genere. Ma in definitiva cos'hanno fatto queste mani? Mi hanno grattato le palle , compilato assegni , allacciato le scarpe, tirato sciacquoni, eccetera. Ho sprecato le mie mani e la mia mente."


Pulp


Caro zio Buk, quanto hai ragione! Ecco un altro dei tuoi leitmotiv: le mani da pianista!Da artista! Le mani come simbolo della creatività. Osservandosi le mani, Bukowski , è ricorrente nei suoi racconti, nei versi delle sue poesie, si ricorda di cosa ha dovuto fare per sbarcare il lunario nell'America "felice" del sogno americano. Le fabbriche, i magazzini, i mattatoi, le strade battute con le suole delle scarpe ridotte a seconda pelle...per sopravvivere in attesa del successo. Nemmeno , forse. In attesa di capire cosa poter fare della propria vita in questo mondo. Com'è noto Bukowski ha ottenuto un certo successo letterario superati i 50 anni d'età. Ma intanto ha sempre scritto. La scrittura, spesso a penna in stampatello su block notes di fortuna, lo ha tenuto in vita. Tanto che quando è arrivato, il successo, non glien'è importato più di tanto. L'atto di scrivere, di creare, lo ha tenuto in vita. Il successo, come avrebbe detto Pasolini, è l'altra faccia  della persecuzione. Il successo , per Bukowski, non è stato importante come si può credere. Proprio perché, guardandosi le mani, osservava lo spreco della sua esistenza. E', in un certo senso, anche un rimprovero a se stesso. Per non aver voluto osare arrischiarsi a fare l'artista sin da subito. Anche se senza fondi per sostenersi non è una passeggiata di salute. Ogni tanto , infatti, nei suoi scritti si lamenta di poeti e scrittori che hanno avuto successo dopo essere stati mantenuti per una vita da mamme, famiglie, mogli. Ma questi pensieri , sia pur ricorrenti, non generano in lui odio per quegli individui. Li commisera. Le mani di Bukowski, le mani da pianista, sono una dedica del nostro poeta contemporaneo preferito, a tutti quelli come me, come noi , che sentono di aver buttato la propria vita alle ortiche , per aver seguito le regole delle convenzioni sociali , per essersi sottomessi al sistema e per essere vissuti onesti e sinceri in un mondo dove questi concetti, come avrebbe detto Bukowski stesso, sono ritenuti PAROLACCE!

venerdì 12 aprile 2019

27

" In un certo senso mi persi. Cominciai a fissarla su per le gambe. Ero sempre stato il classico tipo 'da gambe'. Erano la prima cosa che avevo visto quando ero nato. Ma allora stavo cercando di uscire. Da quel momento in poi avevo cercato di darmi da fare nella direzione opposta, ma con scarsi risultati".


Pulp


Già. Bukowski e le donne. Bukowski e le gambe delle donne. E' sempre stato un feticismo ricorrente in molti suoi racconti . Le gambe delle donne che spuntano da sotto le loro gonne mentre escono da un'auto. Mentre si accavallano sedute sul divano. Con calze a rete spesso sdrucite, rotte, smagliate...L'immaginario erotico di Bukowski era vintage in epoca vintage , ma ha continuato ad essere vintage per sempre. Le gambe riuscivano sempre ad entusiasmarlo anche quando il resto non era granchè. Le gambe salvavano tutto. Gambe che terminavano con scarpe a tacco alto, ovviamente. Le gambe gli fornivano persino il carattere di una donna. Le gambe scoperte e la gonna erano "la femminilità". Poi tutto il resto, certo. Le gambe come parte del tutto che definisce il tutto. Le gambe sono democratiche: quelle delle donne ricche , di quelle ubriache o pazze incontrate nei bar, delle puttane di strada, delle vicine di case, delle mogli degli amici. In fondo la sessualità di Bukowski è semplice, popolare, segaiola, guardona. In tutte le donne, in sovrappeso, magari,  sfatte, alcolizzate, da lui incontrate, c'erano le gambe che le rendevano umane, approssimabili, e persino desiderabili. Persino le sue, di gambe, erano esaltanti. Gli piacevano. Le sue gambe lo costringevano a guardare in basso. Per timidezza, senso di vergogna, sicurezza del non doversi guardare allo specchio. Erano un talismano, per lui. Come se guardare le gambe gli impedisse di guardare il mondo. O, nello specchio, la sua faccia orripilata dal circostante, le facce false delle donne proprietarie di quelle gambe. In fondo le gambe non mentono mai!



lunedì 8 aprile 2019

26

"Entrai e mi sedetti  sullo sgabello. Venne da me il barista.
-Ciao Eddie, disse.
-Non sono Eddie, gli dissi.
-Sono io Eddie, disse.
-Non fare il furbo con me, gli dissi.
--Sei tu che lo fai, disse.
-Senti , barista. Io sono un uomo pacifico, piuttosto normale. Non annuso ascelle e non indosso biancheria intima femminile. Ma da qualsiasi parte io vada, c'è sempre qualcuno che mi stuzzica, che non mi dà pace. Perché?
-Perché, in qualche modo, te le tiri."


Pulp, Charles Bukowski


Bukowski mi assomiglia. A dire il vero assomiglia a tutte quelle persone che aspirano ad essere libere. Chi se ne sta tranquillo per i fatti suoi, non lecca il culo, né si lamenta, né deve socializzare per forza, infastidisce. La tranquillità altrui genera una sorta di invidia in chi evidentemente tranquillo non è ! Devono per forza inneggiare al mal comune mezzo gaudio. Devono scaricarti addosso le loro tensioni. Le loro frustrazioni. Non sanno vivere il proprio dolore in se stessi. Pensano che scaricarlo addosso agli altri li libererà un po' dal loro fardello. Bukowski in tutti i suoi racconti , nelle sue poesie, aspirava ad essere una persona tranquilla. Reagisce alle circostanze , reagisce alla vita ed al suo portato di tensioni. Uno i propri dolori privati ce li ha. Ma vuole viverli in privato. Ma non è possibile. C'è sempre qualcuno che viene a provocare. A stuzzicare. Che vuole un confronto. Una competizione. E ti lascerà in pace solo quando avrà la certezza che anche tu soffri. Che tu non te la sei sfangata dalla vita, nel lavoro, nelle strade, tutti i giorni in cui scendi nell'arena. E le ansie degli altri non riescono a non diventare le tue. Perché te le sparano addosso con la loro malevolenza. Se appari tranquillo, privo di tensioni, se te ne freghi dello stato, della politica, del calcio e della fica-fica intesa come sesso ambito e mai consumato, come succede all'uomo medio mondiale-diventi un individuo antisociale  e finisci, in tal modo, per sembrare un presuntuoso, uno che se la tira. E che può fare a meno degli altri. Con tutto il corteo dei loro problemi. Veri o presunti che siano. Ti costringono sempre a schierarti. I deboli si schierano con i più forti , senza capire che , in questo modo, soccomberanno come tutti gli altri . Se non prima. Bukowski ha sempre odiato i conformismi, le masse pecorecce che seguono il torrente. E questo lo ha portato spesso a prendere la parti , per reazione o per ostentata provocazione, persino con i cattivi. Perché i buoni non erano migliori di loro. O non potevano sfoderare una supposta superiorità morale. Ma una supposta e basta. Come quando a scuola, stanco della retorica nazionalista americana , si schierò con i nazisti, poco prima della guerra. Ma il suo era un modo per mandare a carte quarantotto i falsi buonismi di chi , deprecando patiboli altrui, si preparava a costruirne di nuovi. Sotto questo profilo Bukowski è stato un eretico. In scarsa ma buonissima compagnia: leggi Pasolini, leggi Henry Miller...

lunedì 11 febbraio 2019

25

"....non voglio essere il primo a mentire. Non so da dove mi venga questa cosa. Non sono religioso. Essere buono è meglio che essere qualsiasi altra cosa se c'è la possibilità di scelta. Non devi essere cristiano, non è un obbligo. Essere buoni e basta è un concetto semplice. Stanno tutti meglio quando sono buono."


Il sole bacia i belli, interviste, incontri, insulti. Charles Bukowski


Eccolo Bukowski. Bukowski ti spiazza sempre. Dal rissoso, polemico, negativo, nichilista , come spesso vuole apparire nei suoi racconti, in un'intervista viene invece fuori la sua vera natura. Bukowski è buono, ma diventa cattivo reagendo alle circostanze che gli accadono. La chiave di tutto il pensiero è "essere buono è meglio di essere qualsiasi altra cosa se c'è possibilità di scelta." A partire da un infanzia vissuta con un padre che gli proibiva di leggere (lo faceva di notte con una lucetta nascosto sotto le coperte, dopo "la dichiarazione di coprifuoco paterna), che lo picchiava e lo vessava umiliandolo. Perché non lo capiva. Non capiva che il valore di un essere umano non è dato dalla capacità di "fare soldi". No. Un essere umano ha molto di più da offrire. E' un essere unico di luce splendente che conserva delle zone d'ombra per i momenti di rottura. Non è necessario essere buoni, dice. Ma avverte, se ce n'è la possibilità. Una lezione alle migliaia di donna Prassede che popolano questo pianeta convinte che l'elemosina , a fronte di una immensa ricchezza da cui provengono, possa schiudere loro le porte del paradiso. E intanto incassano un sollazzo d'ego mica da ridere! Bukowski conosce l'essere umano, perciò lo odia. Perché sa che prima o poi mentirà, prima o poi farà qualcosa di cattivo. E la ruota nietzschiana dell'eterno ritorno lo porterà a compiere ad libitum, gli stessi errori. L'odio nei confronti della razza umana-"umanità mi stai sul cazzo. Ecco il mio motto dice in "Donne"-lo porta a stare sulla difensiva. Essere cattivi per reazione non è come esserlo in prima battuta. In quel caso non c'è cattiveria preventiva ma solo premeditata stupidità. Idiozia allo stato puro. Bukowski da ragazzo soffrì di una forma grave di acne che gli deturpò il viso. Non fu mai abile mai in nulla, baseball, football, scuola...anche nel fare a botte mirava al pareggio. E lo faceva se era costretto. Faceva a pugni con se stesso, con l'uomo che era in lui e non poteva fare a meno di menar le mani quando qualcuno lo costringeva. nei vicoli sul retro dei bar, ubriaco fradicio, con l'alcol a lenire le ferite della vita. Ci sono persone che bevono per non uccidere. Che si uccidono per non uccidere. Ecco in cosa consiste la bontà di Bukowski. E' autentica, priva di mediazioni. Molte donne gli hanno fatto del male e spesso è vissuto meglio con le puttane pazze alcolizzate, perché anch'esse  erano creature buone. Fragili, in definitiva. Mentre la maggior parte delle donne volevano soldi, posizione, successo e vita comoda, che per tutta la vita, Bukowski, non poteva avere neppure per sé. Voleva essere amato per quello che era. Un'artista per lungo tempo incompiuto. E in un mondo che non si accorge della tua arte, della tua intelligenza, del tuo senso dell'umorismo ( e Bukowski ne aveva da vendere), un mondo che valuta le persone per la loro capacità produttiva o per il saper stare al mondo col pelo sullo stomaco a spese degli altri (essendo persino , da carnefici, ammirati per questo), be', in un mondo così, sei costretto a volte a diventare cattivo. Si chiama sopravvivenza!

venerdì 25 gennaio 2019

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"Per me il sesso è come un tramezzino al burro di arachidi. Cosa credi che succeda quando la gente raggiunge una certa età e non è più possibile fare sesso? Non ami più quella persona? Cos'è questa grande menata del sesso? Tutto ruota intorno al sesso ? Non posso farmi un giro in bicicletta senza pensare al sesso? Sono una persona impura perché non penso al sesso? Ho la testa sbagliata perché il cinquanta per cento delle volte non mi viene duro? Non ho nulla contro del sano sesso ma credo che abbia assunto troppa importanza.
La gente pensa che io sia fissato con il sesso. Ho fatto sesso ed ho scritto bene su questo fare sesso, ma non significa che sia molto importante. (....) E' solo perché scrivo roba buona sul sesso , ma avrei potuto scriverla su come si cuociono le uova, però non l'ho fatto."


Il sole bacia i belli, Charles Bukowski


Eccolo ancora , il grande Hank. Ci spiazza ancora una volta. Ci vuol dire che il sesso dovrebbe essere una cosa normale, una cosa che si fa con la persona che ami ma anche solo per stare bene. Ma questo non vuol dire che il sesso sia tutto. Quasi infastidito dall'aver avuto successo fra molti suoi lettori per i suoi racconti sfacciati sul sesso, manifesta in queste righe di una famigerata intervista , tutto il suo disagio sull'identificazione tra il Bukowski scrittore e il Bukowski puttaniere e gran cerimoniere del sesso a gogò. Si fraintendono i suoi racconti. Il sesso è una delle sue metafore per raccontarci gli esseri umani. Ciò che emerge non è il sesso in sé, ma il fatto che il sesso sia caricato da un'aura di sacralità, santificato dai cosiddetti profeti della trasgressione, che tendono a renderlo religione. E quando qualcosa diventa religione, Bukowski insorge. Gli viene di passare al contrattacco. Quasi elogia il conformismo come forma di ribellione all'anticonformismo che dilagando in tracimazioni puerili e banali, diviene un nuovo e più potente conformismo. Bukowski è stato anni senza avere una donna e senza fare sesso. Ma ritiene questo aspetto casuale. Non era il momento. Doveva fare altro, vivere altro. Doveva tenere insieme tutto il suo essere. Il lavoro, la creazione artistica, la scrittura e trovare un posto nel mondo. Un mondo che lo riteneva un barbone, uno spodestato. Lo scrivere di sesso e l'avere successo per questo gli ha dato la misura dell'inconsistenza mentale degli esseri umani. Della maggior parte degli esseri umani. E' incazzato perché chi lo legge non capisce che il sesso è una metafora. E' tutto ciò che ruota intorno, l'uomo che si sente in obbligo di pensare al sesso e di praticarlo perché questa è l'ennesima stratificazione culturale e sociale di cui è vittima e non s'accorge d'esserlo. Tutto ciò lo deprime. Perché gli dà la misura che il suo lavoro sia limitato, che come scrittore venga messo ai margini. Che venga scambiato per uno scrittore scandaloso solo per le sue storielle sporche. E non perché antisistema. Qualsiasi sistema. Anche il sistema antisistema. Qualcuno accusa Bukowski di sessismo, di maschilismo , di machismo. Io trovo in queste poche righe l'essenza del Bukowski poetico. Che osa parlare di ciò di cui tutti parlano a sproposito e pensano a sproposito, del sesso, in definitiva, usando questa funzione fisiologica come tale quando è tale, come complementare ai sentimenti quando è tale anche in quel momento. E tutti gli esseri umani che non capiscono questa distinzione o, peggio, sognano l'amore quando invece stanno facendo sesso e il sesso quando stanno facendo l'amore, sono degli sconfitti. Perché come spesso accade non stanno vivendo pienamente le proprie vite.