"Come cazzo è possibile che a un uomo piaccia essere svegliato alle 6.30 da una sveglia, scivolare fuori dal letto, vestirsi, mangiare a forza, cagare, pisciare, lavarsi i denti e pettinarsi, poi combattere contro il traffico per finire in un posto dove essenzialmente fai un sacco di soldi per qualcun altro e ti viene chiesto di essere grato per l'opportunità di farlo?"
Tratto da Faktotum, un romanzo in cui Bukowski racconta di tutte le sue esperienze di lavoro in giro per le città degli Stati Uniti
Ci può essere frase più geniale di questa? Una frase che fa a pezzi , a fettine coriandolari tutte le ipocrisie degli uomini medi di tutto il mondo capitalista cosiddetto avanzato, la dove avanzato sta per , di risulta, spazzatura...che tali diventiamo al termine di una vita di lavoro. Il lavoro, a ben pensarci, è tempo tolto alla vita e soprattutto alla creatività. Chi si rifugia nel lavoro come ancora di salvezza , potrà anche trarre dei benefici da ciò che fa, se lo fa per sé, ma è un ipocrita all'ennesima potenza se qualche mattina non gli viene voglia di mandare tutti a carte quarantotto. Altrimenti è una persona priva di creatività . O lavora per i soldi. I suoi. Ma quello non è lavoro. Quello è fare soldi. E' un'altra cosa. Bukowski dappertutto nei suoi racconti in cui narra di sfruttamento e schiavismo negli Stati Uniti a cavallo fra gli anni '50 e '60 , non perde occasione per lamentarsi. Deve occupare gran parte del suo tempo quotidiano a produrre ricchezza per gli altri, ricevendone in cambio salari miserabili. Una condizione che si sta prepotentemente riaffacciando nel nostro mondo contemporaneo che non perde occasione per inalberare le bandiere della vittoria del consumo, sul materialismo comunista. La qual cosa potrebbe avere persino un senso se non avessi incontrato nella mia vita decine, centinaia di abitanti dell'est Europa, che rimpiangono quei regimi che garantivano il minimo indispensabile in cambio della libertà di pensiero. Adesso hanno la libertà di pensiero ma non hanno una casa, lavorano come schiavi e non avranno mai una pensione. La libertà di morire di fame. Naturalmente nessuno muore di fame: si muore di sovrappeso, stress, sigarette, alcool, depressione e morte dell'anima! Ma, mi si obbietterà, il capitalismo è basato sul merito, per cui chi è più capace può diventare ricco. Tutti possono diventare ricchi. Certo, basta solo avere più pelo sullo stomaco degli altri . E sfruttare quella insana idea che è alla base delle società consumistiche secondo cui è meglio morire di fame sognando di diventare ricchi che vivere dignitosamente in comunione con gli altri. Diventare più ricchi mica per creare chi sa che. No, per schiacciare gli altri, per farsi invidiare dagli altri. Ovviamente c'è una percentuale di gente cha AMA il proprio lavoro, ma se questa gente messa di fronte alla prospettiva di poter avere lo stretto indispensabile per vivere e scegliere di fare qualcosa di creativo per sé continuasse a dire, non grazie, ridatemi il mio lavoro...be', non ci sarebbe da meravigliarsi se i professionisti più pagati dell'impero occidentale continuerebbero ad essere gli psichiatri! Bukowski ha combattuto tutta la vita con la possibilità di strappare al lavoro per sopravvivere, un po' di tempo per sé. Un po' di tempo per creare. Per scrivere poesie. E al tempo stesso proprio quella sofferenza ha partorito il suo genio, quello stile breve, poetico, di chi deve iniziare e finire una cosa in breve tempo, perché l'indomani si lavora, perché mentre batte a macchina di notte i vicini protestano, perché le donne con cui è stato si lamentavano di questa sua "insana" folle abitudine di scrivere...O altre folli abitudini, la follia non è forse l'esacerbazione della creatività? Siamo milioni di persone che abbiamo sentito e sentiamo come nostra questa condizione. Se proprio volete continuare a idolatrare il lavoro, come spesso ho sentito fare a Milano, una città dove il lavoro è una specie di medicina per combattere "il male di pensare" , perché pensare fa male, potrebbe farti scoprire che sei uno schiavo con la maglietta della Lacoste, se proprio non riuscite a fare a meno di ringraziare i vostri carnefici leccandogli il culo al solo scopo di conservare il vostro stipendio che garantisce calcio, pizza & birra e figa, la figa forse, perché quella che conta se la beccano quelli a cui leccate il culo, be', mi scuso con le signore lettrici se sarò inopinatamente bukowskiano, in questa conclusione, ma perché non ve lo scopate, il vostro lavoro?
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