venerdì 31 agosto 2018

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"26 minuti alle 9 di mattina e sono rimasto senza birra...Allego alla lettera "Satis" , una rivista inglese che ha pubblicato un paio di mie poesie che cadono nella categoria non-edificante. Quelle del tipo edificante le puoi trovare dovunque. E c'è anche una recensione dei mie 3 libri fatta da Cuscaden. E' veramente un gran culo che io in genere non porti cappelli , perché altrimenti dopo aver letto queste recensioni mi monterei talmente la testa che non mi entrerebbero più.
Cara, questa è una trappola: SE CREDI DI ESSERE BRAVO QUANDO TI DICONO DI ESSERE BRAVO , CON QUESTO SEI FINITO, FINITO, MORTO, morto per sempre. L'arte è un gioco di vivere e di morire che si fa giorno dopo giorno , e se vivi un po' di più di quanto muori, allora puoi continuare a produrre roba decente, ma se sei un po' più morto che vivo, allora, sai com'è...
La creazione , il modellare la tua opera , una buona creazione, è un segno che quel dio dentro di te che ti fa andare avanti ha ancora gli occhi aperti. La creazione non è tutto, ma è una parte piuttosto consistente. Fine della lezione 3784".
 Lettera ad Ann Baumann tratta da "Urla dal balcone" volume uno.


In questa lettera Bukowski è molto profondo. Ci fa capire cosa significhi essere un artista puro. Il senso dell'umorismo che non lo abbandona mai,  che, come direbbe lui, gli salva il culo e , sempre come direbbe lui, automaticamente lo salva agli altri, alla platea dei suoi lettori, tracima nella sarcastica riflessione sul fatto che l'artista che crea è giudice unico della propria creazione. E paradossalmente un giudizio negativo aiuta più che uno positivo, falso o pieno di piaggeria. Una lettera di rifiuto di un editore è benzina sul fuoco della creazione. E' l'eterna lotta di Bukowski Davide della scrittura contro il Golia dell'editoria, che sponsorizza gente dal valore letterario infimo, ma che magari ha una bella immagine, una bella faccia, fa sport, ha la tartaruga addominale, dialoga bene in Tv...o è gente ricca di suo. Non lo sapremo mai, non te lo diranno mai, ma l'editoria contemporanea, e anche quella moderna, dei tempi di Bukowski è business. Non mecenatismo, non mentore di reali talenti letterari. E' questo impoverisce la letteratura e la cultura. Sotto questo profilo Bukowski, che potrebbe essere e lo è, scrittore colto, per reazione, diventa un beone della letteratura. Il barbonismo militante della sua vita reale lui lo trasporta in letteratura, facendolo diventare arte. Dai diamanti non nasce niente dallo sterco nascono fiori, lo diceva De Andrè. E non si fida dei circoli letterari e dei poeti che hanno ore ed ore libere davanti , mantenuti da mamme o parenti ricchi, gente che non è in grado di produrre nulla, nessuna emozione, versi vuoti, morti. L'artista , secondo Bukowski deve soffrire, deve cavare la creazione dal bubbone malefico di una vita di stenti e di sofferenza, di fine mese raggiunti a stento, spesso con espedienti anche non del tutto ortodossi. Per questo è sempre in guardia. La vita non gli ha regalato nulla, ha dovuto conquistarsi tuto da solo, scrivendo migliaia di pagine inascoltato in bui scantinati, cantine semibuie e appartamenti con ragni nei termosifoni, scarafaggi e lattine vuote di birra. Eppure è riuscito a far ridere, immolando se stesso a clown delle proprie storie. Eroe buffo e lumperproletario della periferia americana. E dell'impero occidentale, aggiungerei. Non ti esaltare troppo, sembra voler dire Bukowski, se qualcuno ti elogia. E' una trappola e per chi ha vissuto in trappola, sapere che dietro l'angolo c'è una fregatura, potrebbe aiutarti a gustare meglio il successo. O a vivere meglio l'insuccesso. Tanto ci si è abituati.

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