mercoledì 11 dicembre 2019

35

ahi ahi ahi

il tizio gestisce una libreria
ci vado e autografo i miei libri
per lui
e lui mi impone sempre qualche libro
qualcosa del genere declino-e-vita
difficile
ma questi libri sono scritti da
opinionisti
di giornali
professori, nati nella bambagia
ecc.
e questi hanno visto tanta vita reale 
da bassifondi
quanto un parroco di campagna;
le loro vite
sono state tanto avventurose quanto
una spolverata allo scaffale della
libreria
e nessuno di loro ha mai saltato un
pasto.
questi libri sono ben scritti,
a volte brillanti
un filo
   arditi
ma c'è una sensazione dominante di agiatezza
nella scrittura e nella
  vita
i libri mi cadono dalle mani.
questo tizio della libreria deve
cominciare a pensare a
qualche altro tipo di
 compenso
per me
  che gli autografo i miei libri
  perchè leggere queste cacate
deliziosamente stampate
non fa che ricordarmi
ancora una volta
che sto gareggiando
da solo
contro me stesso.

Tratto da "Cena a sbafo", raccolta di poesie


Questa poesia rappresenta uno dei più icastici esempi di quello che Bukowski pensa degli intellettuali. Per lui gli intellettuali, semplicemente, non sono degli artisti. Gli manca il genio della creazione. Questo genio viene dalla sofferenza, dalle privazioni, dal conquistarsi la parola sulla pagina strappandola al tempo del lavoro votato alla sopravvivenza. Come si può parlare di dolore e di sofferenza standosene seduti su un cuscino di seta davanti al te' delle 5 pm?, parrebbe voler dire Bukowski. Ti manca il giusto retroterra, ti manca la traduzione letteraria delle sensazioni olfattive, termiche, corporee, fisiche, della sofferenza. E ti manca poter ridere di gusto per trasformare la disperazione in senso del grottesco e uscirne con una scappatoia catartica. 
Ridere dei disagi del vivere quotidiano e di se stessi Chaplin delle situazioni del vivere quotidiano è catartico. Ti aiuta a sopportare meglio. Ti guarisce. E ti fa vendere più libri a tutti. Persino a quelli che Bukowski insulta e si riconoscono insultati nelle sue pagine. E' una catarsi anche questa. Già, Bukowski esercita a volte per certe categorie la stessa funzione che una geisha sadomaso giapponese esercita con bondage, fruste e coltelli su manager spietati o capitani d'industria senza scrupoli...lenisce il loro senso di colpa torturandoli e rendendo una parte del dolore da essi inflitto...per tutti gli altri, per chi non legge abitualmente, per i semplici, per i non intellettuali, per coloro per i quali leggere non è un interesse preponderante, ebbene, Bukowski riesce a conquistarli, a farsi leggere. Ed è quello che dovrebbe prefiggersi di fare ogni scrittore che si rispetti. 
Eppure Bukowski, da qui la genialità di zio Hank, coma amavano chiamarlo amici mogli e affini, arriva a questa sua idea della letteratura dopo aver letto molto. Nelle biblioteche pubbliche o altrove. Per molti anni della sua vita. Non arriva impreparato a questo concetto. Non sa se ce la farà a diventare scrittore e in cuor suo spera di non diventare uno scrittore di successo, paradossalmente. Per non diventare snob. Anche se lui snob , uno snob lumperproletario, lo è...