"Io andai a letto e carcai di dormire. E quelli ( i pappagallini) blateravano!Avevo tutti i muscoli doloranti (per il lavoro). Sia che mi sdraiassi su un fianco , o sull'altro, o sulla schiena, sentivo un gran male. Scoprii che la cosa migliore era sdraiarsi sullo stomaco, ma poi mi stancai. Mi ci volevano due o tre minuti buoni per cambiare posizione. Mi agitavo e mi rigiravo, bestemmiando, un po' urlando e un po' anche ridendo per il ridicolo di quella situazione. E loro continuavano a blaterare. Mi davano sui nervi. Che cosa ne potevano sapere, quei due, del dolore, sempre chiusi nella loro gabbietta? Chiacchiere da teste d'uovo! Tutti piume; cervelli delle dimensioni di una capocchia di spillo. In qualche modo riuscii a saltar giù dal letto, an andare in cucina, a riempire una tazza d'acqua, poi andai alla gabbia e gli buttai addosso tutta l'acqua. -Brutti figli di puttana! , urlai. Mi guardarono biecamente di sotto le piume bagnate. ma stettero zitti! Non c'era niente come il vecchio scherzo della doccia. Avevo preso a prestito una pagina dagli strizzacervelli. Poi quello verde col petto giallo abbassò la testa e si beccò il petto. Poi la alzò e cominciò a blaterare con quello rosso col petto verde, e ricominciarono come se niente fosse successo".
Tratto da "Post Office".
Questa divertente pagina di Post Office, romanzo in cui Bukowski parla della sua esperienza lavorativa nelle poste americane mi dà sempre una grande consolazione. Mi ci immedesimo. E mi dà la stura per parlare del mio rapporto con i cani del vicinato. Io abito a Corsico e lavoro all'Ikea. Ora , l'Ikea, per quante leggende metropolitane i clienti si creino in testa circa il clima lavorativo rilassato e i dipendenti che sembrano essere privilegiati, è comunque un'azienda . Un azienda multinazionale, d'accordo, ma pur sempre un'azienda. E alla fine del mese, onestamente, ad essere estremamente sinceri, lo stipendio te lo fa sudare. Pertanto, dopo otto ore di lavoro, più un'ora di pausa in cui io tento di laggiucchiare qualche libro per rilassarmi, in mensa, mentre decine di colleghi parlano, urlano e sghignazzano , mangiando , bevendo o guardando la televisione-vedete bene che quest'ora più che a rilassarti serve a rovinarti la digestione- , ambisco a starmene un po' in santa pace. E qui viene il bello! Una volta tornato a casa , tra il cane dei vicini del piano di sopra e i cani dei palazzi limitrofi abbandonati sui balconi e i cani delle villette della strada a fianco casa, che partecipano al concerto, non c'è verso di trovare quell'agognata oretta, due orette o più di pace. Niente! Non riesci nemmeno a pensare. Se non a bestemmiare tutti i santi. Ora, io amo gli animali, ma la recente moda, non so se mondiale, ma di sicuro italiana , che vede i nuclei familiari, sempre più, popolarsi di uno o più cani, vuoi per sopperire a delle mancanze di qualche tipo, vuoi per non fare figli che fanno domande a cui non si sa più rispondere e costano di meno, vuoi per usarli al parco quando vanno a cacare per flirtare con altre o altri possessori di cani, vuoi per qualsivoglia altro motivo, sta diventando un fenomeno decisamente ingovernabile. Il cane dei vicini del piano superiore, un cucciolo di beagle, tutte le volte che viene lasciato solo abbaia in continuazione. Deve aver avuto qualche trauma appena nato. Oltre a quello di conoscere i miei vicini, intendo. La proprietaria del cane è una signora della Capitanata, recentemente lasciata dal marito, che vive con un figlio apparentemente senza alcun problema. Il figlio , dico. Il marito, un bonaccione che fa l'ambulanziere, viene ogni tanto a trovarli e passa la maggior parte del tempo nei dintorni di casa a fumare parlando nell'auricolare del suo smartphone con la donna con cui sta. O con l'uomo, chi può dirlo, di questi tempi. Quando la signora va al lavoro e il figlio a scuola, a volte il marito gestisce il cane. Lo fa uscire per portarlo a defecare, chissà dove-mai visto con un sacchetto raccoglifeci- e poi trascina , letteralmente , quella povera bestia , riottosa a rientrare in casa, rischiando di impiccarla. Evidentemente si tratta di qualcuno che non ha mai avuto dei cani e che non è capace di gestirlo. Ma la maggior parte delle volte , quando rientro, questo cazzo di Beagle, un cane che hanno chiamato Luna e che i vicini-quelli che vivono in appartamenti lontani dal piano dei miei vicini, ovviamente-accarezzano e coccolano in continuazione, quando lo vedono per strada, abbaia stizzoso , in continuazione. E gratta la porta d'ingresso dell'appartamento con le zampe. E per me è l'inferno. Non riesco a leggere, non riesco a scrivere, non riesco a pensare. Ovviamente ho parlato con la signora della questione. Lei apparentemente è stata comprensiva: il cane sembra soddisfi, nel figlio, la mancanza della figura paterna del padre separato. Questione che avrebbe creato nel figlio un ritardo nell'apprendimento. Promette di consultare un comportamentista dei cani per risolvere il problema. Giorni dopo è scesa dal piano superiore , ha suonato al campanello della mia porta e , candidamente, mi ha detto-non si offenda, ma nel frattempo, io avrei pensato ad una soluzione. Sempre se lei non si offende. le ho comprato dei tappi per le orecchie. Le ho richiuso la porta in faccia. I TAPPI PER LE ORECCHIE? Va be', non sto a tirarla per le lunghe, comunque , informandomi, secondo una sentenza della cassazione, il cane fa parte del nucleo familiare e quindi, a meno che un numero cospicuo di inquilini si lamenti dei latrati del cane-che devono essere valutati in misura considerevole-praticamente non si può agire giuridicamente. Insomma , bisognerebbe avvelenarlo. O meglio, avvelenare i vicini, perché il cane, poveretto, non c'entra niente. Se il cane abbaia, mentre altri cani di altri vicini, non abbaiano, evidentemente c'è un problema di fondo. Naturalmente quello che ha avuto il coraggio, civilmente, di affrontare la cosa, l'unico, sono stato io. Gli altri vicini interessati dal fastidio, nisba. Da bravi italiani medi, attendono che altri risolvano il problema . O che il cane si suicidi, magari. Ma mentre c'è questo problema, cosa accade. Quei giorni in cui il cane viene gestito dal marito o quando madre e figlio sono in casa, dal balcone prospiciente, un cazzo di Pitt Bull abbaia della grossa. Non se ne può più. Mi aspetto che da un momento all'altro diano ai cani il diritto di voto. Tanti , visto come hanno votato per anni gli italiani, i porci già ce l'hanno. Ecco, caro Bukowski, ti capisco eccome. Per questo ti adoro, adoro le cose che hai scritto. Sei uno di noi, una persona normale che deve sbattersi per sbarcare il lunario. E forse quello che tutti noi chiediamo, non mi pare poi troppo, è solo un po' di tempo per starsene in pace. Dopo tutto quello che si deve sopportare, semplicemente per sopravvivere. Comunque, per concludere, sto pensando di comprarmi un fucile a piombini, con cannocchiale, per ammazzare il Pitt Bull di fronte. Il proprietario, un sordomuto, quando lo fa uscire, tra l'altro, non lo tiene al guinzaglio, ed è un cane aggressivo. Una volta ho visto che depositava uno stronzo sul marciapiedi e il sordomuto-lo chiamo così perché non ne conosco il nome- si è guardato intorno e si è dileguato. Qui gli stronzi sono diventati due, uno fisso sul marciapiedi, l'altro si è dileguato. E in nessun sacchetto raccoglifeci. Non ho abbandonato l'idea del fucile a piombini. Ho solo pensato di cambiare il target!
Nessun commento:
Posta un commento