" Perché non te ne vai fuori dai piedi subito? le chiedevo. " Sono un barbone. Non riesco ad affrontare la vita. Non sono parte di niente. La vita mi fa paura. Sono un codardo, un disadattato. Cristo Santo, guardami. Chi mai assumerebbe uno con questo aspetto?"
"Non posso lasciarti, Hank. Mi sento più vicina a te che a qualsiasi altro uomo che abbia mai conosciuto. Sfonderai come scrittore, un giorno o l'altro, vedrai."
"Uno scrittore? E su cosa posso scrivere? Sulla carta igienica? E abbiamo quasi finito anche quella."
(...)
"Senti, Hank, la gente là fuori è una massa di cretini maledetti, subnormali e pazzi. Non essere troppo duro con te stesso."
"Ma, piccola, quei cretini maledetti e quei pazzi ci controllano."
Scrivo poesia solo per portarmi a letto le ragazze.
In questo passo illuminante, che Bukowski ha riprodotto come concetto di sottofondo collocandolo in mille altri contesti, viene fuori la dura verità delle nostre civiltà occidentali che si autodefiniscono avanzate. Gli uomini migliori, i più capaci, i meritevoli, i geni, gli ingegni sensibili, gli intelligenti, non hanno nessuna possibilità di emergere ai più alti livelli. Se non al servizio dei mediocri. Ai loro ordini. Le società occidentali organizzate che si percepiscono come evolute sono dirette da gente mediocre che utilizza la propria mediocre furbizia per prevalere sui capaci, sui preparati. Il professionismo è al servizio di chi non sa fare niente ma amministra il potere. Attenzione, molti potrebbero pensare che questa sia la più grande abilità. Ed è proprio per questo che l'uomo massa alimenta se stesso in forma di schiavitù perché accetta di essere comandato da gente come lui, in cui ammira, la spregiudicatezza. La capacità di farsi largo sfruttando le relazioni umane e piegandole al proprio volere recitando a soggetto. E non si ribella perchè spera un giorno di salire sul carro alato del comando a sua volta. Le persone sensibili, che hanno un animo poetico, umanistiche, portate alla riflessione e all'autonomia di pensiero, sono schiacciate in ogni modo. Oggi più che mai se nascesse un altro Leonardo Da Vinci lavorerebbe come cassiere all'Esselunga. Ma resterebbe lì, non vincerebbe "X Factor" come Giusy Ferreri. Paradossalmente epoche con sistemi di potere oligarchici che favorivano il mecenatismo, penso ai Medici, per esempio, hanno promosso lo sviluppo delle arti e della cultura molto più che le decantate democrazie: il regno delle possibilità dei furbi. Di questi tempi l'arte è denaro, moneta di scambio. Se un esportatore di pomodori pelati in Birmania decide che un quadro deve valere, paga una perizia ad un critico d'arte, il quale dice che quel quadro è arte e vale milioni di euro. Siamo tornati allo stadio di natura, siamo in un nuovo neolitico, dove il dominio degli esseri più forti è stabilito dalla scaltrezza e dalla spietatezza...tutte doti che una mente ingegnosa e filosofica non potrebbe possedere: perché li considererebbe difetti caratteriali, aspetti moralmente censurabili. Men che mai moralisticamente. I racconti di Bukowski, specie della sua infanzia, sono pieni di storie di ex compagni di scuola subnormali, obesi, brufolosi, inetti, inadeguati a fronteggiare il bullismo d'ogni tempo, che una volta diventati adulti, mettono a frutto questa enorme voglia di riscattarsi attraverso i soldi. Facendo soldi. Ma Bukowski non li invidia. Li commisera. Perché in cuor suo sa che sa vivere meglio l'uomo che ha la poesia dentro. E che se avesse i soldi, saprebbe come spenderli meglio di chi ne avesse l'abitudine a possederli.
giovedì 25 ottobre 2018
domenica 21 ottobre 2018
20
La roccia
Non dirò il nome del poeta
anche se le sue parole rosso sangue e cupe
mi hanno marchiato dentro
e lo fanno tuttora.
a mezz'età era diventato ed era rimasto completamente
recluso
non parlava con nessuno e lo vedevano in pochissimi.
i suoi lavori e la sua vita sembravano tutt'uno.
e' stato solo dopo la sua morte che ho letto la raccolta
delle lettere e in queste
si arruffianava con i vertici delle università e delle case
editrici.
una lettera via l'altra
zeppa di sottintesi
di pose artificiose
di deferenza e compromessi.
non sembra affatto lo stesso uomo
forse non lo era
ho pensato
magari qualcun altro
ha scritto quelle lettere
per lui
e in seguito sono state
pubblicate.
per dirla tutta, però, sapevo che le aveva scritte
lui.
come crollano presto i nostri miti
fino a quando
non ne rimane più neanche
uno.
Il canto dei folli II
Non ho capito , in questa poesia, il vecchio Hank, con chi ce l'abbia. Ma non importa. Mi interessa per il suo significato. Quante volte siamo stati delusi dai nostri eroi della letteratura? O dell'arte in generale? Ed è il motivo per cui sarebbe meglio non conoscere mai direttamente gli autori che ci sono piaciuti, che ci è piaciuto leggere e che ci hanno ispirato. Sotto questo profilo Bukowski, che nei suoi racconti lima le storie con una certa finzione letteraria, appare il più conforme a come potesse essere nella realtà. Ha imparato e assimilato una grandissima lezione di marketing, sia scientemente , sia subcoscientemente. Appare antisociale, scorbutico, una brutta persona, anche se mitiga con il sense of humor. In un certo senso sembra voler dire, intanto mi presento nel modo peggiore possibile, così dal vivo portò solo essere rivalutato. Ma non lo fa scientificamente. Lo fa istintivamente. Nessuno vuol essere impopolare, principalmente un'autore, uno scrittore, altrimenti chi compra i tuoi libri? Eppure al tempo stesso Bukowski non vuol rinunciare alla sua misantropia shopenahueriana di periferia. E stabilisce un patto d'acciaio con i suoi lettori. Mi state sul cazzo, dice loro. E molti di loro lo apprezzano. Non tanto per il masochismo intrinseco degli umani in generale, quanto perché la maggior parte della gente, principalmente i lettori di Bukowski, molti dei quali non sono affatto degli accademici , preferisce quelli che ti dicono la verità in faccia a quelli che ti accoltellano alle spalle dopo averti abbagliato con la lucentezza della porcellana dei propri sorrisi finti. E riverberandosi questo sua attitudine in letteratura Bukowski vuol restare puro. Essere giudicato per la bellezza, l'interesse, le graffiature, gli attacchi duri, le venature sardoniche, della sua scrittura, non perché è sceso a compromessi ingraziandosi editori, accademici o massmedia. Sono sicuro che anche lui, in parte sia stato costretto a farlo. Ma c'è modo e modo di farlo. Si può scendere a compromessi, segnalare delle opere all'attenzione. Si chiama compromesso. Ma poi fare il diavolo a quattro perché siano pubblicate o premiate o spinte o sponsorizzate senza che chi le valuta non lo faccia con obbiettività ma per accondiscendenza compassionevole o peggio per ricambiare piaggerie ricevute, significa prostituirsi. E Bukowski non era il tipo. Tutta la sua opera lo dichiara. E la sua opera è la trascrizione più o meno fedele della sua vita. Ecco io amo Bukowski perché sono una persona che scrive con la stessa attitudine a non scendere a compromessi. O a farlo il meno possibile. Caratterialmente non sono portato ad autopromuovermi o a costringere la gente ad organizzarmi presentazione. Alcuni possono pensare per un malcelato senso di superiorità o presunzione. Al contrario, è pudore, discrezione. Timore di apparire democristiano, monacale, cicisbeo. Certo voglio essere letto. Ma non mi piace questo do ut des letterario che vedo in giro. Questo nessuno fa niente per nessuno senza tornaconto. Scrivere un opera, leggerla e , se piace, promuoverla, dovrebbe essere l'essenza della promozione culturale di un paese civile e moderno. E invece siamo invasi da circoletti litigiosi pieni di letterati velleitari che si credono geni incompresi. E così come è la letteratura è la vita. Per questo Bukowski sarà sempre amato. Perché è un duro, una roccia, monolitico. Fermo sulle sue posizioni a costo di morire , a costo di fare la fame. Aspetta la morte. Ha scritto tutta la vita pensando che non sarebbe stato mai pubblicato. E quanta gioia gli ha dato la scrittura. Quello che lui chiamava il gioco della scrittura. Ma anche e soprattutto chi non scrive ma ne ama la lettura, è ispirato sul piano psicologico da Bukowski. E' un uomo imperituro. Le sue carni sono aggrappate a ganci da macellaio di principi inossidabili. Un verso di una sua poesia di cui non ricordo il titolo fa:" non ho vissuto molto a lungo, sono durato molto a lungo". Una frase in cui si racchiude un'intera esistenza.
Non dirò il nome del poeta
anche se le sue parole rosso sangue e cupe
mi hanno marchiato dentro
e lo fanno tuttora.
a mezz'età era diventato ed era rimasto completamente
recluso
non parlava con nessuno e lo vedevano in pochissimi.
i suoi lavori e la sua vita sembravano tutt'uno.
e' stato solo dopo la sua morte che ho letto la raccolta
delle lettere e in queste
si arruffianava con i vertici delle università e delle case
editrici.
una lettera via l'altra
zeppa di sottintesi
di pose artificiose
di deferenza e compromessi.
non sembra affatto lo stesso uomo
forse non lo era
ho pensato
magari qualcun altro
ha scritto quelle lettere
per lui
e in seguito sono state
pubblicate.
per dirla tutta, però, sapevo che le aveva scritte
lui.
come crollano presto i nostri miti
fino a quando
non ne rimane più neanche
uno.
Il canto dei folli II
Non ho capito , in questa poesia, il vecchio Hank, con chi ce l'abbia. Ma non importa. Mi interessa per il suo significato. Quante volte siamo stati delusi dai nostri eroi della letteratura? O dell'arte in generale? Ed è il motivo per cui sarebbe meglio non conoscere mai direttamente gli autori che ci sono piaciuti, che ci è piaciuto leggere e che ci hanno ispirato. Sotto questo profilo Bukowski, che nei suoi racconti lima le storie con una certa finzione letteraria, appare il più conforme a come potesse essere nella realtà. Ha imparato e assimilato una grandissima lezione di marketing, sia scientemente , sia subcoscientemente. Appare antisociale, scorbutico, una brutta persona, anche se mitiga con il sense of humor. In un certo senso sembra voler dire, intanto mi presento nel modo peggiore possibile, così dal vivo portò solo essere rivalutato. Ma non lo fa scientificamente. Lo fa istintivamente. Nessuno vuol essere impopolare, principalmente un'autore, uno scrittore, altrimenti chi compra i tuoi libri? Eppure al tempo stesso Bukowski non vuol rinunciare alla sua misantropia shopenahueriana di periferia. E stabilisce un patto d'acciaio con i suoi lettori. Mi state sul cazzo, dice loro. E molti di loro lo apprezzano. Non tanto per il masochismo intrinseco degli umani in generale, quanto perché la maggior parte della gente, principalmente i lettori di Bukowski, molti dei quali non sono affatto degli accademici , preferisce quelli che ti dicono la verità in faccia a quelli che ti accoltellano alle spalle dopo averti abbagliato con la lucentezza della porcellana dei propri sorrisi finti. E riverberandosi questo sua attitudine in letteratura Bukowski vuol restare puro. Essere giudicato per la bellezza, l'interesse, le graffiature, gli attacchi duri, le venature sardoniche, della sua scrittura, non perché è sceso a compromessi ingraziandosi editori, accademici o massmedia. Sono sicuro che anche lui, in parte sia stato costretto a farlo. Ma c'è modo e modo di farlo. Si può scendere a compromessi, segnalare delle opere all'attenzione. Si chiama compromesso. Ma poi fare il diavolo a quattro perché siano pubblicate o premiate o spinte o sponsorizzate senza che chi le valuta non lo faccia con obbiettività ma per accondiscendenza compassionevole o peggio per ricambiare piaggerie ricevute, significa prostituirsi. E Bukowski non era il tipo. Tutta la sua opera lo dichiara. E la sua opera è la trascrizione più o meno fedele della sua vita. Ecco io amo Bukowski perché sono una persona che scrive con la stessa attitudine a non scendere a compromessi. O a farlo il meno possibile. Caratterialmente non sono portato ad autopromuovermi o a costringere la gente ad organizzarmi presentazione. Alcuni possono pensare per un malcelato senso di superiorità o presunzione. Al contrario, è pudore, discrezione. Timore di apparire democristiano, monacale, cicisbeo. Certo voglio essere letto. Ma non mi piace questo do ut des letterario che vedo in giro. Questo nessuno fa niente per nessuno senza tornaconto. Scrivere un opera, leggerla e , se piace, promuoverla, dovrebbe essere l'essenza della promozione culturale di un paese civile e moderno. E invece siamo invasi da circoletti litigiosi pieni di letterati velleitari che si credono geni incompresi. E così come è la letteratura è la vita. Per questo Bukowski sarà sempre amato. Perché è un duro, una roccia, monolitico. Fermo sulle sue posizioni a costo di morire , a costo di fare la fame. Aspetta la morte. Ha scritto tutta la vita pensando che non sarebbe stato mai pubblicato. E quanta gioia gli ha dato la scrittura. Quello che lui chiamava il gioco della scrittura. Ma anche e soprattutto chi non scrive ma ne ama la lettura, è ispirato sul piano psicologico da Bukowski. E' un uomo imperituro. Le sue carni sono aggrappate a ganci da macellaio di principi inossidabili. Un verso di una sua poesia di cui non ricordo il titolo fa:" non ho vissuto molto a lungo, sono durato molto a lungo". Una frase in cui si racchiude un'intera esistenza.
giovedì 18 ottobre 2018
19
" Non ci vedemmo per una settimana. Poi un pomeriggio ero da Lydia, sul letto, e ci baciavamo. Lydia si scostò.
-Non capisci niente di donne, eh?
-Che cosa vuoi dire?
-Voglio dire che basta leggere le tue poesie e i tupi racconti e si vede che non capisci niente di donne.
-Va avanti.
-Be', per piacermi un uomo deve leccarmi la fica. Hai mai leccato la fica?
-No.
-Hai più di cinquant'anni e non hai mai leccato la fica?
-No.
-E' troppo tardi.
-Non è mai troppo tardi.
Lydia si alzò e andò nell'altra stanza. tornò con una matita e un pezzo di carta.
-Ora stammi bene a sentire, voglio farti vedere una cosa.
Cominciò a disegnare-ora questa è una fica, e qui c'è qualcosa di cui tu probabilmente non hai mai sentito parlare...la clitoride. E' il punto più sensibile. la clitoride si nasconde, capisci, ma ogni tanto viene fuori, è rosa e molto sensibile. A volte si nasconde, e bisogna cercarla, basta sfiorarla con la punta della lingua..."
Tratto da "Donne".
Che cosa deduciamo da questo brano? In primo luogo mi congratulo con i traduttori per aver usato il termine "fica" e non il milanesizzato e inflazionato da traduttori milanocentrici italiani "figa". FICA è corretto! In secondo luogo Bukowski è uno scrittore che parla molto di sesso e molto spesso non piace alle donne per questa sua fissa per il sesso. In realtà uno non deve scrivere in funzione di ciò che vuol essere letto e Bukowski è libero in questi suoi intendimenti letterari. Ma in questo brano, permettetemi di dire, applica uno dei suoi mantra più famosi, cardine del suo stile di scrittura:" il genio è esprimere con parole semplici concetti complessi"...e lo applica all'educazione sessuale. Si immola a uomo immaturo sempliciotto e inesperto per la SCIENZA! Quanti tomi di Moravia o Philip Roth avremmo dovuto leggere in manieristici tergiversare linguistici per giungere alla semplice geniale descrizione di questo incredibile narratore? Bukowski in mezza pagina fa a pezzi duecen'anni di psicanalisi , i miti greci, e varia letteratura d'accatto contemporanea con sfumature varie di grigio o altre cromie. Con semplicità, in modo elementare, fa spiegare alla sua donna del momento che una donna vuol godere dei piaceri del sesso esattamente come un uomo e , anzi, che ne ha tutto il diritto!
E mette in ridicolo se stesso in quanto uomo medio americano dell'impero occidentale cui nessuno ha mai spiegato e svelato l'esistenza DELLA CLITORIDE. E' letteratura contemporanea, esplicita, iperealistica. Chi la ritiene oscena o chi considera Bukowski un maschilista non ha mai letto approfonditamente questo autore e non ha mai voluto leggere tra le righe di quello che ha voluto veramente dire. Più che quel che dice di Bukowski, e badate, è un'arte anche questa, viene fuori il "non detto". Bukowski vuole che il lettore si senta ridicolo ridicolizzando se stesso. Ma assolve se stesso perché è vittima di un sistema di valori che la società in cui è vissuto, in tutte le sue articolazioni, famiglia, chiesa, università e società-e l'America è stata sempre il tempio del puritanesimo protestante-gli ha inculcato si da piccolo. Persino nei film porno di quell'epoca e spesso anche contemporanei, gli attori non perdono tempo nell'indulgere nella suddetta pratica sessuale. Perché non corrisponde all'immaginario sessuale machista di cui siamo da sempre intrisi! E , in ultimo: Bukowski non si vergogna di apparire l'uomo medio di cultura sessuale mediocre. Perché non si nasconde. Se ne vergogna sommessamente.
-Non capisci niente di donne, eh?
-Che cosa vuoi dire?
-Voglio dire che basta leggere le tue poesie e i tupi racconti e si vede che non capisci niente di donne.
-Va avanti.
-Be', per piacermi un uomo deve leccarmi la fica. Hai mai leccato la fica?
-No.
-Hai più di cinquant'anni e non hai mai leccato la fica?
-No.
-E' troppo tardi.
-Non è mai troppo tardi.
Lydia si alzò e andò nell'altra stanza. tornò con una matita e un pezzo di carta.
-Ora stammi bene a sentire, voglio farti vedere una cosa.
Cominciò a disegnare-ora questa è una fica, e qui c'è qualcosa di cui tu probabilmente non hai mai sentito parlare...la clitoride. E' il punto più sensibile. la clitoride si nasconde, capisci, ma ogni tanto viene fuori, è rosa e molto sensibile. A volte si nasconde, e bisogna cercarla, basta sfiorarla con la punta della lingua..."
Tratto da "Donne".
Che cosa deduciamo da questo brano? In primo luogo mi congratulo con i traduttori per aver usato il termine "fica" e non il milanesizzato e inflazionato da traduttori milanocentrici italiani "figa". FICA è corretto! In secondo luogo Bukowski è uno scrittore che parla molto di sesso e molto spesso non piace alle donne per questa sua fissa per il sesso. In realtà uno non deve scrivere in funzione di ciò che vuol essere letto e Bukowski è libero in questi suoi intendimenti letterari. Ma in questo brano, permettetemi di dire, applica uno dei suoi mantra più famosi, cardine del suo stile di scrittura:" il genio è esprimere con parole semplici concetti complessi"...e lo applica all'educazione sessuale. Si immola a uomo immaturo sempliciotto e inesperto per la SCIENZA! Quanti tomi di Moravia o Philip Roth avremmo dovuto leggere in manieristici tergiversare linguistici per giungere alla semplice geniale descrizione di questo incredibile narratore? Bukowski in mezza pagina fa a pezzi duecen'anni di psicanalisi , i miti greci, e varia letteratura d'accatto contemporanea con sfumature varie di grigio o altre cromie. Con semplicità, in modo elementare, fa spiegare alla sua donna del momento che una donna vuol godere dei piaceri del sesso esattamente come un uomo e , anzi, che ne ha tutto il diritto!
E mette in ridicolo se stesso in quanto uomo medio americano dell'impero occidentale cui nessuno ha mai spiegato e svelato l'esistenza DELLA CLITORIDE. E' letteratura contemporanea, esplicita, iperealistica. Chi la ritiene oscena o chi considera Bukowski un maschilista non ha mai letto approfonditamente questo autore e non ha mai voluto leggere tra le righe di quello che ha voluto veramente dire. Più che quel che dice di Bukowski, e badate, è un'arte anche questa, viene fuori il "non detto". Bukowski vuole che il lettore si senta ridicolo ridicolizzando se stesso. Ma assolve se stesso perché è vittima di un sistema di valori che la società in cui è vissuto, in tutte le sue articolazioni, famiglia, chiesa, università e società-e l'America è stata sempre il tempio del puritanesimo protestante-gli ha inculcato si da piccolo. Persino nei film porno di quell'epoca e spesso anche contemporanei, gli attori non perdono tempo nell'indulgere nella suddetta pratica sessuale. Perché non corrisponde all'immaginario sessuale machista di cui siamo da sempre intrisi! E , in ultimo: Bukowski non si vergogna di apparire l'uomo medio di cultura sessuale mediocre. Perché non si nasconde. Se ne vergogna sommessamente.
sabato 13 ottobre 2018
18
"-Sei stato sotto le armi?
A quella domanda sembrò che il bar piombasse in un profondo silenzio.
-Vuoi sapere se ho fatto il soldato?
-Sì.
-No.
-Qua dentro siamo stati tutti sotto le armi , a parte Microbo. E' troppo piccolo.
Harry non disse niente.
(....)
-Com'è che non l'hai fatto?
-Non so, devo essere capitato in un momento di stanca fra la Corea e il Vietnam. Non avevo mai l'età giusta. Ma poi...frega qualcosa?
Il ventre del barista abbandonò il banco. Si tirò su quasi dritto.
-Ehi , ragazzi, disse ad alta voce, QUA C'è UNO CHE DICE CHE TUTTE LE GUERRE CHE ABBIAMO COMBATTUTO NON FREGANO NIENTE!
-Ha una sgnacchera al posto del cervello, disse una delle magliette bianche.
-D'accordo, disse Harry, vado via."
Confessioni di un codardo
Bukowski ha raccontato l'episodio del congedo quando fu chiamato per la visita per prestare servizio militare in mille modi e in molte salse e dappertutto nei suoi libri di racconti e poesie. Ma non vuole attribuire un significato particolare alla cosa. Sicuramente è un episodio da annettere nel curriculum della sua filosofia di vita..."Il codardo è uno che prevede il futuro, il coraggioso è uno privo di immaginazione", è una delle sue frasi cardine. Ma anche in questo caso è una difesa d'ufficio della viltà dell'uomo fragile, dell'uomo medio che non ha mezzi per farsi largo nella società o che non ha abbastanza pelo sullo stomaco. Che poi, parliamoci chiaro, sono tutte doti esistenzialmente positive, per quanto mi concerne. Meglio un buono soccombente che un cattivo vincente. Che monotonia! Cosa c'è di esaltante nella vittoria facile di chi ha ogni mezzo per vincere? Niente! Quando quelle rare volte vince chi non ha alcun mezzo, be', credetemi, è una vittoria che vale doppio. E che vale la pena di essere raccontata e presa ad esempio! Ma tornando a Buk. Bukowski fu congedato. Racconta gustosamente in molti suoi libri che finì a colloquio dallo psichiatra. La qual cosa mi fa sorridere, perché anch'io dopo i test di attitudine per il concorso di Ufficiale di Complemento, finii dallo psichiatra. Poi però a me mi presero lo stesso. E dovetti servire la patria per 18 mesi: uno stipendio da nababbo per non fare assolutamente niente. Una specie di Reddito di Cittadinanza anticipato! Bukowski invece finì dallo psichiatra perché, tra le altre cose disse che non vedeva motivo di sparare sui vietnamiti, che in fondo a lui non avevano fatto niente. Il che ricorda in qualche modo le dichiarazione succosamente provocatorie di Mohamed Ali allorché si rifiutò di andare a combattere in Vietnam: "la mia coscienza non mi permette di andare a sparare a mio fratello o a qualsiasi altra persona con la pelle più scura o a gente povera e affamata nel fango per la grande e potente America. E sparargli per cosa? Non mi hanno mai chiamato negro, non mi hanno mai linciato, non mi hanno mai attaccato con i cani, non mi hanno mai privato della mia nazionalità, stuprato o ucciso mia madre o mio padre. Sparargli per cosa? Come posso sparare a quelle povere persone? Allora mettetemi in galera!"
Ma non c'è niente di politico di "no peace mouvement" in questa sua posizione. Eppure al tempo stesso c'è. Ed è apoliticamente dirompente. Perché non può essere messa nell'angolo della faziosità. Dietro lo steccato del fronte opposto politicamente etichettabile. Questa è una delle doti più interessanti di Buk. Il quale, sulla politica, non prende mai una posizione netta indossando la maglia di un partito, anche se si capisce bene da che parte stia. Ma non si rende mai antipatico alla parte politica avversa alle sue idee. Il che spiega molte cose. Spiega per esempio che spesso le idee sono le etichette delle scatole di pomodori pelati o di omogeneizzati che vengono venduti a famiglie ignare, da parti avverse, senza che nessuno si preoccupi che vengano o meno assemblate e prodotte in aree inquinate.
A quella domanda sembrò che il bar piombasse in un profondo silenzio.
-Vuoi sapere se ho fatto il soldato?
-Sì.
-No.
-Qua dentro siamo stati tutti sotto le armi , a parte Microbo. E' troppo piccolo.
Harry non disse niente.
(....)
-Com'è che non l'hai fatto?
-Non so, devo essere capitato in un momento di stanca fra la Corea e il Vietnam. Non avevo mai l'età giusta. Ma poi...frega qualcosa?
Il ventre del barista abbandonò il banco. Si tirò su quasi dritto.
-Ehi , ragazzi, disse ad alta voce, QUA C'è UNO CHE DICE CHE TUTTE LE GUERRE CHE ABBIAMO COMBATTUTO NON FREGANO NIENTE!
-Ha una sgnacchera al posto del cervello, disse una delle magliette bianche.
-D'accordo, disse Harry, vado via."
Confessioni di un codardo
Bukowski ha raccontato l'episodio del congedo quando fu chiamato per la visita per prestare servizio militare in mille modi e in molte salse e dappertutto nei suoi libri di racconti e poesie. Ma non vuole attribuire un significato particolare alla cosa. Sicuramente è un episodio da annettere nel curriculum della sua filosofia di vita..."Il codardo è uno che prevede il futuro, il coraggioso è uno privo di immaginazione", è una delle sue frasi cardine. Ma anche in questo caso è una difesa d'ufficio della viltà dell'uomo fragile, dell'uomo medio che non ha mezzi per farsi largo nella società o che non ha abbastanza pelo sullo stomaco. Che poi, parliamoci chiaro, sono tutte doti esistenzialmente positive, per quanto mi concerne. Meglio un buono soccombente che un cattivo vincente. Che monotonia! Cosa c'è di esaltante nella vittoria facile di chi ha ogni mezzo per vincere? Niente! Quando quelle rare volte vince chi non ha alcun mezzo, be', credetemi, è una vittoria che vale doppio. E che vale la pena di essere raccontata e presa ad esempio! Ma tornando a Buk. Bukowski fu congedato. Racconta gustosamente in molti suoi libri che finì a colloquio dallo psichiatra. La qual cosa mi fa sorridere, perché anch'io dopo i test di attitudine per il concorso di Ufficiale di Complemento, finii dallo psichiatra. Poi però a me mi presero lo stesso. E dovetti servire la patria per 18 mesi: uno stipendio da nababbo per non fare assolutamente niente. Una specie di Reddito di Cittadinanza anticipato! Bukowski invece finì dallo psichiatra perché, tra le altre cose disse che non vedeva motivo di sparare sui vietnamiti, che in fondo a lui non avevano fatto niente. Il che ricorda in qualche modo le dichiarazione succosamente provocatorie di Mohamed Ali allorché si rifiutò di andare a combattere in Vietnam: "la mia coscienza non mi permette di andare a sparare a mio fratello o a qualsiasi altra persona con la pelle più scura o a gente povera e affamata nel fango per la grande e potente America. E sparargli per cosa? Non mi hanno mai chiamato negro, non mi hanno mai linciato, non mi hanno mai attaccato con i cani, non mi hanno mai privato della mia nazionalità, stuprato o ucciso mia madre o mio padre. Sparargli per cosa? Come posso sparare a quelle povere persone? Allora mettetemi in galera!"
Ma non c'è niente di politico di "no peace mouvement" in questa sua posizione. Eppure al tempo stesso c'è. Ed è apoliticamente dirompente. Perché non può essere messa nell'angolo della faziosità. Dietro lo steccato del fronte opposto politicamente etichettabile. Questa è una delle doti più interessanti di Buk. Il quale, sulla politica, non prende mai una posizione netta indossando la maglia di un partito, anche se si capisce bene da che parte stia. Ma non si rende mai antipatico alla parte politica avversa alle sue idee. Il che spiega molte cose. Spiega per esempio che spesso le idee sono le etichette delle scatole di pomodori pelati o di omogeneizzati che vengono venduti a famiglie ignare, da parti avverse, senza che nessuno si preoccupi che vengano o meno assemblate e prodotte in aree inquinate.
giovedì 11 ottobre 2018
17
" Il vero casino della vita, pensò, era dover fare i conti con i problemi altrui. I problemi degli altri ti possono logorare: restano sempre coinvolti in incidenti stradali, o ammattiscono o si dimenticano di pagare l'affitto, o lasciano il burro fuori dal frigo, soffrono d'insonnia oppure-se dormono-fanno dei brutti sogni. E non considerano mai il fatto che anche tu hai le tue rogne da grattarti. Ah be'..."
Confessioni di un codardo
Altra perla di saggezza. Vampiri energetici, li potremmo chiamare, misters e misses "lamento". E' un tratto caratteriale spesso molto diffuso tra la gente. Quell'umanità come entità astratta che presa universalmente Bukowski odia. La massa, il gregge, potremmo dire nicianamente. E per lo più di tratta di questioni di poco conto, bagatelle da niente che turbano i sogni di non ha veramente patito nulla nella vita. E ,però , che fastidio sentirli ciarlarti in faccia di problemi che per LORO sono insormontabili. Mi ricordo una volta, vendevo cucine e una cliente si lamentò perché un forno a cui teneva non era più in produzione. "E adesso come faccio?", piagnucolava. "Mi avete messo nei guai", aggiunse, addirittura. Ed è proprio perché intriso di quell'ironia cinica bukowskiana che mi sentii di risponderle:" signora, ogni giorno nel mondo muoiono di fame dieci milioni di bambini".
" E questo cosa ha a che vedere con me?".
"Con lei niente, ma credo che se prendesse un altro tipo di forno, un forno con le stesse caratteristiche potrà continuare a fare le sue cazzo di torte in santa pace", dissi.
Mi andò bene. La maggior parte di queste persone sono tipi da andare a parlare con i tuoi "Responsabili", come amano chiamarli anche loro, per denunciare la tua maleducazione. La tua oscenità. Ma non accadde. Mi venne in mente il colonnello Kurtz in Apocalypse Now:" noi addestriamo dei giovani a scaricare napalm sulla gente, ma i loro comandanti non gli permettono di scrivere -cazzo- sui loro aerei perché è osceno".
Confessioni di un codardo
Altra perla di saggezza. Vampiri energetici, li potremmo chiamare, misters e misses "lamento". E' un tratto caratteriale spesso molto diffuso tra la gente. Quell'umanità come entità astratta che presa universalmente Bukowski odia. La massa, il gregge, potremmo dire nicianamente. E per lo più di tratta di questioni di poco conto, bagatelle da niente che turbano i sogni di non ha veramente patito nulla nella vita. E ,però , che fastidio sentirli ciarlarti in faccia di problemi che per LORO sono insormontabili. Mi ricordo una volta, vendevo cucine e una cliente si lamentò perché un forno a cui teneva non era più in produzione. "E adesso come faccio?", piagnucolava. "Mi avete messo nei guai", aggiunse, addirittura. Ed è proprio perché intriso di quell'ironia cinica bukowskiana che mi sentii di risponderle:" signora, ogni giorno nel mondo muoiono di fame dieci milioni di bambini".
" E questo cosa ha a che vedere con me?".
"Con lei niente, ma credo che se prendesse un altro tipo di forno, un forno con le stesse caratteristiche potrà continuare a fare le sue cazzo di torte in santa pace", dissi.
Mi andò bene. La maggior parte di queste persone sono tipi da andare a parlare con i tuoi "Responsabili", come amano chiamarli anche loro, per denunciare la tua maleducazione. La tua oscenità. Ma non accadde. Mi venne in mente il colonnello Kurtz in Apocalypse Now:" noi addestriamo dei giovani a scaricare napalm sulla gente, ma i loro comandanti non gli permettono di scrivere -cazzo- sui loro aerei perché è osceno".
16
" Voglio dire, ci sono delle donne che possono allocchire gli uomini senza dire niente, senza muoversi, senza domandare...gli basta stare lì, e gli uomini si sentiranno come dei maledetti fessi e okay non c'è storia. Quella era una donna così. Alzai gli occhi dal mio bicchiere come se me ne fregassi bellamente e lei fosse una qualunque , e io fossi uno che non ha più niente da chiedere (il che era vero, a essere sinceri) e dissi-come ti è andata coi pony, ultimamente.
-Mica male.
Mi aspettavo una risposta diversa, non so cosa. Ma -mica male-non mi dispiacque."
Tratto da "Confessioni di un codardo".
E' uno dei tanti passi in cui Bukowski ci spiega la sua arte seduttoria, se così vogliamo dire. Bukowski è un timido, non si sente adeguato, vive in un mondo dove l'apparenza è tutto e se è vero, come è vero, che gli uomini, tutti gli uomini, sognano la donna oggetto di desiderio, sanno anche che questo "articolo" aderisce perfettamente come carta moschicida al possesso di denaro. E' una visione cinica, forse un po' semplicistica, ma c'è del vero. Bukowski vive la propria maturità in anni in cui è squattrinato, vive di espedienti cercando fortuna negli ippodromi. Ma è un uomo intelligente. Elabora strategie di sopravvivenza. Pensa a come fare per avere tutto quello che hanno gli altri, gli "adeguati alle circostanze" senza averne i mezzi o con pochi mezzi. E con le donne, essendo timido e squattrinato, punta sulla finta indifferenza e sul senso dell'umorismo. A volte demenziale, a volte urticante e intriso di umorismo nero, sempre cinico, ma anche indiscutibilmente catartico. Per se stessi, per chi lo esercita. E ci vede bene quando pensa che una donna davanti a legioni di uomini sbavanti, per contrasto, resterà incuriosita dall'uomo che sembra non desiderarle. Perché sembra bastante a se stesso. E questo innervosisce, certe donne che sono abituate ad essere corteggiate. Fingere di ignorarle, senza palesare però un distacco o un disprezzo eccessivo, che scadrebbe nel patologico e finirebbe per farti finire nel dimenticatoio degli esseri "soprammobili", uomini che non destano interesse. Bukowski sembra voler dire che gli uomini che interessano alle donne, ad alcune donne, o sono molto ricchi o poveri in canna. E se sei povero in canna devi ingegnarti. E comunque è vero, 8 su 10 una donna che sa di essere bella che non viene considerata, non come fanno tutti , quelli che ci devono provare comunque, resta incuriosita da un uomo che sta sulle sue. E che comunque non cela la sua parte seduttiva. Sì, d'accordo, poi magari quelle donne finiscono con lo scegliere la solidità finanziaria di un bel conto in banca o di un uomo in carriera. E potrebbe anche finire per amarlo, col tempo, in definitiva. Ma gli uomini con troppi soldi sono noiosi. E persino Bukowski, quando diviene uno scrittore di successo sta bene attento a non inebriarsi troppo di denaro e celebrità. Perché sa che sono trappole. Ameremo sempre Bukowski, perché ha dato voce a quello che abbiamo da dire con la pancia e lo ha modellato in forma di letteratura. Ameremo sempre quel suo statico starsene sulle sue e reagire alla circostanze della vita, di volta in volta, impulsivamente. Ameremo sempre il suo piangersi addosso , quel suo pianto che ci dà l'idea di essere una risata al contrario.
Io stesso ho conquistato quelle poche o molte donne con cui sono stato considerandomi normale. né inferiore né superiore a nessuno. Solo me stesso. Non prendendomi sul serio ma ridendo di quelli che si fanno scopare dal proprio ego senza preservativo. Diavolo di un vecchio Buk, ci hai insegnato anche questo. Un buon scrittore è come un vecchio che ha sempre qualcosa a dire, nel raccontare se stesso e la sua storia. E quando predi un libro di Bukowski in mano, potresti rileggerlo 100 volte, riesce sempre a tirati su. Niente tira meglio su di uno sconfitto che ce l'ha fatta. E si comporta come se non ce l'avesse fatta.
-Mica male.
Mi aspettavo una risposta diversa, non so cosa. Ma -mica male-non mi dispiacque."
Tratto da "Confessioni di un codardo".
E' uno dei tanti passi in cui Bukowski ci spiega la sua arte seduttoria, se così vogliamo dire. Bukowski è un timido, non si sente adeguato, vive in un mondo dove l'apparenza è tutto e se è vero, come è vero, che gli uomini, tutti gli uomini, sognano la donna oggetto di desiderio, sanno anche che questo "articolo" aderisce perfettamente come carta moschicida al possesso di denaro. E' una visione cinica, forse un po' semplicistica, ma c'è del vero. Bukowski vive la propria maturità in anni in cui è squattrinato, vive di espedienti cercando fortuna negli ippodromi. Ma è un uomo intelligente. Elabora strategie di sopravvivenza. Pensa a come fare per avere tutto quello che hanno gli altri, gli "adeguati alle circostanze" senza averne i mezzi o con pochi mezzi. E con le donne, essendo timido e squattrinato, punta sulla finta indifferenza e sul senso dell'umorismo. A volte demenziale, a volte urticante e intriso di umorismo nero, sempre cinico, ma anche indiscutibilmente catartico. Per se stessi, per chi lo esercita. E ci vede bene quando pensa che una donna davanti a legioni di uomini sbavanti, per contrasto, resterà incuriosita dall'uomo che sembra non desiderarle. Perché sembra bastante a se stesso. E questo innervosisce, certe donne che sono abituate ad essere corteggiate. Fingere di ignorarle, senza palesare però un distacco o un disprezzo eccessivo, che scadrebbe nel patologico e finirebbe per farti finire nel dimenticatoio degli esseri "soprammobili", uomini che non destano interesse. Bukowski sembra voler dire che gli uomini che interessano alle donne, ad alcune donne, o sono molto ricchi o poveri in canna. E se sei povero in canna devi ingegnarti. E comunque è vero, 8 su 10 una donna che sa di essere bella che non viene considerata, non come fanno tutti , quelli che ci devono provare comunque, resta incuriosita da un uomo che sta sulle sue. E che comunque non cela la sua parte seduttiva. Sì, d'accordo, poi magari quelle donne finiscono con lo scegliere la solidità finanziaria di un bel conto in banca o di un uomo in carriera. E potrebbe anche finire per amarlo, col tempo, in definitiva. Ma gli uomini con troppi soldi sono noiosi. E persino Bukowski, quando diviene uno scrittore di successo sta bene attento a non inebriarsi troppo di denaro e celebrità. Perché sa che sono trappole. Ameremo sempre Bukowski, perché ha dato voce a quello che abbiamo da dire con la pancia e lo ha modellato in forma di letteratura. Ameremo sempre quel suo statico starsene sulle sue e reagire alla circostanze della vita, di volta in volta, impulsivamente. Ameremo sempre il suo piangersi addosso , quel suo pianto che ci dà l'idea di essere una risata al contrario.
Io stesso ho conquistato quelle poche o molte donne con cui sono stato considerandomi normale. né inferiore né superiore a nessuno. Solo me stesso. Non prendendomi sul serio ma ridendo di quelli che si fanno scopare dal proprio ego senza preservativo. Diavolo di un vecchio Buk, ci hai insegnato anche questo. Un buon scrittore è come un vecchio che ha sempre qualcosa a dire, nel raccontare se stesso e la sua storia. E quando predi un libro di Bukowski in mano, potresti rileggerlo 100 volte, riesce sempre a tirati su. Niente tira meglio su di uno sconfitto che ce l'ha fatta. E si comporta come se non ce l'avesse fatta.
lunedì 1 ottobre 2018
15
"Le ragazze non vanno a caccia di operai: le ragazze vanno a caccia di medici, di scienziati, di avvocati, di uomini d'affari ecc; noi becchiamo le ragazze quando hanno smesso di essere ragazze, quando non sono più ragazze-noi ci pappiamo le usate, le deformi, le malate, le matte. Dopo un po' , invece di prendere la seconda, la terza la quarta-mano-, la pianti lì. O cerchi di piantarla lì".
Compagno di sbronze, Charles Bukowski
Il vecchio Buk è spietatamente cinico, iperealista. Va dritto al punto e dice le cose come stanno. Frasi come questa vengono , normalmente , vivisezionate e ti fanno guadagnare insulti da un mucchio di categorie sociali che hanno la fisse del politicamente corretto. D'accordo è un iperbole, quella di Bukowski, ma in quanti sono disposti a dire che non aveva ragione. Storie di vita vissuta in prima persona, non c'è dubbio. Ovviamente le donne si sentiranno offese da frasi come queste. Ma agli uomini, agli uomini di buon cuore , onesti lavoratori, che vengono sempre scartati dalle donne imbeccate dalle mamme, che pur sempre donne sono, in luogo della caccia a uomini con un patrimonio solido, a questi uomini non pensa mai nessuno? Fior fior di donne di sinistra, che inneggiano al proletariato e che , a parole, difendono i migranti, possono fare le anime belle perché sono sedute su una bella poltrona di pelle pagata profumatamente da un marito commercialista, medico, o manager. Dov'è finito l'amore? Dov'è finito amare un uomo perché ha il senso dell'umorismo, è integro, onesto, scevro di compromessi? Alla maggior parte delle donne-non in quanto donne, ma in quanto esseri umani-non importa un fico secco di come si procacciano i soldi i mariti! E magari vanno anche a fare la morale agli altri. E c'è poi la faccenda che nelle epoche passate, la sopravvivenza delle specie e la continuità biologica veniva assicurata con l'abilità nella caccia, la forza fisica, la capacità di tenere acceso un fuoco in una caverna. Oggi queste cose sono state sostituite dall'essere figli di puttana e fottere il prossimo. Diciamo le cose come stanno. Uomini onesti che iniziano una storia in gioventù con una bella ragazza, raramente finiscono per sposarla. Spesso sono degli obesi , brufolosi e occhialuti "dirigenti" che se le pappano. E agli onesti che le hanno amate in passato, spettano solo le briciole della restituzione futura, quando le suddette donne manderanno a quel paese i mariti -che a quel punto hanno già intuito che con i soldi possono scegliersi tutte le donne che vogliono da mantenere-e torneranno, con il paracadute del mantenimento degli ex mariti, a fare le fusa ai vecchi e indimenticato amanti del passato. Ma a quel punto sono rotte-non fraintendetemi, non mi riferisco agli anni o ai chili, quelli valgono pure per gli ex amanti-, rotte dentro. Hanno l'anima trafitta che vuol essere consolata. Hanno sposato un patrimonio ma non hanno avuto l'amore. Poi non lo so, magari l'amore torna. Ma non è mai come all'inizio. Anche questa volta hai battuto un colpo, vecchio Hank!
Compagno di sbronze, Charles Bukowski
Il vecchio Buk è spietatamente cinico, iperealista. Va dritto al punto e dice le cose come stanno. Frasi come questa vengono , normalmente , vivisezionate e ti fanno guadagnare insulti da un mucchio di categorie sociali che hanno la fisse del politicamente corretto. D'accordo è un iperbole, quella di Bukowski, ma in quanti sono disposti a dire che non aveva ragione. Storie di vita vissuta in prima persona, non c'è dubbio. Ovviamente le donne si sentiranno offese da frasi come queste. Ma agli uomini, agli uomini di buon cuore , onesti lavoratori, che vengono sempre scartati dalle donne imbeccate dalle mamme, che pur sempre donne sono, in luogo della caccia a uomini con un patrimonio solido, a questi uomini non pensa mai nessuno? Fior fior di donne di sinistra, che inneggiano al proletariato e che , a parole, difendono i migranti, possono fare le anime belle perché sono sedute su una bella poltrona di pelle pagata profumatamente da un marito commercialista, medico, o manager. Dov'è finito l'amore? Dov'è finito amare un uomo perché ha il senso dell'umorismo, è integro, onesto, scevro di compromessi? Alla maggior parte delle donne-non in quanto donne, ma in quanto esseri umani-non importa un fico secco di come si procacciano i soldi i mariti! E magari vanno anche a fare la morale agli altri. E c'è poi la faccenda che nelle epoche passate, la sopravvivenza delle specie e la continuità biologica veniva assicurata con l'abilità nella caccia, la forza fisica, la capacità di tenere acceso un fuoco in una caverna. Oggi queste cose sono state sostituite dall'essere figli di puttana e fottere il prossimo. Diciamo le cose come stanno. Uomini onesti che iniziano una storia in gioventù con una bella ragazza, raramente finiscono per sposarla. Spesso sono degli obesi , brufolosi e occhialuti "dirigenti" che se le pappano. E agli onesti che le hanno amate in passato, spettano solo le briciole della restituzione futura, quando le suddette donne manderanno a quel paese i mariti -che a quel punto hanno già intuito che con i soldi possono scegliersi tutte le donne che vogliono da mantenere-e torneranno, con il paracadute del mantenimento degli ex mariti, a fare le fusa ai vecchi e indimenticato amanti del passato. Ma a quel punto sono rotte-non fraintendetemi, non mi riferisco agli anni o ai chili, quelli valgono pure per gli ex amanti-, rotte dentro. Hanno l'anima trafitta che vuol essere consolata. Hanno sposato un patrimonio ma non hanno avuto l'amore. Poi non lo so, magari l'amore torna. Ma non è mai come all'inizio. Anche questa volta hai battuto un colpo, vecchio Hank!
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