lunedì 3 giugno 2019

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" Perché le donne dei poveri devono essere così brutte? Del resto che cosa c'era di giusto? C'era mai stata giustizia anche solo per un momento , per i pesci piccoli? Tutte quelle stronzate che gli davano a bere sulla democrazia e le pari opportunità , non servivano ad altro che a tenerli buoni, perché non bruciassero tutta la baracca. Certo una volta ogni tanto c'era qualcuno che riusciva a tirarsi fuori dalle macerie e a emergere. Ma per ognuno di questi ce n'erano centinaia di migliaia in mezzo a una strada, o in prigione, o in manicomio, o drogati, o sbronzi. E molti e molti di più che facevano lavori spregevoli e malpagati e buttavano via tutti gli anni della loro vita in cambio di pura e semplice sopravvivenza."


Quante verità in questo racconto dal titolo "Azione" tratto dalla raccolta "Niente canzoni d'amore". Il nostro amico Hank è amareggiato per se stesso. Ha visto scorrere via i migliori anni della sua vita riempiti di niente. Ha sofferto così tanto , nella sua vita, per non essersi sentito mai adeguato nei lavori che faceva per tirare avanti. Doveva farli per campare, non perché gli piacesse farli. Anche se svolgeva quei lavori al meglio delle sue possibilità, be', non andava mai bene, ai padroni delle "baracche". Ma non è che non andasse bene. Io lo capisco benissimo! Andava bene perché i lavori comunque venivano svolti e completati, ma non andavano bene perché nello svolgerli non ci metteva entusiasmo, non ci metteva  abbastanza zelo. E io so perché accadeva! Perché non concedeva tutto se stesso ma serbava sempre una parte di sé per se stesso. La propria anima. E sono cose che danno sui nervi a chi ti vuole sottomesso perché magari , perché, a sua volta, ha accettato di farlo. Si chiamano gerarchie. E in sovrappiù, il vecchio zio Hank, non era tipo che leccasse culi in giro. Non indulgeva in piaggerie, salamelecchi, inchini, prosternazioni...Tutti sappiamo come fare per arrivare in cima, avendo un po' di intelligenza e furbizia e capacità di recitazione. Ma c'è chi si vergognerebbe come un ladro nel farlo. Indipendentemente da cultura o ceto sociale d'appartenenza. E' qualcosa di genetico, credo. Non ce la fai e basta. E vedi passarti davanti mandrie di ignoranti , incapaci e incompetenti, che sanno bene come si lavora . Di lingua. E' amaro zio Buk in questo passo, ripeto. Ma come sempre spietatamente realistico. Smaschera senza mezzi termini l'ipocrisia di un sistema che ti fa credere di essere libero , di avere tutte le possibilità di arrivare ad essere ciò che vuoi. Mantenendoti sulla soglia di sopravvivenza...non sia mai tu possa diventare una scheggia impazzita e anzi fidando sulla tua buona educazione e sulla tua onestà. Parole che in questa società suonano come ormai quasi come ingiurie. E c'è da aggiungere che Bukowski stava qui parlando degli anni '50 negli Stati Uniti. Ma come vediamo tutti i giorni , ormai, ovunque nel mondo, persino ai giorni nostri, questa sorta di esperanto economico chiamato capitalismo, un sistema divenuto unico, sia quando diretto da Democratici Americani che anche quando gestito dal Partito Comunista Cinese, è il solo linguaggio che l'Umanità sembra comprendere. E si impara sopravvivendo!

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