sabato 8 settembre 2018

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"Ora come ora , ci sono tre belle fighette nere che mi danno la caccia. Una ha dei lunghi capelli neri che si attorcigliano sopra le orecchie formando come due grosse conchiglie, e non dico che sedere, e un paio di tette wowwowwow, solo che il mio vecchio culo mi dice di lasciar perdere, e me ne vado in fretta in fretta alle corse dei cavalli  col mio nuovo sistema (ho fatto 60 dollari, oggi), poi torno qua e leggo  la tua bella lettera. Il problema fondamentale con la razza nera è che vogliono essere bianchi; a parte quello, e a parte quando fa molto caldo, non ho niente contro di loro. Ma tornando alla poesia: versi di apertura : 3 negre che sorridono...il fatto è che la parola -negro- è molto più poetica. "Nero" è una parola morbida e rotonda che non dice niente. Non è nulla di più di quel che sembra. Ho avuto lo stesso problema con la poesia intitolata -One nignt you don't sleep- e ho dovuto scegliere "negro", perché era un negro quello che ho visto dalla porta aperta con l'acqua salata negli occhi e una certa Barbara Fry che mi passeggiava accanto borbottando cazzate. Ho pensato, se  ci scrivo -nero- sono un vigliacco, sto facendo qualcosa perché mi hanno detto di farlo e non perché lo voglio davvero, e questa è più o meno la mia posizione sulla questione razziale, al momento. La questione razziale è troppo grossa per me..."


Tratto da "Urla dal balcone" , lettere, volume primo (1959-1969).


La chiusura di questo pensiero, abbastanza preteriziosa, indica invece che Bukowski ha le idee chiare , sulla questione razziale e sui neri. Ambientando il suo ragionamento nei tempi contemporanei potremmo dire che Bukowski non ha assolutamente nulla contro i neri, ma, al tempo stesso odia il politically correct radical chic che impone di edulcorare dei termine, della definizione per tema di offendere. Finendo in tal modo per offendere peggio. Come chiamare uno spazzino operatore ecologico o una puttana operatrice sessuale o escort. E questo suo modo di essere, di fare, proietta Hank nell'eroico olimpo delle persone libere dai conformismi di maniera. Libero di non seguire le masse indirizzate dal sistema dell'informazione. Lui non ha nulla contro i neri, tanto che adora anatomicamente e non solo, le donne di colore. Le "negre", parafrasando lui. Hank, come il vecchio Bukowski ama essere chiamato. Combatte gli stereotipi e se volgiamo, oggi, ascoltando i testi di molti rapper di colore che fra loro si chiamano "nigger", vale  a dire, "negro", gli stessi neri paiono dargli ragione. Non vogliono essere definiti "di colore" o "neri", da quei bianchi che ipocritamente si lavano la coscienza terminologicamente non cessando di opprimerli sostanzialmente. E riguardo al "complesso del bianco", cui Hank accenna riportando la costante piuttosto diffusa che molti negri in realtà ambiscono a modelli e stereotipi bianchi  o da bianchi, be', come dargli torto. Li invita semplicemente ad essere orgogliosi di se stessi e a restare se stessi. Il che fa il paio su un'altra importante questione su cui spesso Hank squarcia veli di ipocrisia a quintalate: la questione femminista: provocatoriamente da qualche parte in "Storie di ordinaria follia" dice alla sua partner del momento:" donna, vuoi cambiare il mondo? Be', comincia dalla cucina, c'è una pila di piatti da lavare". Ma non lo dice come l'uomo medio dell'impero occidentale, con intenzionale disprezzo. Bukowski in realtà vuole dire e lo dirà in molti altri suoi scritti, ironicamente, che molte femministe hanno cavalcato il femminismo , in realtà, per finire per sostituirsi agli uomini, specie in incarichi di comando, imitandoli nei loro peggiori difetti. Il vecchio Hank non sbaglia un colpo. E' un uomo intelligente, saggio, una saggezza che gli deriva dalla strada, dagli ippodromi e dalle sbronze da bar, dalle scazzottate nei vicoli deserti...la laurea , tante volte, direbbe il vecchio Buk, te le puoi prendere anche frequentando questi posti: ma con una mente letteraria. Anzichè i banchi dell'università, con una mente da arrogante saccente studentello che non conosce la durezza della vita.

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