"Hemingway studiava le corride per la forma e il significato e il coraggio e la sconfitta e lo stile. Io vado agli incontri di pugilato e seguo le corse dei cavalli per la stessa ragione. Avverti una sensazione ai polsi alle spalle e alle tempie. C'è un certo modo di osservare e registrare che cresce nel verso e nella forma e nella atto e nel fatto e nel fiore, e nel cane che cammina , e nelle mutande sporche sotto il letto, e il ticchettio della macchina da scrivere mentre te ne stai lì seduto, quello è il grande suono, il più grande di tutto il mondo, quando butti giù il verso a modo tuo, nel modo giusto, e non c'è bella donna che regga al confronto, e niente che potresti dipingere o scolpire che regga il confronto, questa è l'arte suprema, riuscire a buttare giù la parola, e la ragione del coraggio sta tutta lì; è l'azzardo più grande mai inventato e non vincono in molti.
Qualcuno mi ha chiesto-Bukowski, se insegnassi in un corso di scrittura creativa, cosa chiederesti di fare?. Io gli ho risposto-li spedirei tutti all'ippodromo e li obbligherei a puntare 5 dollari su ogni corsa. Il coglione pensava che stessi scherzando. La razza umana è molto in gamba quando si tratta di tradire e ingannare o di cambiare casacca. Ciò che gli aspiranti scrittori devono fare è infilarsi in una zona franca dove non possono essere coinvolti in manipolazioni o giochi sporchi. Ecco perché certi gruppi di persone alle feste sono così disgustosi: tutta la loro invidia e piccolezza e falsità affiorano. Se vuoi scoprire chi sono i tuoi amici puoi fare due cose: invitali a una festa o vai in prigione. Scoprirai presto che di amici non ne hai."
Dal racconto sulla matematica del respiro e dello stile, tratto da "Taccuino di un vecchio ubriacone."
Un passo lungo in cui zio Buk ci dice tante cosa pregnanti. Ci illustra la sua ricetta per diventare scrittori. Ma dirò di più. La sua ricetta è universale. E' un insegnamento per diventare uomini o donne degni di essere vissuti. Dalle letture di Hemingway trasse molti insegnamenti. Prima di tutto lo stile , semplice e scorrevole che lo ha aiutato a esprimere concetti complessi riuscendo con la resa in termini o esempi semplici e divulgarli anche a persone tagliate fuori da studi e terminologie auliche che servono solo ad masturbazioni autocelebrative di chi le usa. Se scrivi o dici cosa difficili , delle due l'una, o vuoi fare colpo e di quello che scrivi o dici non ti importa nulla o non sei capace di divulgare a tutti quello che scrivi o dici. In questo secondo caso sei quando di più distante ci possa essere dall'essere un genio. Immergersi nel gorgo della vita, imparare ad osservare, descrivere mentalmente certuni individui e caratterizzarli, questa è l'essenza dell'artista. O delle essere umano completo e senziente. Anche quando leggi, ci vuol dire Bukowski, fai vivere quel che leggi. Usalo nella vita di tutti i giorni. Persino i vezzi , le pose dei personaggi, rivissuti da te in prima persona vengono a vita nuova , rilucono aiutandoti a capire te stesso e il mondo. E impara ad amare ciò che fai. Perché ciò che fai e come lo fai sono ciò che sei. Non importa se fai un lavoro che non ti piace , se fai una vita che non ti piace, se non ti piaci abbastanza. Imparare a guardare tutto questo con ironico distacco ti farà stare meglio. Zio Buk è un monaco taoista inconsapevole. Si può arrivare alle stesse conclusioni di millenni di dottrine avite anche conducendo una vita di esacerbanti stenti tra le pieghe dei quali cerchi di realizzare qualcosa per te stesso che ti faccia stare bene. Il feticismo del ticchettio della macchina da scrivere. Scrivere è autoanalisi. Scrivere ti scarica. E' catartico. Ti fa stare bene. Persino se scrivi dei tuo capo al lavoro insultandolo, il giorno dopo guarderai tutto sotto una diversa prospettiva. Hai lasciato la tua cattiveria sul foglio di carta scaricato dall'energia elettromagnetica delle dita sulla tastiera. Se vuoi scrivere davvero, ci dice Bukowski, non devi infilarti nel budello materno delle raccomandazioni letterarie. Se sei sincero con te stesso, non potrai mai sapere se il tuo successo è reale o manipolato. Le masse si bevono tutto. Si sono bevute guerre, carestie, disoccupazione, epidemie. E si sono bevute tutti i capri espiatori di quelle circostanze.
sabato 22 giugno 2019
lunedì 3 giugno 2019
31
" Perché le donne dei poveri devono essere così brutte? Del resto che cosa c'era di giusto? C'era mai stata giustizia anche solo per un momento , per i pesci piccoli? Tutte quelle stronzate che gli davano a bere sulla democrazia e le pari opportunità , non servivano ad altro che a tenerli buoni, perché non bruciassero tutta la baracca. Certo una volta ogni tanto c'era qualcuno che riusciva a tirarsi fuori dalle macerie e a emergere. Ma per ognuno di questi ce n'erano centinaia di migliaia in mezzo a una strada, o in prigione, o in manicomio, o drogati, o sbronzi. E molti e molti di più che facevano lavori spregevoli e malpagati e buttavano via tutti gli anni della loro vita in cambio di pura e semplice sopravvivenza."
Quante verità in questo racconto dal titolo "Azione" tratto dalla raccolta "Niente canzoni d'amore". Il nostro amico Hank è amareggiato per se stesso. Ha visto scorrere via i migliori anni della sua vita riempiti di niente. Ha sofferto così tanto , nella sua vita, per non essersi sentito mai adeguato nei lavori che faceva per tirare avanti. Doveva farli per campare, non perché gli piacesse farli. Anche se svolgeva quei lavori al meglio delle sue possibilità, be', non andava mai bene, ai padroni delle "baracche". Ma non è che non andasse bene. Io lo capisco benissimo! Andava bene perché i lavori comunque venivano svolti e completati, ma non andavano bene perché nello svolgerli non ci metteva entusiasmo, non ci metteva abbastanza zelo. E io so perché accadeva! Perché non concedeva tutto se stesso ma serbava sempre una parte di sé per se stesso. La propria anima. E sono cose che danno sui nervi a chi ti vuole sottomesso perché magari , perché, a sua volta, ha accettato di farlo. Si chiamano gerarchie. E in sovrappiù, il vecchio zio Hank, non era tipo che leccasse culi in giro. Non indulgeva in piaggerie, salamelecchi, inchini, prosternazioni...Tutti sappiamo come fare per arrivare in cima, avendo un po' di intelligenza e furbizia e capacità di recitazione. Ma c'è chi si vergognerebbe come un ladro nel farlo. Indipendentemente da cultura o ceto sociale d'appartenenza. E' qualcosa di genetico, credo. Non ce la fai e basta. E vedi passarti davanti mandrie di ignoranti , incapaci e incompetenti, che sanno bene come si lavora . Di lingua. E' amaro zio Buk in questo passo, ripeto. Ma come sempre spietatamente realistico. Smaschera senza mezzi termini l'ipocrisia di un sistema che ti fa credere di essere libero , di avere tutte le possibilità di arrivare ad essere ciò che vuoi. Mantenendoti sulla soglia di sopravvivenza...non sia mai tu possa diventare una scheggia impazzita e anzi fidando sulla tua buona educazione e sulla tua onestà. Parole che in questa società suonano come ormai quasi come ingiurie. E c'è da aggiungere che Bukowski stava qui parlando degli anni '50 negli Stati Uniti. Ma come vediamo tutti i giorni , ormai, ovunque nel mondo, persino ai giorni nostri, questa sorta di esperanto economico chiamato capitalismo, un sistema divenuto unico, sia quando diretto da Democratici Americani che anche quando gestito dal Partito Comunista Cinese, è il solo linguaggio che l'Umanità sembra comprendere. E si impara sopravvivendo!
Quante verità in questo racconto dal titolo "Azione" tratto dalla raccolta "Niente canzoni d'amore". Il nostro amico Hank è amareggiato per se stesso. Ha visto scorrere via i migliori anni della sua vita riempiti di niente. Ha sofferto così tanto , nella sua vita, per non essersi sentito mai adeguato nei lavori che faceva per tirare avanti. Doveva farli per campare, non perché gli piacesse farli. Anche se svolgeva quei lavori al meglio delle sue possibilità, be', non andava mai bene, ai padroni delle "baracche". Ma non è che non andasse bene. Io lo capisco benissimo! Andava bene perché i lavori comunque venivano svolti e completati, ma non andavano bene perché nello svolgerli non ci metteva entusiasmo, non ci metteva abbastanza zelo. E io so perché accadeva! Perché non concedeva tutto se stesso ma serbava sempre una parte di sé per se stesso. La propria anima. E sono cose che danno sui nervi a chi ti vuole sottomesso perché magari , perché, a sua volta, ha accettato di farlo. Si chiamano gerarchie. E in sovrappiù, il vecchio zio Hank, non era tipo che leccasse culi in giro. Non indulgeva in piaggerie, salamelecchi, inchini, prosternazioni...Tutti sappiamo come fare per arrivare in cima, avendo un po' di intelligenza e furbizia e capacità di recitazione. Ma c'è chi si vergognerebbe come un ladro nel farlo. Indipendentemente da cultura o ceto sociale d'appartenenza. E' qualcosa di genetico, credo. Non ce la fai e basta. E vedi passarti davanti mandrie di ignoranti , incapaci e incompetenti, che sanno bene come si lavora . Di lingua. E' amaro zio Buk in questo passo, ripeto. Ma come sempre spietatamente realistico. Smaschera senza mezzi termini l'ipocrisia di un sistema che ti fa credere di essere libero , di avere tutte le possibilità di arrivare ad essere ciò che vuoi. Mantenendoti sulla soglia di sopravvivenza...non sia mai tu possa diventare una scheggia impazzita e anzi fidando sulla tua buona educazione e sulla tua onestà. Parole che in questa società suonano come ormai quasi come ingiurie. E c'è da aggiungere che Bukowski stava qui parlando degli anni '50 negli Stati Uniti. Ma come vediamo tutti i giorni , ormai, ovunque nel mondo, persino ai giorni nostri, questa sorta di esperanto economico chiamato capitalismo, un sistema divenuto unico, sia quando diretto da Democratici Americani che anche quando gestito dal Partito Comunista Cinese, è il solo linguaggio che l'Umanità sembra comprendere. E si impara sopravvivendo!
Iscriviti a:
Commenti (Atom)