sabato 29 settembre 2018

14

"Non sei un militare?", chiese Hilda.
"No".
"Che cosa fai?".
"Niente".
"Non lavori?".
"No".
"Sì", disse Gertrude a Hilda,  "guardagli le mani. Ha delle bellissime mani. Si vede che non ha mai lavorato".


Tratto da Faktotum.


Già, vecchio Buk. Ci sono dei refrain nei racconti di Bukowski, che tornano e ritornano come in un eterno ritorno. Uno è quello dell'avere delle belle mani, mani da pianista, mani da artista, mani di uno che non deve lavorare per vivere. Non lo sapremo mai se Bukowski aveva davvero delle belle mani. E' una di quelle cose che il bambino celato nascosto in tutti gli scrittori viene fuori puntualmente quando c'è da dare la carica a se stessi. Quando c'è da tirarsi su. Quando tutto sembra perduto e per vivere devi fare il lavapiatti o qualsiasi altro lavoro "di bassa forza" come amava dire zio Hank, hai bisogno di credere  che stai solo vivendo temporaneamente un brutto incubo dal quale ti risveglierai sul palcoscenico suonando un pianoforte a coda davanti a dei borghesoni annoiati che si spelleranno le mani per gli applausi alla fine della tua esecuzione. Secondo me a Bukowski piaceva semplicemente CREDERE  che avesse delle BELLE MANI. Era per darsi la carica, lo squillo di tromba della cavalleria che viene a salvarti da un branco di banditi messicani incazzati neri. E' il contraltare delle sue deformazioni fisiche, la faccia che porta i segni di un'antica acne che gli era stata curata dolosamente con degli aghi elettrici in gioventù, quando non è il ventre debordante deformato dall'alcool. Insomma, Bukowski vuole dire, ci deve essere pur qualcosa di buono, qualcosa che si salva dal nostro quotidiano Titanic esistenziale. Come si fa a non volergli bene , a non restare colpiti dalla tenerezza di quest'uomo che si tira pacche sulla spalla a quintalate, mentre cerca di non soccombere ad una vita durante la quale ha dovuto combattere con lavori usuranti e umilianti, mentre nella sua mente, nella nostra mente, nella tua mente, stai pensando di avere un potenziale creativo. E che la vita si sta succhiando tutto. Sta mandando tutto a puttane?

martedì 25 settembre 2018

13

"Le griglie erano pesanti. Bastava sollevarne una per stancarsi. Se si cominciava a pensare che bisognava farlo per otto ore, centinaia di volte, si lasciava perdere in partenza. Biscotti verdi, biscotti rossi, biscotti gialli, biscotti viola, biscotti marrone, biscotti azzurri, biscotti alle vitamine, biscotti alle verdure. Lavori del genere stancano gli uomini. Di una stanchezza che va al di là della fatica fisica. Si dicono cose folli, brillanti. Fuori di me imprecavo, parlavo, cantavo e sfornavo una battuta dopo l'altra. L'inferno ribolle di risate."


Tratto da Factotum.


Factotum è un testo in cui Bukowski narra delle sue esperienze di lavoro, le più disparate e disperate, in giro per le grandi città degli Stati Uniti. Il libro è ricco di queste descrizioni tragicomiche: lavori assurdi e sottopagati , testimonianza di un paese, gli Stati Uniti, a cavallo fra gli anni '50 e '60, vera mecca dei furbi del libero mercato e lager per milioni di lavoratori , molti dei quali immigrati e neri, sfruttati in modo becero. Senza alcuna protezione sociale. Che è un po' quello a cui stiamo tendendo in questo momento in Europa, Italia, ventre molle del continente da sempre, in particolare. Da questo testo, mille volte, più di una volta, ho tratto l'umorismo per andare avanti e sopportare situazioni lavorative al limite del kafkiano. Lavorare come dipendente in una multinazionale non è affatto facile. E spesso , indipendentemente dalla multinazionale per cui lavori, non si vuole qui certo fare dei distinguo, sei costretto a svolgere lavori inutili e faticosi per ore, senza che le leggi sulla sicurezza nei luoghi di lavori e riguardo alla tua persona, vengano applicate. Queste tutele sono percepite come freni all'andamento della produzione. Lo sai cosa ti può capitare se ti ribelli. La cosa minima che ti può capitare è che ti ritrovi senza lavoro: ce ne sono milioni fuori pronti a prendere il tuo posto e persino a metà stipendio del tuo. Una volta ci si poteva difendere meglio. Oggi, con lo stravolgimento delle leggi di tutela dei lavoratori, ti possono licenziare. Non importa se poi si va a processo: intanto ti licenziano. E prendi l'80% dello stipendio tramite assegno di disoccupazione, per due anni, attualmente. Ma i processi tra difesa e ricorsi durano più di due anni e le aziende hanno soldi e avvocati sufficienti a farti passare la voglia di resistere e di far valere un tuo diritto. E allora che si fa. Si resiste. Si ingoiano rospi. Ti fai andare bene cose storte, ingurgiti ingiustizie. Ma dentro di te sei una fornace. Sei calce viva. Vorresti cementare il mondo che ti circonda dentro dei pilastri. Diventi un assassino, un criminale, un mafioso, la tua immaginazione arriva a percepire pensieri che mai avresti immaginato. Uccidi nell'immaginazione per ricavarne una catarsi emozionale e calmarti i nervi. A volte quando sono in chat, lavorando online per la multinazionale per cui lavoro, con intorno i miei colleghi di lavoro, ad alta voce , leggo le micragnose assurdità che scrivono clienti di tutti i generi. Richieste assurde, pretese impossibili da soddisfare ed è allora che mi viene in mente Bukowski. Già, come ha fatto il vecchio Hank a resistere a tutte quelle angherie sicuramente anche peggiori di quelle che subiamo noi tutti i giorni ? Il caporale di turno, il capetto messo lì come un cane da guardia ad abbaiare con l'unica ricompensa dell'andarsene in giro a dire, sono un capo, conto qualcosa, nella vita nella società, sono rispettato: quando invece più che rispettato è compatito. Sì, certo, c'è una buona fetta di persone che pensano che essere "responsabili di qualcosa", foss'anche degli scopini dei cessi di una stazione di servizio in tangenziale, meriti rispetto. Perché si guadagna di più di un lavoratore normale. E una buona fetta di società rispetta, per invidia sociale, i manager superpagati , magari senza sapere che soffrono di stitichezza cronica perché , soldi o non soldi, devono essere sempre disponibili h 24 per Mamma Azienda e quando lo trovano il tempo per cacare? Si godranno i soldi alla pensione. Se ci arrivano. O se non gliela taglierà Di Maio. C'è persino chi crede che la famiglia Agnelli sia benefattrice dell'Umanità. Con tutte le casse integrazione fatte pagare allo Stato Italiano, i morti per inquinamento e cancro, i mortammazzati in incidenti stradali e i i cani e i gatti stampati sull'asfalto bituminoso nazionale e, ora, anche  internazionale. Ma Bukowski ha resistito perché sapeva ridere si se stesso e degli altri. Persino quando si prendeva sul serio fingeva. Si prendeva per il culo da sé.
E allora, mentre sono in chat capita questo:
Io- come posso esserle utile?
Cliente-mi chiamo Antonio, non sono femmina...
Io-le stavo solo dando del lei.
Cliente-appunto...


E ancora:
Io-buongiorno, posso aiutarla?
Cliente-spero di sì, perché sono le 9 e ancora non è venuto nessuno a casa a montarmi la cucina.
Io-be', signora, ma la fascia oraria per l'esecuzione del servizio di trasporto è dalle 9 alle 13.
Cliente-Ah, non vengono alle 9?
Io-non è detto, non vendiamo panini, vendiamo mobili. Un tipo di vendita liquida, soggetta a rischi, trasporto, traffico, lavori precedenti che comportano ritardi, capisce?
Cliente-in che senso, che la vendita è liquida?
Io-gliel'ho spiegato nella frase precedente.
"customer has left the conversation"


Nuova chat:
Io- buongiorno, posso esserle utile?
Cliente-parlavo prima con un suo collega che era arrogante e presuntuoso, che parlava di vendita liquida, diceva che non vendete panini, vediamo se lei è più gentile.
Io-vediamo.
Cliente-aspetto la mia cucina dalla 9.
Io-sono le 9,35, se lei legge sull'ordine che ha pagato in cassa, quello stampato, la fascia oraria prevista è dalle 9 alle 13. Lei è come quello di prima.
Io-sono , quello di prima.
Cliente-ma c'è solo lei in chat oggi?
Io-evidentemente in questo momento sì.
Cliente-io ho pagato per avere la cucina alle 9 a casa mia. E la voglio alle 9 a casa mia. Altrimenti telefono all'associazione consumatori.
Io-signora, se le si rompe il cesso e chiama un idraulico, di norma, c'è da attendere. E nella stragrande maggioranza dei casi non arriva mai nell'ora in cui le ha detto che sarebbe arrivato. E così dicasi per gli elettricisti e via discorrendo. Sono disposto a scommettere che prima che lei riesca a prendere la linea telefonando all'associazione di difesa dei consumatori, la sua cucina sarà arrivata.
"Custoomer has left the conversation"
Il che significa, che il cliente ha chiuso la chat. Il che significa che , nell'attesa della sua cucina, visto che non ha nulla da fare, passa il tempo a triturare i maroni a chi svolge il servizio di assistenza clienti online. Probabilmente tra un ora ci ricontatterà, magari per telefono . E minaccerà avvocati e di farci finire sui giornali o telegiornali o di scrivere male sui social network. Sono solo una mandria di vigliacchi, avrebbe detto il vecchio Hank. Accampano diritti senza conoscerne la giuridicità, poi quando si tratta di votare o di confrontarsi con capi capetti e affini, si mettono la coda nelle gambe: per quieto vivere o per la Champions League su Sky, o per la pizza il sabato sera, o i pop corn confezione gigante al cinema con la coca sgasata pagata 10 euro a bicchiere. Odiano gli extracomunitari perché gli occupano le panchine dei parchi, poi però se gli si rompe un sifone chiamano un marocchino e lo pagano in nero, perché viene subito e prende poco. Votano per chi rimpatria i migranti e hanno i figli laureati che per trovare un lavoro se ne devono andare in Germania. Vecchio Buk, da lassù, dal Paradiso lassù-l'inferno lo hai già vissuto sulla terra- ti sento ridere a crepapelle. E anch'io, vecchio amico, rido con te. A volte dentro di me. A volte fuori di me. In tutti i sensi.









giovedì 20 settembre 2018

12

"era bello che fosse lei a stringermi. a lasciar perdere le parole. scolammo in fretta un paio di bicchieri colmi e poi la pilotai in camera, oppure fu lei a pilotarmici. stessa cosa. non c'è niente come la prima volta. non me ne frega niente di quel che dice la gente. le feci tener su le calze e le scarpe coi tacchi alti, sono un freak. il corpo umano al naturale non lo reggo. ho bisogno di farmi ingannare. gli psichiatri hanno un termine specifico per questo  , e io ho un termine specifico per gli psichiatri.
e' proprio come andare in bici: una volta che rimonti in sella l'equilibrio e il miracolo sono di nuovo lì".


Tratto da "Taccuino di un vecchio sporcaccione".


Iniziamo dal modo in cui è scritto, questo pensiero. Con una punteggiatura che viola scientemente le regole della grammatica. Bukowski aveva preso questo modo di scrivere da un poeta americano, Cummings.  Questo scrittore e poeta era famoso perché violava volontariamente le regole della punteggiatura e della grammatica, mettendole al servizio della sua scrittura, potremmo dire, avanguardista. Bukowski, mi sembra di sentirlo blaterare qualcosa in proposito, sembra voler dire, perché lui sì e io no. Perché non lo posso fare anch'io. D'accordo, non sono stato il primo a inventare questa cosa, ma saprò farlo meglio, saprò usare questo espediente meglio. Tutto taccuino di un vecchio sporcaccione, che è una raccolta di suoi articoli scritti su un giornale dell'avanguardia artistica di Los Angeles degli anni '60, è scritto in questo modo. Una scrittura volutamente e provocatoriamente sciatta, come lo sfondo di un bozzetto o un acquerello pornografico. Come vedere un dipinto con lo sfondo di manifesti dei film porno anni '70. E io ho apprezzato questo suo modo di ragionare. Io sono il dittatore assoluto della mia scrittura e , come già diceva Miller, se ci saranno errori di ortografia o imperfezioni stilistiche, saranno materiale per i biografi. Perché per i grandi e acclamati, dalle accademie universitarie, scrittori di una volta, questo è stato possibile e non può essere possibile per altri autori o scrittori? Chi sta a guardare le virgole non è interessato al senso e al significato dello scritto. Mentre pensa a mettersi il preservativo grammaticale, ecco, l'erezione è sparita, è scomparsa. Dietro quel gesto a cui stai pensando per non fonire all'inferno quando hai il paradiso davanti.
E poi, in questo passaggio c'è tutto il feticismo di Hank, di Bukowski. L'immaginario sessuale da bordelli, puttane di strada e , prima ancora , di  donne da saloon del West americano, tutte pizzi, gonne lunghe tenute con telai di stecche di legno, e giarrettiere e  calze a rete, can can ballati davanti a cowboys sbavanti...Le periferie delle metropoli americane dagli scantinati delle quali ci parla Bukowski vengono da quelle atmosfere fumose e piene di whisky, piene di gente stravolta dal lavoro, di uomini brutti e sfatti distrutti da alcool e sigarette che assumono per sopportare tutta la miseria in cui vivono e i calci nel culo della vita. Le donne non hanno tempo né voglia di andare in palestra, si tengono su con corpetti attillati e se le guance restano cascanti, almeno i bacini, la vita, e le chiappe , cercano di serbarsele con gli stratagemmi femminili del passato. Cose che farebbero rabbrividire i corpi scolpiti in palestra, tatuati, gli addominali definiti e i bicipiti venosi, delle donne e degli uomini del ventunesimo secolo. Ma , mi sembra di sentire il vecchio Hank dire qualcosa a questo proposito. La proiezione del suo pensiero, questa la cosa bella di Bukowski, può portarti a pensare come lui, fino al punto di immaginare che cosa avrebbe detto se fosse vissuto oggi. Ecco, non avrebbe fatto altro che dire quello che pensa , poi, in definitiva, qualsiasi persona sana di mente e persino i Big Jim  e Barbie di carne se lo stessero ad ascoltare o lo avessero letto-tanto è vero che si ride di se stessi senza riconoscersi-e cioè che  lo spettacolo del corpo, di qualsiasi corpo, è così accecante e ammaliante, quasi abbagliante, quando lo vedi nudo davanti a te, che il momento in cui lo scarti come una caramella multistrato finisce per diventare l'essenza persino rispetto allo spettacolo finale, quando l'eccitazione iniziale finisce per annegare nel cupio dissolvi dell'orgasmo conclusivo. E poi lo stare a fianco a fumare una sigaretta o a bere un bicchiere, ti fa sentire di nuovo pieno di difetti, di debolezze, preda di qualcosa a cui attaccarsi, in altre parole, umano.



lunedì 10 settembre 2018

11

"...Ma Ginsberg se n'è tirato fuori, in qualche modo, così ha tutto il tempo di scrivere anche se finisce per scrivere male. E' tutto un accumularsi di polvere ed elettrodi, e poi una bella vomitata per finire. Ma lui in questo modo ha qualche possibilità in più che se stesse lavorando in una lavanderia cinese o come segretario di stato- SE RIMANE UN NON PROFESSIONISTA, VOGLIO DIRE."


Urla dal balcone, lettere, volume primo (1959-1969)


Altro passo paradigmatico della concezione della letteratura secondo Bukowski. Bukowski è un puro. Non gli è mai importato veramente di avere successo, se non nella misura in cui, avendolo, poteva tirarsi fuori dalla miserie e dal bisogno. L'artista deve essere un puro, essere estremamente sincero, persino nel disprezzo per gli altri e per se stesso.


"La maggior parte di noi si aggrappa al proprio posto di lavoro meglio che può, vende scope porta a porta, lavora in uffici postali, mattatoi, agenzie di riscossione crediti, tutta questa merda....
(....)
Io non mi meraviglio più che Rimbaud trafficasse armi e andasse in cerca d'oro e si mettesse a fare il pazzo in Africa. Voleva soltanto del tempo per scrivere poesia, credo. E lo desiderava così tanto che non riuscì a scrivere più niente. La fame può rendere artisti oppure no, so soltanto che diventa molto pesante PATIRE LA FAME mentre per strada ti passa accanto gente con la faccia a padella e la pancia piena di bistecca e patate fritte e tutte quelle cose che ti ammazzano, come le biondone di lusso  e le opere complete di Mozart..."


Tratto dalla stessa lettera a Jon e Louisse Webb, noti editori underground americani, sempre da Urla dal balcone etc...


Bukowski in qualche modo sente come un peso, il fatto di doversi impegnare diverse ore del giorno per lavorare per mantenersi. Paghe miserande che servivano appena a pagare l'affitto e a comprare da bere. Mentre la maggior parte degli acclamati scrittori della cosiddetta "Beat Generation", Bourroughs e Kerouac su tutti, venivano mantenuti, già grandi dalle famiglie, avendo tutto il tempo a disposizione per affinare i propri meccanismi creativi e narrativi. E si sente un eroe in questo. E lo è. E' uno dei motivi del suo successo presso i lettori, dell'essere amato. E' uno scrittore letto soprattutto da persone non intellettuali di professione, la maggior parte dei quali , pur sorridendo delle sue boutades, non lo amano particolarmente. Bukowski è paragonabile ad un jazzista rispetto ad un compositore di musica classica o a un direttore d'orchestra che ha studiato al conservatorio: un autodidatta dal talento naturale. Inventa una forma poetica a metà strada con la prosa e scrive senza punteggiatura, come un pittore che lancia i colori su una tela bianca e ne attende la composizione, dando dei colpi di pennello qua e là. Molte delle sue poesie sono scritte come dei piccoli racconti, assolutamente non in rima (cosa che lui aborre). La sua forza è la sua semplicità: osservare la vita, tutto quello che lo circonda e reagire a quello che gli accade. E' un poeta impolitico. La politica non gli serve per le sue rimostranze sindacali. Perché ha già osservato che i liberals, i leader del movimento e del partito democratico parlano in nome del popolo dall'alto dei predellini delle loro limousines. E, aggiungo, quello che è avvenuto negli anni '60 e proseguito poi negli Stati Uniti, non è né più né meno quello che è accaduto alle sinistre europee in epoca contemporanea. Eppure questo modo di pensare fa di lui, al tempo stesso, un poeta molto politico. Un anarchico. Un outsider. Un pensatore pericoloso persino per la sinistra. Perché più a sinistra della sinistra. Un non allineato. Un divergente!

sabato 8 settembre 2018

10

"Ora come ora , ci sono tre belle fighette nere che mi danno la caccia. Una ha dei lunghi capelli neri che si attorcigliano sopra le orecchie formando come due grosse conchiglie, e non dico che sedere, e un paio di tette wowwowwow, solo che il mio vecchio culo mi dice di lasciar perdere, e me ne vado in fretta in fretta alle corse dei cavalli  col mio nuovo sistema (ho fatto 60 dollari, oggi), poi torno qua e leggo  la tua bella lettera. Il problema fondamentale con la razza nera è che vogliono essere bianchi; a parte quello, e a parte quando fa molto caldo, non ho niente contro di loro. Ma tornando alla poesia: versi di apertura : 3 negre che sorridono...il fatto è che la parola -negro- è molto più poetica. "Nero" è una parola morbida e rotonda che non dice niente. Non è nulla di più di quel che sembra. Ho avuto lo stesso problema con la poesia intitolata -One nignt you don't sleep- e ho dovuto scegliere "negro", perché era un negro quello che ho visto dalla porta aperta con l'acqua salata negli occhi e una certa Barbara Fry che mi passeggiava accanto borbottando cazzate. Ho pensato, se  ci scrivo -nero- sono un vigliacco, sto facendo qualcosa perché mi hanno detto di farlo e non perché lo voglio davvero, e questa è più o meno la mia posizione sulla questione razziale, al momento. La questione razziale è troppo grossa per me..."


Tratto da "Urla dal balcone" , lettere, volume primo (1959-1969).


La chiusura di questo pensiero, abbastanza preteriziosa, indica invece che Bukowski ha le idee chiare , sulla questione razziale e sui neri. Ambientando il suo ragionamento nei tempi contemporanei potremmo dire che Bukowski non ha assolutamente nulla contro i neri, ma, al tempo stesso odia il politically correct radical chic che impone di edulcorare dei termine, della definizione per tema di offendere. Finendo in tal modo per offendere peggio. Come chiamare uno spazzino operatore ecologico o una puttana operatrice sessuale o escort. E questo suo modo di essere, di fare, proietta Hank nell'eroico olimpo delle persone libere dai conformismi di maniera. Libero di non seguire le masse indirizzate dal sistema dell'informazione. Lui non ha nulla contro i neri, tanto che adora anatomicamente e non solo, le donne di colore. Le "negre", parafrasando lui. Hank, come il vecchio Bukowski ama essere chiamato. Combatte gli stereotipi e se volgiamo, oggi, ascoltando i testi di molti rapper di colore che fra loro si chiamano "nigger", vale  a dire, "negro", gli stessi neri paiono dargli ragione. Non vogliono essere definiti "di colore" o "neri", da quei bianchi che ipocritamente si lavano la coscienza terminologicamente non cessando di opprimerli sostanzialmente. E riguardo al "complesso del bianco", cui Hank accenna riportando la costante piuttosto diffusa che molti negri in realtà ambiscono a modelli e stereotipi bianchi  o da bianchi, be', come dargli torto. Li invita semplicemente ad essere orgogliosi di se stessi e a restare se stessi. Il che fa il paio su un'altra importante questione su cui spesso Hank squarcia veli di ipocrisia a quintalate: la questione femminista: provocatoriamente da qualche parte in "Storie di ordinaria follia" dice alla sua partner del momento:" donna, vuoi cambiare il mondo? Be', comincia dalla cucina, c'è una pila di piatti da lavare". Ma non lo dice come l'uomo medio dell'impero occidentale, con intenzionale disprezzo. Bukowski in realtà vuole dire e lo dirà in molti altri suoi scritti, ironicamente, che molte femministe hanno cavalcato il femminismo , in realtà, per finire per sostituirsi agli uomini, specie in incarichi di comando, imitandoli nei loro peggiori difetti. Il vecchio Hank non sbaglia un colpo. E' un uomo intelligente, saggio, una saggezza che gli deriva dalla strada, dagli ippodromi e dalle sbronze da bar, dalle scazzottate nei vicoli deserti...la laurea , tante volte, direbbe il vecchio Buk, te le puoi prendere anche frequentando questi posti: ma con una mente letteraria. Anzichè i banchi dell'università, con una mente da arrogante saccente studentello che non conosce la durezza della vita.

lunedì 3 settembre 2018

9

" Non mi piacevano i fine settimana. Tutti erano fuori per le strade. Tutti a giocare a ping-pong o a falciare l'erba o a lustrare la macchina o in giro per i supermercati, per i parchi e per le spiagge. Gente dappertutto. Il lunedì era il mio giorno preferito. Tutti tornavano al lavoro e non mi toccava vederli. Decisi di andare alle corse (di cavalli) nonostante la folla. Le corse mi avrebbero aiutato ad ammazzare il sabato".


Tratto da "Donne".


L'idiosincrasia di Bukowski per le masse trasuda da tutti i suoi scritti. Gli uomini presi singolarmente possono anche essere interessanti. Ma quando si muovono, parlano e agiscono in massa, hanno quasi sempre la stessa autorità morale di un branco di pecore. Come non condividere Bukowski in questo. Oggi è lunedì e stavo rileggendo Donne, questo straordinario romanzo di Bukowski sulle donne della sa vita. Ma le donne per il momento lasciamole perdere. Affronteremo l'argomento in seguito.  Ce ne sarà il tempo e il modo. Restiamo alle masse. Nel week end ho lavorato all'Ikea, dove da quasi 25 anni presto la mia opera nei più disparati compiti. Ma nel week end sono destinato alla vendita. Di armadi e camere da letto. Per dieci anni ho venduto cucine, ma gestire i clienti delle cucine che per una cucina economica che gli progetti gratis pensano di averti comprato, di essere in loro possesso, sequestrandoti il più a lungo possibile, andando avanti con la rava e la fava, per poi acquistare una cucina che vogliono bella e che costi poco. Be', ero stanco di dire a questi  signori che se volevano una cucina bella e che costasse poco dovevano andare in un bosco e accendere un fuoco, se volevano cucinare: legno a buon mercato, ambiente climatizzato e non costava niente! Quindi gli armadi vanno bene. Tutte quelle signore alle quali mentre disegni l'armadio sul planner del computer cui puoi suggerire impunemente:" dove glielo metto il bastone?". Alle cucine invece no, anche se individuali, i clienti, pensavano di averti comprato. Come la pubblicità di Totti alla Tim. Proprio alla fine volevano essere accompagnati a casa in groppa a te. Agli armadi è una vendita più veloce. Ma ci provano lo stesso. Sempre le stesse dinamiche di coppia, davanti alla composizione di un armadio: gli uomini dicono, fai tu cara, per me va bene qualunque scelta tu faccia. Fino a quando non vedono il prezzo. Lì qualche perplessità cercano di abbozzarla. Ma dura poco. Sono dei tali barboncini.
Ma torniamo alle masse. Ebbene sì, io posseggo la stessa idiosincrasia di Bukowski. "Passai accanto a 200 persone ma non vidi un solo essere umano", scrive Bukowski in "Compagno di sbronze". Ecco il genio che viene fuori. Che richiama una delle sue massime da incidere nel marmo:" il genio è la capacità di esprimere in modo semplice concetti complessi". Che cosa ci vuol dire Bukowski con quel passare accanto a 200 persone e non vedere nemmeno un esser umano, se non che sta lanciando il suo grido disperato contro l'uomo massa, l'uomo conformista medio di tutto il mondo. Ma particolarmente dell'impero occidentale. L'uomo che fa assieme agli altri uomini pecora tutte le cose che la società dei consumi gli ordina di fare. Quante volte ho pensato quando lavoro nel week end, davanti a masse di migliaia di persone che passeggiano su è giù per l'Ikea, ma non hanno proprio nulla di meglio da fare? perché vengono qui? Ma è chiaro, per vedere altra gente, per fare confronti, spettegolare, criticare e , da ultimo, sbuffare e dire che la gente gli sta sul cazzo. E qui il serpente si morde la coda. "Umanità mi stai sul cazzo", dice Bukowski un po' dappertutto ne suoi scritti. E in fondo dice quello che noi tutti individualmente pensiamo. Quando non troviamo un parcheggio per la macchina, quando facciamo la fila in pizzeria, o allo stadio. o in cassa al supermercato. Me solo pochi di noi in quel momento riescono a pensare: avrei potuto starmene a casa con mia moglie, magari a letto con lei, magari una passeggiata in campagna, in montagna, sul litorale, respirare aria. Non lo penserebbero mai. Perché la maggior parte di loro non sa respirare. E perché la maggior parte di loro riderebbe dei racconti di Bukowski che parla di loro. Perché li riferirebbero sempre agli altri e mai a se stessi. Lo capite perché lo psichiatra è la professione del futuro. Be', questo Bukowski lo aveva intuito. Anche questo, vecchio Buk.