martedì 20 novembre 2018

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High Times- hai paura di morire?


Bukowski-Chi, io? Diavolo, no! Ci sono andato molto vicino un paio di volte, non ho paura. Quando ci sei così vicino ti senti anche bene. Ti dici"Ok, ok . Penso che , specialmente se non credi in un Dio , non ti preoccupi se finirai all'inferno o in paradiso, ti rilassi e basta qualsiasi sia il posto dove sei destinato. Ci sarà un cambiamento, proietteranno un nuovo film, qualsiasi cosa sia dici"Ok". Quando avevo 35 anni mi avevano dato per spacciato all'ospedale generale. Sono uscito dall'ospedale-mi avevano detto di non bere più un solo bicchiere o sarei morto-e il primo posto dove sono andato è stato un bar e mi sono bevuto una birra. No, due birre!


High Times-cos'era quella? Una sida alla vita?


No, una sfida a tutti quelli che ti raccontano menzogne. La morte è bella, la morte è bella o brutta. Sai come si dice:"Il viaggio più lungo". Vivere con qualcuno con cui non ti piace vivere è molto peggio che morire; sgobbare otto ore al giorno per un lavoro che odi è peggio che morire.


Il sole bacia i belli


Pezzo da antologia, anche questo. Tratto da un libro di interviste. E' incredibile , la trascrizione delle interviste concesse oralmente da Bukowski, sulla pagina scritta irradia la stessa luce dello scritto puro. C'è qualcosa che Bukowski ha preso da Nietzsche. Ora Bukowski dice spesso che ha letto molto da giovane e che poi da un certo punto in poi è diventato molto esigente, riguardo alle letture. Può darsi che sia vero, ciò che dice  o può anche darsi che sia la proiezione della sua volontà nell'aver immaginato di comportarsi così. Ad ogni modo,- certo che Nietzsche sia stato un suo fratello antisociale antelitteram-come il filosofo tedesco che a causa dei problemi alla vista e di salute, ad un certo punto abbia dovuto scegliere tra il produrre pensieri gloriosi e metterli su carta e leggere gli altri filosofi, propendendo per il non leggere nient'altro che i propri scritti-anche Bukowski , specialmente quando ha iniziato a pubblicare come scrittore professionista, ha cessato di leggere gli altri. Lo annoiavano a morte! Spesso tra gli autori più noiosi cita Tolstoj e Norman Mailer, mentre Nietzsche e Celine sono i suoi preferiti. Per quanto Celine sia di un lamentoso terrificante e pesante. Ma ha la stessa vena sarcastica e scatologica, specie nell'uso dei termini volgari, che, nella musicalità del verso scritto, ci vanno sempre a pennello. E anche in questo brano, in questo pezzo tratto da una più lunga intervista, torna un Bukowski geniale, filosofo nell'esprimere concetti complessi riguardanti, in questo caso, l'argomento del fine vita, un Bukowski che applica ancora una volta, alla parola parlata ( e qui si ha la misura di come chi scrive finisce per parlare come scrive e viceversa realizzando la magia perfetta), il gergo semplice di strada mutuato dalle fabbriche, dai mattatoi, dai magazzini e dagli uffici postali, uno dei suoi mantra preferiti:" il genio è la capacità di rendere con parole semplici concetti complessi". E di divulgarli alla gente comune, aggiungo io, al popolo. Eversivo, come al solito, nella parte finale, dove in definitiva ci ricorda che esistono morti peggiori di quelle fisiche, le morti di chi è fisicamente vivo e culturalmente e socialmente morto.

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