mercoledì 6 gennaio 2021

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 ...."SPEGNI LA LUCE", urlava mio padre. Stavo leggendo i russi, Turgenev e Gorky. Mio padre voleva che le luci fossero tutte spente alle 8 di sera. Voleva dormire per essere fresco ed efficiente al lavoro, il giorno dopo. A casa non parlava d'altro che del suo lavoro. Parlava a mia madre del suo lavoro dal momento in cui metteva piede in casa la sera fino a quando andavamo a dormire. Era deciso a fare carriera. "Bene adesso basta con quei fottuti libri! Spegni la luce!". Per me quei personaggi entrati nella mia vita dal nulla erano tutto. Erano le sole voci che mi parlavano. "Va bene", dicevo. Poi prendevo la lampada, mi infilavo sotto le coperte, tiravo sotto anche il cuscino, sotto la trapunta. Faceva un gran caldo, la lampada si surriscaldava, e facevo fatica a respirare. Alzavo la coperta per far entrare un pò d'aria. "Che cosa succede? E' una luce quella? Henry, hai spento la luce?". Tiravo giù in fretta la coperta e aspettavo che mio padre si mettesse a russare. Turgenev era un tipo molto serio, ma riusciva a farmi ridere perchè le verità sono molto divertenti quando le si incontra la prima volta. Quando la verità di qualcuno è la tua stessa verità, e lui sembra dirla solo per te, è una cosa fantastica. Leggevo i miei libri di notte sotto la coperta, con la lampada surriscaldata. Leggevo tutte quelle frasi e intanto soffocavo. Pura magia.

Da Panino al prosciutto.


Piove da sei giorni ed avevo mal di testa. Poi ci sono delle cose che leggi, anche a spot, aprendo a caso un libro di Bukowski, ed ecco, come per magia, il mal di testa ti scompare. Dovrebbero leggerlo negli ospedali, Bukowski. E' terapeutico. Può esserci un modo più giusto di raccontare l'amore per i libri, se non questo, scritto da Bukowski nella sua autobiografia, intitolata Panino al prosciutto? Stai pensando a tutt'altro, fuori piove, c'è il lockdown, c'è la pandemia, il coronavirus, ma ecco che Bukowski ti viene in soccorso. Ti strappa un sorriso o ti riempie di saggezza con una semplice immagine che descrive un mondo. Alzi la mano chi di voi non ha mai provato quella stessa magia! Leggere un libro e ad un certo punto avere la sensazione che quel libro vi stia parlando. I genitori di Bukowski rappresentavano un certo proletariato americano fatto di immigrati che tenta la perenne scalata sociale del gambero. Ed ecco che un figlio in questa famiglia trascorre le sue notti a leggere libri. Soffre per se stesso, la faccia deturpata dall'acne, in quel periodo, i monotoni discorsi della famiglia media già allucinata da Tv e tentativi di inerpicarsi socialmente...Si aggrappa ai libri. A quei discorsi scritti che sopravvivono nei secoli e che dicono cosa già dette mille volte e che nessuno si è fermato ad ascoltare veramente: è la magia della pagina scritta. Una pagina scritta che cura. Taumaturgica. Bukowski lesse molto e di tutto. Ogni tanto trovava qualcuno che parlasse il suo linguaggio, che parlasse alla sua anima persa. E se ne innamorava. Cercò qualcuno di questi scrittori, cercando ispirazione, per dire poi quello che gli avevano insegnato o quello che provava dentro di sè. Quando trovò qualcuno che scrivesse in modo semplice, in grado di comunicare il proprio dolore, il piacere la gioia, con un linguaggio accessibile a tutti...si ispirò a lui, aggiungendovi il suo umorismo, la sua ironia, nonchè una buona dose di autoironia: ed ecco che era nato un nuovo scrittore. Una bomba atomica nell'universo patinato delle miccette e dei petardi di Capodanno. E quest'uomo, per sua stessa ammissione, fu Hemingway. Amò Hemingway, finchè non si sentì in grado di superarlo. Fino a permettersi il lusso di ironizzare persino su di lui. Sul mostro sacro."Illuminava la pagina, ma non aveva alcun senso dell'umorismo. Come potevi avere senso dell'umorismo se ti alzavi alle sei di mattina per scrivere?", scrisse su Hemingway da qualche parte. In varie poesie e racconti. Be', direi che il mal di testa mi è proprio passato.




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