"...e qui c'è già Jack che sfoglia il libro, vedo macchie di luce, nasi e orecchie , il lucido delle pagine di fotografie, per me me ne frego, ma immagino che farei bene a parlare di qualcosa ma non parlo bene io, e poi lui è tutto preso , così eccoci qui , canale di Venice , tutta la tristezza alla merda-pollo di tirare a campare.
-questo s'è messo a dare i numeri due anni fa.
-questo m'aveva chiesto di ciucciargli l'uccello se volevo che mi pubblicassero un libro.
-l'hai fatto?
-l'ho fatto? l'ho pestato per bene! con questo!
mostra il pugno del Bronx
rido. si sta bene con lui e poi è umano. tutti hanno paura d'esser culi, questa storia m'ha un po' stufato. forse sarebbe meglio se diventassimo tutti culi e se ci mettessimo buoni. niente bastonate.
Jack, per cambiare, lui va anche bene. c'è troppa gente che ha paura di parlar male dei culi- sul piano intellettuale, proprio come c'è tanta gente che ha paura di parlar male della sinistra...sul piano intellettuale. non mi importa niente di sapere da che parte andiamo-so solo che c'è troppa gente che ha paura".
Da "Taccuino di un vecchio sporcaccione", un libro che è una raccolta dei pezzi che Bukowski scrisse per Open City, una rivista underground molto in voga a Los Angeles , soprattutto negli anni '60.
Ecco un altro degli aspetti di Bukowski. Essere sempre sincero con se stesso e con gli altri. Il politicamente corretto quando puzza di ipocrisia deve essere adeguatamente sputtanato. A lui non piace e non perde occasione per farlo notare. Per lamentarsene. Bukowski oltre che scrittore fu soprattutto un poeta. E non stentiamo a credere che il mondo letterario della poesia negli Stati Uniti, per un uomo come lui, per un uomo che vive appartato, emarginato, persino dalla scena sociale, figuriamoci letteraria, dovette risultare ostico. Ad appannaggio com'era delle lobbies gay. E anche degli afroamericani. Naturalmente i poeti bianchi eterosessuali ci sguazzavano bene dentro perché non si azzardavano a ironizzare su certi aspetti. Sull'agire da lobby. Intendiamoci nella prima parte del racconto ironizza sugli etero che ci tengono a precisare che non hanno da spartir nulla con i gay. Come se fosse una excusatio non petita. Tanto che alla fine varrebbe la pena di "dichiararsi tutti culi", così finirebbe questa ipocrita presa di distanza. E quindi sottolinea sarcasticamente la doppia ipocrisia di prendere le distanze da certe opzioni sessuali guardandosi bene dal criticare sul piano letterario un poeta se è gay. Una cosa che disturberebbe di sicuro per primi gli omosessuali. In quanto persone intelligenti. Bukowski ci vuole dire che , nella sua ricerca della verità , non si deve aver paura di criticare ciò che dovrebbe, in teoria, essere dalla parte della cultura o delle libertà sessuali: essere di sinistra cioè. In altre parole critica lo snobismo di sinistra che si autocastra quando c'è da criticare certi ambienti. O un sistema letterario basato sulla falsa accezione che le persone più sensibili, debbano , necessariamente appartenere al mondo della sinistra. O essere omosessuali. Quando sappiamo bene che vi sono molti appartenenti a certuni ambienti che utilizzano queste bandiere sul piano formale, solo come alibi per giustificare un proprio insuccesso, o, addirittura, come medaglie al valore da sfruttare a proprio vantaggio.
Nessun commento:
Posta un commento