E' un mondo di potenziali suicidi, be', parlo più che altro degli Stati Uniti, non conosco il resto del pianeta. ma è un posto di potenziali ed effettivi suicidi e di centinaia di migliaia di donne sole, donne che soffrono per avere compagnia, e poi ci sono gli uomini, che impazziscono, si masturbano, sognano, centinaia di migliaia di uomini che impazziscono per sesso o per amore o per qualsiasi cosa, e, intanto, tutta questa gente, quelli dell'amore perduto, del sesso perduto, quelli che sono spinti al suicidio, svolgono tutti questi lavori succhia-anima che deformano i loro volti come fossero limoni marci e che spremono i loro spiriti fuori, fuori, fuori...Nella struttura della nostra società è impossibile per queste persone entrare in contatto tra loro da qualche parte. Chiese, balere, feste sembra non facciano altro che dividerli ancora di più, e i club per appuntamenti, e i sistemi di computer per cercare l'anima gemella non fanno altro che distruggere sempre più una naturalezza che avrebbe dovuto esserci , una naturalezza che è stata frantumata e sembra essere distrutta per sempre nel nostro attuale sistema di vita ( e di morte). Guardali mentre indossano i loro vestiti sgargianti e salgono sulle loro nuove auto e sgommano verso il NULLA. E' tutta una manovra di facciata e il contatto umano è andato perso.
Tratto da Il ritorno del vecchio sporcaccione.
Magistrale pezzo tratto da un racconto della raccolta "Il ritorno del vecchio sporcaccione" , sorta di continuazione de "Il taccuino del vecchio sporcaccione." Questi due libri raccolgono una selezione dei migliori pezzi scritti da Bukowski su alcuni giornali dell'underground di Los Angeles, in special modo sul Los Angeles Free Press. Il vecchio Buk, ce lo immaginiamo vecchio sin da giovane, per lo meno è questa l'idea che lui vuol dare nei sui scritti, forse per sembrare sempre comunque fuori moda o fuori contesto-e un vecchio lo è sempre- rispetto al giovanilismo d'ogni tempo e alle sue mode, alle sue tendenze, manifesta in questo lungo pensiero il suo più volte ripetuto credo pessimistico sugli esseri umani. Ora lui parla dell'America degli anni '50, il tempio del capitalismo, la società che doveva arricchire tutti e dare fortuna alla maggioranza, e invece è l'ennesimo inferno come l'interno pulcioso del sedile di un auto di lusso rivestito in pelle, ma si veda bene che questa sua visione, nonostante i chiari tratti iperbolici di cui è intrisa, può essere riferita ad ogni tempo, epoca, persino a regimi e sistemi non eminentemente occidentali e capitalisti. E la mancanza di comunicazione tra gli esseri umani, la mancanza di naturalezza, nella ricerca di contatti umani. Nell'epoca di internet e dei social network queste sue parole, questa sua visione appare avveniristica. Come tutti i grandi scrittori Bukowski ha scritto pensieri non solo per caso o ancorati all'epoca e al periodo cui sono riferiti. Come tutti i grandi poeti, e Bukowski lo è stato, ha saputo vedere oltre. Scrivere , scolpire nel marmo della pagina letta e impressa nella mente di chi lo legge, parole che mostrano immagini, che sovrapposte alle società future degli individui del pianeta, sono state vaticinanti. Oggi più che mai, questo contatto umano è men che mai naturale, mediato dai nuovi media, filtrato da ragazzi che attraversano la strada col pericolo di essere investiti perchè stanno scrivendo qualcosa a qualcuno su whatsapp, figli che comunicano con le madri tramite messaggi telefonici da una stanza all'altra nella stessa casa, incontri sessuali che si spengono nel loro ardore promesso dal desiderio mentale allorchè lo scambio di foto, video e parole "sporche" (che non si osa dire dal vivo per eccitare un certo feticismo di maniera), spengono tutto il fuoco iniziale rendendo inutile lo scambio di energie corporee, in altre parole, il sano sesso. Mi permetto di dire che la cifra di Bukowski è immortale, perchè la sua ironia, il suo sarcasmo, sugli ignari esseri umani che leggendo non riescono a riconoscersi nel loro essere ridicoli, riferendo quell'essere comici agli altri da se', cambiando il contesto, i mondi, la semiologia, tra gli individui, ne lasciano intatta quella visione sarcastica che, cambiando parole e termini, può diventare davvero patrimonio di chi, leggendo ancor oggi il vecchio Hank, può guardare con quegli stessi occhi pessimisti, severi, disperati e comici, l'umanità che non cambia mai in meglio, restando per sempre , in maggioranza, nella serie B dell'intelligenza che la distingue dai primati. E tuttavia senza elevarsi su di essa, ma continuando a farne parte ed a rassegnarsi alla sua idiozia. Tanto la gente non cambierà mai. Si può solo diventare più stupidi. O restare sempre più soli in un mondo di stupidi, ma tanto soli da sembrare stupidi anche noi. E forse esserlo davvero. Conservando l'intelligenza di non sentirci migliori. Semmai diversi.