Al Los Angeles City College poco prima della seconda guerra mondiale, mi atteggiavo a nazista. Riuscivo a male pena a distinguere Hitler da Ercole e non poteva importarmene meno. La cosa era successa perchè mi ero rotto le scatole di starmene seduto, durante i corsi, a sentire i patrioti che tenevano sermoni sulla necessità di intervenire per schiacciare la belva. Decisi di passare all'opposizione. Non mi curai nemmeno di documentarmi su Adolph limitandomi a dire tutto quello che di selvaggio o maniacale mi passava per la testa. In realtà non avevo nessun credo politico. Si trattava di un modo come un altro di sentirmi sganciato. Sapete, se a volte uno non crede in quello che fa se la cava molto meglio, perchè è libero da implicazioni emotive. (...)
In classe balzavo in piedi e urlavo tutto quello che mo veniva mente. Di solito aveva qualche attinenza con il concetto di Razza Superiore, che mi sembrava piuttosto divertente. Non me la prendevo direttamente con i negri o con gli ebrei, che mi sembravano poveri e confusi quanto me. Ma mi scagliavo in invettive dentro e fuori la classe e la bottiglia di vino che tenevo dentro l'armadietto contribuiva all'operazione. Ero sorpreso che fossero in tanti ad ascoltarmi e che pochissimi, se pur qualcuno, mettessero in discussione le mie affermazioni. Parlavo a ruota libera ed ero felice che il Los Angeles City College fosse un posto tanto divertente.
(...)Un'altra volta c'era un comunista che parlava da una piattaforma eretta in uno spiazzo vuoto a sud del campus. Era un ragazzotto dall'aria onesta, con gli occhiali senza montatura, i brufoli e un maglione nero dai gomiti bucati. Mi fermai ad ascoltarlo insieme ad alcuni miei discepoli. Uno di loro, un russo bianco, tale Zirkoff, il cui nonno e il padre erano stati uccisi dai rossi durante la rivoluzione sovietica. Mi mostrò un sacco di pomodori marci. "Quando ci dai il via" mi disse"cominciamo a lanciarli."Improvvisamente mi resi conto che i miei accoliti non avevano prestato la minima attenzione alle parole dell'oratore, e che comunque, niente di quanto aveva detto importava. Avevano già deciso. Quasi tutti erano così.
(...)Mi informarono che si sarebbe costituito un partito nuovo. Partito D'Avanguardia. Mi diedero un indirizzo di Glandale dove mi recai quella sera stessa. (...)L'americano dall'aria sana iniziò a parlare. Lo riconobbi. Era un robustone che sedeva sempre in prima fila durante le lezioni di teatro. Non mi ero mai fidato dei tipi come lui. Erano dei leccaculo. Dei veri e propri leccaculo. "La minaccia comunista deve essere fermata" esordì. "Lo scopo della nostra riunione è quello di prendere delle iniziative in questo senso. Saranno iniziative in parte legali e in parte illegali",,," Il resto non me lo ricordo quasi. Non mi importava niente della minaccia comunista nè di quella nazista. Volevo ubriacarmi, volevo scopare, volevo fare una buona mangiata, volevo cantare davanti ad un boccale di birra in un sudicio bar, fumandomi un sigaro. Non avevo coscienza. Ero uno sciocco. Uno strumento.
(...) Me ne stavo seduto con il mio migliore amico, un marine, in un bar del centro a scolarmi una birra, quando accadde.La radio trasmetteva un programma musicale e la musica si interruppe. Fu dato l'annuncio che Pearl Harbour era stata bombardata e che tutto il personale militare doveva rientrare immediatamente alle basi. Il mio amico mi chiese di accompagnarlo in autobus a San Diego, buttando là che forse quella era l'ultima volta che lo vedevo vivo. Aveva ragione.
Da "Questioni di politica", racconto inserito nella raccolta "A sud di nessun nord".
Questi stralci del lungo racconto "Questioni di politica", potrebbero, ad una prima lettura, sembrare un esercizio di qualunquismo. Mi permetto di interpretare il pensiero di Bukowski, al riguardo, se fosse vivo. Avrebbe detto che QUALUNQUISMO è una parolaccia. Nel senso che è una parola che sintetizza un epoca storica e politica la cui conoscenza non si può pretendere da chiunque. E' uno di quei termini che utilizzano taluni intellettuali per sintetizzare degli universi concettuali che , o non hanno voglia, o non hanno capacità, di spiegare all'uomo della strada. All'uomo medio. Alla persona semplice. A NOI. Che non lucriamo su lavori intellettuali, campandoci su, ma che dobbiamo sbarcare il lunario tutti i santi giorni, per arrivare a fine mese e che abbiamo necessità di capire subito e in parole accessibili come stanno le cose. Invece il pensiero di Bukowski è profondo, nella sua semplicità. NON NE VALE LA PENA. Ecco cosa ci vuol dire Hank. Tutti quei discorsi, quelle parolone, le guerre e i morti, ed eccoci ancora qui. I poveri restano poveri e i ricchi sempre più ricchi. E i poveri di spirito ancora più poveri di spirito. Permettetemi una digressione personale. Anch'io quando da ragazzo frequentavo la sezione del Pci e poi Ds, al paesello, mi atteggiavo a stalinista. Era per provocare. Era per mettere in ridicolo l'ipocrisia di tutti questi tizi, liberi professionisti e professori, di cui pullulava il direttivo, che pretendevano di interpretare il volere delle masse proletarie. Proposi una moratoria edilizia sulla costa-vivevo in un borgo del sud mediterraneo, all'epoca, molto bello e ricco di una natura incontaminata-Be', erano tutti in difficoltà. Era un'istanza tremendamente ambientalista e un aprtito di sinistra non potava non dirsi ambientalista, ma molti di loro erano ingegneri e architetti, che bramavano incarichi edilizi di ogni specie e speculazione. Anni dopo infatti alcuni di loro sono passati ai verdi. Li avessi visti UNA VOLTA, DICO UNA, ad un corteo antinucleare o a manifestazioni contro la cementificazione selvaggia della costa! STALIN era un dittatore spietato, ma, ecco, mi sembrava in quel momento uno spettro ideale da agitare per farmi rispettare. Non lo sapevo che invece era il modo migliore per farmi emarginare.E non avevo ancora letto Bukowski! Queste cose le ho ritrovate tutte dentro i suoi libri, i suoi racconti, le sue poesie. Ecco perchè BUKOWSKI E' UNO DI NOI! Lo è stato per me in queste circostanze-mi ha fatto sentire meno solo-ma lo è stato e lo sarà uno di noi per tanti altri in molte altre occasioni!