" Perché non te ne vai fuori dai piedi subito? le chiedevo. " Sono un barbone. Non riesco ad affrontare la vita. Non sono parte di niente. La vita mi fa paura. Sono un codardo, un disadattato. Cristo Santo, guardami. Chi mai assumerebbe uno con questo aspetto?"
"Non posso lasciarti, Hank. Mi sento più vicina a te che a qualsiasi altro uomo che abbia mai conosciuto. Sfonderai come scrittore, un giorno o l'altro, vedrai."
"Uno scrittore? E su cosa posso scrivere? Sulla carta igienica? E abbiamo quasi finito anche quella."
(...)
"Senti, Hank, la gente là fuori è una massa di cretini maledetti, subnormali e pazzi. Non essere troppo duro con te stesso."
"Ma, piccola, quei cretini maledetti e quei pazzi ci controllano."
Scrivo poesia solo per portarmi a letto le ragazze.
In questo passo illuminante, che Bukowski ha riprodotto come concetto di sottofondo collocandolo in mille altri contesti, viene fuori la dura verità delle nostre civiltà occidentali che si autodefiniscono avanzate. Gli uomini migliori, i più capaci, i meritevoli, i geni, gli ingegni sensibili, gli intelligenti, non hanno nessuna possibilità di emergere ai più alti livelli. Se non al servizio dei mediocri. Ai loro ordini. Le società occidentali organizzate che si percepiscono come evolute sono dirette da gente mediocre che utilizza la propria mediocre furbizia per prevalere sui capaci, sui preparati. Il professionismo è al servizio di chi non sa fare niente ma amministra il potere. Attenzione, molti potrebbero pensare che questa sia la più grande abilità. Ed è proprio per questo che l'uomo massa alimenta se stesso in forma di schiavitù perché accetta di essere comandato da gente come lui, in cui ammira, la spregiudicatezza. La capacità di farsi largo sfruttando le relazioni umane e piegandole al proprio volere recitando a soggetto. E non si ribella perchè spera un giorno di salire sul carro alato del comando a sua volta. Le persone sensibili, che hanno un animo poetico, umanistiche, portate alla riflessione e all'autonomia di pensiero, sono schiacciate in ogni modo. Oggi più che mai se nascesse un altro Leonardo Da Vinci lavorerebbe come cassiere all'Esselunga. Ma resterebbe lì, non vincerebbe "X Factor" come Giusy Ferreri. Paradossalmente epoche con sistemi di potere oligarchici che favorivano il mecenatismo, penso ai Medici, per esempio, hanno promosso lo sviluppo delle arti e della cultura molto più che le decantate democrazie: il regno delle possibilità dei furbi. Di questi tempi l'arte è denaro, moneta di scambio. Se un esportatore di pomodori pelati in Birmania decide che un quadro deve valere, paga una perizia ad un critico d'arte, il quale dice che quel quadro è arte e vale milioni di euro. Siamo tornati allo stadio di natura, siamo in un nuovo neolitico, dove il dominio degli esseri più forti è stabilito dalla scaltrezza e dalla spietatezza...tutte doti che una mente ingegnosa e filosofica non potrebbe possedere: perché li considererebbe difetti caratteriali, aspetti moralmente censurabili. Men che mai moralisticamente. I racconti di Bukowski, specie della sua infanzia, sono pieni di storie di ex compagni di scuola subnormali, obesi, brufolosi, inetti, inadeguati a fronteggiare il bullismo d'ogni tempo, che una volta diventati adulti, mettono a frutto questa enorme voglia di riscattarsi attraverso i soldi. Facendo soldi. Ma Bukowski non li invidia. Li commisera. Perché in cuor suo sa che sa vivere meglio l'uomo che ha la poesia dentro. E che se avesse i soldi, saprebbe come spenderli meglio di chi ne avesse l'abitudine a possederli.
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