"Entrai e mi sedetti sullo sgabello. Venne da me il barista.
-Ciao Eddie, disse.
-Non sono Eddie, gli dissi.
-Sono io Eddie, disse.
-Non fare il furbo con me, gli dissi.
--Sei tu che lo fai, disse.
-Senti , barista. Io sono un uomo pacifico, piuttosto normale. Non annuso ascelle e non indosso biancheria intima femminile. Ma da qualsiasi parte io vada, c'è sempre qualcuno che mi stuzzica, che non mi dà pace. Perché?
-Perché, in qualche modo, te le tiri."
Pulp, Charles Bukowski
Bukowski mi assomiglia. A dire il vero assomiglia a tutte quelle persone che aspirano ad essere libere. Chi se ne sta tranquillo per i fatti suoi, non lecca il culo, né si lamenta, né deve socializzare per forza, infastidisce. La tranquillità altrui genera una sorta di invidia in chi evidentemente tranquillo non è ! Devono per forza inneggiare al mal comune mezzo gaudio. Devono scaricarti addosso le loro tensioni. Le loro frustrazioni. Non sanno vivere il proprio dolore in se stessi. Pensano che scaricarlo addosso agli altri li libererà un po' dal loro fardello. Bukowski in tutti i suoi racconti , nelle sue poesie, aspirava ad essere una persona tranquilla. Reagisce alle circostanze , reagisce alla vita ed al suo portato di tensioni. Uno i propri dolori privati ce li ha. Ma vuole viverli in privato. Ma non è possibile. C'è sempre qualcuno che viene a provocare. A stuzzicare. Che vuole un confronto. Una competizione. E ti lascerà in pace solo quando avrà la certezza che anche tu soffri. Che tu non te la sei sfangata dalla vita, nel lavoro, nelle strade, tutti i giorni in cui scendi nell'arena. E le ansie degli altri non riescono a non diventare le tue. Perché te le sparano addosso con la loro malevolenza. Se appari tranquillo, privo di tensioni, se te ne freghi dello stato, della politica, del calcio e della fica-fica intesa come sesso ambito e mai consumato, come succede all'uomo medio mondiale-diventi un individuo antisociale e finisci, in tal modo, per sembrare un presuntuoso, uno che se la tira. E che può fare a meno degli altri. Con tutto il corteo dei loro problemi. Veri o presunti che siano. Ti costringono sempre a schierarti. I deboli si schierano con i più forti , senza capire che , in questo modo, soccomberanno come tutti gli altri . Se non prima. Bukowski ha sempre odiato i conformismi, le masse pecorecce che seguono il torrente. E questo lo ha portato spesso a prendere la parti , per reazione o per ostentata provocazione, persino con i cattivi. Perché i buoni non erano migliori di loro. O non potevano sfoderare una supposta superiorità morale. Ma una supposta e basta. Come quando a scuola, stanco della retorica nazionalista americana , si schierò con i nazisti, poco prima della guerra. Ma il suo era un modo per mandare a carte quarantotto i falsi buonismi di chi , deprecando patiboli altrui, si preparava a costruirne di nuovi. Sotto questo profilo Bukowski è stato un eretico. In scarsa ma buonissima compagnia: leggi Pasolini, leggi Henry Miller...
Nessun commento:
Posta un commento