domenica 21 ottobre 2018

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La roccia


Non dirò il nome del poeta
anche se le sue parole rosso sangue e cupe
mi hanno marchiato dentro
e lo fanno tuttora.
a mezz'età era diventato ed era rimasto completamente
recluso
non parlava con nessuno e lo vedevano in pochissimi.
i suoi lavori e la sua vita sembravano tutt'uno.


e' stato solo dopo la sua morte che ho letto la raccolta
delle lettere e in queste
si arruffianava con i vertici delle università e delle case
editrici.
una lettera via l'altra
zeppa di sottintesi
di pose artificiose
di deferenza e compromessi.


non sembra affatto lo stesso uomo
forse non lo era
ho pensato
magari qualcun altro
ha scritto quelle lettere


per lui
e in seguito sono state
pubblicate.


per dirla tutta, però, sapevo che le aveva scritte
lui.


come crollano presto i nostri miti
fino a quando
non ne rimane più neanche
uno.


Il canto dei folli II




Non ho capito , in questa poesia, il vecchio Hank, con chi ce l'abbia. Ma non importa. Mi interessa per il suo significato. Quante volte siamo stati delusi dai nostri eroi della letteratura? O dell'arte in generale? Ed è il motivo per cui sarebbe meglio non conoscere mai direttamente gli autori che ci sono piaciuti, che ci è piaciuto leggere e che ci hanno ispirato. Sotto questo profilo Bukowski, che nei suoi racconti lima le storie con una certa finzione letteraria, appare il più conforme a come potesse essere nella realtà. Ha imparato e assimilato una grandissima lezione di marketing, sia scientemente , sia subcoscientemente. Appare antisociale, scorbutico, una brutta persona, anche se mitiga con il sense of humor. In un certo senso sembra voler dire, intanto mi presento nel modo peggiore possibile, così dal vivo portò solo essere rivalutato. Ma non lo fa scientificamente. Lo fa istintivamente. Nessuno vuol essere impopolare, principalmente un'autore, uno scrittore, altrimenti chi compra i tuoi libri? Eppure al tempo stesso Bukowski non vuol rinunciare alla sua misantropia shopenahueriana di periferia. E stabilisce un patto d'acciaio con i suoi lettori. Mi state sul cazzo, dice loro. E molti di loro lo apprezzano. Non tanto per il masochismo intrinseco degli umani in generale, quanto perché la maggior parte della gente, principalmente i lettori di Bukowski, molti dei quali non sono affatto degli accademici , preferisce quelli che ti dicono la verità in faccia a quelli che ti accoltellano alle spalle dopo averti abbagliato con la lucentezza della porcellana dei propri sorrisi finti. E riverberandosi questo sua attitudine in letteratura Bukowski vuol restare puro. Essere giudicato per la bellezza, l'interesse, le graffiature, gli attacchi duri, le venature sardoniche, della sua scrittura, non perché è sceso a compromessi ingraziandosi editori, accademici o massmedia.  Sono sicuro che anche lui, in parte sia stato costretto a farlo. Ma c'è modo e modo di farlo. Si può scendere a compromessi, segnalare delle opere all'attenzione. Si chiama compromesso. Ma poi fare il diavolo a quattro perché siano pubblicate o premiate o spinte o sponsorizzate senza che chi le valuta non lo faccia con obbiettività ma per accondiscendenza compassionevole o peggio per ricambiare piaggerie ricevute, significa prostituirsi. E Bukowski non era il tipo. Tutta la sua opera lo dichiara. E la sua opera è la trascrizione più o meno fedele della sua vita. Ecco io amo Bukowski perché sono una persona che scrive con la stessa attitudine a non scendere a compromessi. O a farlo il meno possibile. Caratterialmente non sono portato ad autopromuovermi  o a costringere la gente ad organizzarmi presentazione. Alcuni possono pensare per un malcelato senso di superiorità o presunzione. Al contrario, è pudore, discrezione. Timore di apparire democristiano, monacale, cicisbeo. Certo voglio essere letto. Ma non mi piace questo do ut des letterario che vedo in giro. Questo nessuno fa niente per nessuno senza tornaconto. Scrivere un opera, leggerla e , se piace, promuoverla, dovrebbe essere l'essenza della promozione culturale di un paese civile e moderno. E invece siamo invasi da circoletti litigiosi pieni di letterati velleitari che si credono geni incompresi. E così come è la letteratura è la vita. Per questo Bukowski sarà sempre amato. Perché è un duro, una roccia, monolitico. Fermo sulle sue posizioni a costo di morire , a costo di fare la fame. Aspetta la morte. Ha scritto tutta la vita pensando che non sarebbe stato mai pubblicato. E quanta gioia gli ha dato la scrittura. Quello che lui chiamava il gioco della scrittura. Ma anche e soprattutto chi non scrive ma ne ama la lettura, è ispirato sul piano psicologico da Bukowski. E' un uomo imperituro. Le sue carni sono aggrappate a ganci da macellaio di principi inossidabili. Un verso di una sua poesia di cui non ricordo il titolo fa:" non ho vissuto molto a lungo, sono durato molto a lungo". Una frase in cui si racchiude un'intera esistenza.

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