lunedì 4 gennaio 2021

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 (...) Penso che una delle cose migliori che mi sia capitata è di essere stato uno scrittore di insuccesso per così tanto tempo e di aver dovuto lavorare per vivere fino a 50 anni. Mi ha tenuto lontano dagli altri scrittori e dai loro giochi di società e dalle loro maldicenze e lagne e ora che ho avuto un pò di fortuna intendo graziarli con la mia assenza. Lasciamoli continuare con i loro attacchi, io continuerò il mio lavoro che non è una cosa che faccio per cercare l'immortalità o una benchè minima fama. Lo faccio perchè devo e continuerò a farlo. Sto quasi sempre bene, specialmente quando sono davanti a questa macchina da scrivere, e il fiume di parole sgorga sempre più fluente e le parole sono sempre più autentiche. Vero o no, giusto o sbagliato, io continuerò a scrivere così.

Sulla scrittura, lettera a A.A.D. Winans 27 giugno 1984


Be', credo che queste parole di Bukowski possano essere il testamento di un certo tipo di scrittore. Che dico, di uomo. Nonostante la sofferenza dei mille lavori saltuari, malpagati e disagevoli, Bukowski non li baratta con la frequentazione del mondo letterario. E ciò corrisponde alla mia personale visione sull'arte e sugli scrittori. Quando uno scrittore ha successo e soprattutto quando non lo sa gestire e crede che gli elogi siano sinceri e non frutto di marchette pubblicitarie o infatuazioni emulatorie, comincia a credere alla propria immortalità. Bukowski, masochisticamente, ha accettato i rifiuti letterari come un incentivo allo scrivere meglio, al fare meglio. Ed ha scelto la solitudine. Per non lasciarsi contaminare dagli ambienti letterari. Culla di pretenziosi professionisti della scrittura che si credono immortali. Bukowski non crede a nessun tipo di immortalità. Men che meno nella propria. Proprio per questo i lettori continuano a premiarlo. Continuano a credergli. E continuano a crescere. Bukowski morì a 73 anni stroncato da una leucemia fulminante. I suoi funerali furono officiati da alcuni monaci buddhisti. Sulla sua lapide c'è una frase, due parole:" Don't Try". Non ci provare. Questa frase la usò in una poesia dedicata agli aspiranti scrittori e poeti riguardo all'ispirazione e alla creatività. Spiegò questa frase in questo modo:«Qualcuno una volta  mi chiese: "Cosa fai? Come scrivi, come crei?" Non lo fai, gli dissi. Non provi. È molto importante: non provare, né per le Cadillac, né per la creazione o per l'immortalità. Aspetti, e se non succede niente, aspetti ancora un po'. È come un insetto in cima al muro. Aspetti che venga verso di te. Quando si avvicina abbastanza, lo raggiungi, lo schiacci e lo uccidi. O se ti piace il suo aspetto ne fai un animale domestico.»

Ecco io Bukowski, per esempio, lo capisco. Ho la sua stessa idiosincrasia per lo scrittore che presenta i suoi libri. Vende la sua mercanzia. Io preferisco non andare mai a presentazioni di libri che mi sono piaciuti. Perchè gli scrittori che presentano i propri libri, sono la morte della scrittura. E l'inizio del Carosello. Bukowski invece ha fatto tesoro della lezione di Schopenhauer, sugli scrittori: "Ci sono innanzitutto due tipi di scrittori: quelli che scrivono per la cosa e quelli che scrivono per scrivere. I primi hanno avuto idee o hanno fatto esperienze che sembrano loro degne di comunicazione; i secondi hanno bisogno di denaro e scrivono per denaro. Pensano allo scopo di scrivere. Li si riconosce perché tirano in lungo il più possibile i loro pensieri ed espongono mezze verità, teorie sbagliate, precipitate e traballanti; di solito amano anche il chiaroscuro per sembrare ciò che non sono, ragion per cui alla loro scrittura manca precisione e piena chiarezza. Si può notare subito che scrivono per riempire la pagina: talvolta lo si può vedere nei nostri scrittori migliori, come per esempio qua e là nella Drammaturgia di Lessing e persino in alcuni romanzi di Jean Paul. Non appena lo si nota bisogna buttare via il libro: il tempo è prezioso. In fondo l’autore prende in giro il lettore quando scrive per riempire la pagina, perché egli scrive con il pretesto di avere qualcosa da comunicare. […] Scrive cose degne di nota soltanto chi scrive unicamente per la cosa. Che inestimabile guadagno sarebbe se in ogni ramo della letteratura esistessero solo pochi libri, ma eccellenti."

Per questo Bukowski sopravvivrà agli scrittori che si sono creduti immortali. Per il suo relativismo, verso la scrittura e verso la vita. Per Bukowski scrivere è l'atto stesso dello scrivere. Battere sui tasti, mentre sorseggi una lattina di birra e ti accendi l'ultimo mozzicone di sigaro. E ti accorgi che quello è il tuo culmine massimo di illuminazione. Tutto il resto sono consigli per gli acquisti!



 



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