" In un certo senso mi persi. Cominciai a fissarla su per le gambe. Ero sempre stato il classico tipo 'da gambe'. Erano la prima cosa che avevo visto quando ero nato. Ma allora stavo cercando di uscire. Da quel momento in poi avevo cercato di darmi da fare nella direzione opposta, ma con scarsi risultati".
Pulp
Già. Bukowski e le donne. Bukowski e le gambe delle donne. E' sempre stato un feticismo ricorrente in molti suoi racconti . Le gambe delle donne che spuntano da sotto le loro gonne mentre escono da un'auto. Mentre si accavallano sedute sul divano. Con calze a rete spesso sdrucite, rotte, smagliate...L'immaginario erotico di Bukowski era vintage in epoca vintage , ma ha continuato ad essere vintage per sempre. Le gambe riuscivano sempre ad entusiasmarlo anche quando il resto non era granchè. Le gambe salvavano tutto. Gambe che terminavano con scarpe a tacco alto, ovviamente. Le gambe gli fornivano persino il carattere di una donna. Le gambe scoperte e la gonna erano "la femminilità". Poi tutto il resto, certo. Le gambe come parte del tutto che definisce il tutto. Le gambe sono democratiche: quelle delle donne ricche , di quelle ubriache o pazze incontrate nei bar, delle puttane di strada, delle vicine di case, delle mogli degli amici. In fondo la sessualità di Bukowski è semplice, popolare, segaiola, guardona. In tutte le donne, in sovrappeso, magari, sfatte, alcolizzate, da lui incontrate, c'erano le gambe che le rendevano umane, approssimabili, e persino desiderabili. Persino le sue, di gambe, erano esaltanti. Gli piacevano. Le sue gambe lo costringevano a guardare in basso. Per timidezza, senso di vergogna, sicurezza del non doversi guardare allo specchio. Erano un talismano, per lui. Come se guardare le gambe gli impedisse di guardare il mondo. O, nello specchio, la sua faccia orripilata dal circostante, le facce false delle donne proprietarie di quelle gambe. In fondo le gambe non mentono mai!
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