venerdì 25 gennaio 2019

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"Per me il sesso è come un tramezzino al burro di arachidi. Cosa credi che succeda quando la gente raggiunge una certa età e non è più possibile fare sesso? Non ami più quella persona? Cos'è questa grande menata del sesso? Tutto ruota intorno al sesso ? Non posso farmi un giro in bicicletta senza pensare al sesso? Sono una persona impura perché non penso al sesso? Ho la testa sbagliata perché il cinquanta per cento delle volte non mi viene duro? Non ho nulla contro del sano sesso ma credo che abbia assunto troppa importanza.
La gente pensa che io sia fissato con il sesso. Ho fatto sesso ed ho scritto bene su questo fare sesso, ma non significa che sia molto importante. (....) E' solo perché scrivo roba buona sul sesso , ma avrei potuto scriverla su come si cuociono le uova, però non l'ho fatto."


Il sole bacia i belli, Charles Bukowski


Eccolo ancora , il grande Hank. Ci spiazza ancora una volta. Ci vuol dire che il sesso dovrebbe essere una cosa normale, una cosa che si fa con la persona che ami ma anche solo per stare bene. Ma questo non vuol dire che il sesso sia tutto. Quasi infastidito dall'aver avuto successo fra molti suoi lettori per i suoi racconti sfacciati sul sesso, manifesta in queste righe di una famigerata intervista , tutto il suo disagio sull'identificazione tra il Bukowski scrittore e il Bukowski puttaniere e gran cerimoniere del sesso a gogò. Si fraintendono i suoi racconti. Il sesso è una delle sue metafore per raccontarci gli esseri umani. Ciò che emerge non è il sesso in sé, ma il fatto che il sesso sia caricato da un'aura di sacralità, santificato dai cosiddetti profeti della trasgressione, che tendono a renderlo religione. E quando qualcosa diventa religione, Bukowski insorge. Gli viene di passare al contrattacco. Quasi elogia il conformismo come forma di ribellione all'anticonformismo che dilagando in tracimazioni puerili e banali, diviene un nuovo e più potente conformismo. Bukowski è stato anni senza avere una donna e senza fare sesso. Ma ritiene questo aspetto casuale. Non era il momento. Doveva fare altro, vivere altro. Doveva tenere insieme tutto il suo essere. Il lavoro, la creazione artistica, la scrittura e trovare un posto nel mondo. Un mondo che lo riteneva un barbone, uno spodestato. Lo scrivere di sesso e l'avere successo per questo gli ha dato la misura dell'inconsistenza mentale degli esseri umani. Della maggior parte degli esseri umani. E' incazzato perché chi lo legge non capisce che il sesso è una metafora. E' tutto ciò che ruota intorno, l'uomo che si sente in obbligo di pensare al sesso e di praticarlo perché questa è l'ennesima stratificazione culturale e sociale di cui è vittima e non s'accorge d'esserlo. Tutto ciò lo deprime. Perché gli dà la misura che il suo lavoro sia limitato, che come scrittore venga messo ai margini. Che venga scambiato per uno scrittore scandaloso solo per le sue storielle sporche. E non perché antisistema. Qualsiasi sistema. Anche il sistema antisistema. Qualcuno accusa Bukowski di sessismo, di maschilismo , di machismo. Io trovo in queste poche righe l'essenza del Bukowski poetico. Che osa parlare di ciò di cui tutti parlano a sproposito e pensano a sproposito, del sesso, in definitiva, usando questa funzione fisiologica come tale quando è tale, come complementare ai sentimenti quando è tale anche in quel momento. E tutti gli esseri umani che non capiscono questa distinzione o, peggio, sognano l'amore quando invece stanno facendo sesso e il sesso quando stanno facendo l'amore, sono degli sconfitti. Perché come spesso accade non stanno vivendo pienamente le proprie vite.

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