"....non voglio essere il primo a mentire. Non so da dove mi venga questa cosa. Non sono religioso. Essere buono è meglio che essere qualsiasi altra cosa se c'è la possibilità di scelta. Non devi essere cristiano, non è un obbligo. Essere buoni e basta è un concetto semplice. Stanno tutti meglio quando sono buono."
Il sole bacia i belli, interviste, incontri, insulti. Charles Bukowski
Eccolo Bukowski. Bukowski ti spiazza sempre. Dal rissoso, polemico, negativo, nichilista , come spesso vuole apparire nei suoi racconti, in un'intervista viene invece fuori la sua vera natura. Bukowski è buono, ma diventa cattivo reagendo alle circostanze che gli accadono. La chiave di tutto il pensiero è "essere buono è meglio di essere qualsiasi altra cosa se c'è possibilità di scelta." A partire da un infanzia vissuta con un padre che gli proibiva di leggere (lo faceva di notte con una lucetta nascosto sotto le coperte, dopo "la dichiarazione di coprifuoco paterna), che lo picchiava e lo vessava umiliandolo. Perché non lo capiva. Non capiva che il valore di un essere umano non è dato dalla capacità di "fare soldi". No. Un essere umano ha molto di più da offrire. E' un essere unico di luce splendente che conserva delle zone d'ombra per i momenti di rottura. Non è necessario essere buoni, dice. Ma avverte, se ce n'è la possibilità. Una lezione alle migliaia di donna Prassede che popolano questo pianeta convinte che l'elemosina , a fronte di una immensa ricchezza da cui provengono, possa schiudere loro le porte del paradiso. E intanto incassano un sollazzo d'ego mica da ridere! Bukowski conosce l'essere umano, perciò lo odia. Perché sa che prima o poi mentirà, prima o poi farà qualcosa di cattivo. E la ruota nietzschiana dell'eterno ritorno lo porterà a compiere ad libitum, gli stessi errori. L'odio nei confronti della razza umana-"umanità mi stai sul cazzo. Ecco il mio motto dice in "Donne"-lo porta a stare sulla difensiva. Essere cattivi per reazione non è come esserlo in prima battuta. In quel caso non c'è cattiveria preventiva ma solo premeditata stupidità. Idiozia allo stato puro. Bukowski da ragazzo soffrì di una forma grave di acne che gli deturpò il viso. Non fu mai abile mai in nulla, baseball, football, scuola...anche nel fare a botte mirava al pareggio. E lo faceva se era costretto. Faceva a pugni con se stesso, con l'uomo che era in lui e non poteva fare a meno di menar le mani quando qualcuno lo costringeva. nei vicoli sul retro dei bar, ubriaco fradicio, con l'alcol a lenire le ferite della vita. Ci sono persone che bevono per non uccidere. Che si uccidono per non uccidere. Ecco in cosa consiste la bontà di Bukowski. E' autentica, priva di mediazioni. Molte donne gli hanno fatto del male e spesso è vissuto meglio con le puttane pazze alcolizzate, perché anch'esse erano creature buone. Fragili, in definitiva. Mentre la maggior parte delle donne volevano soldi, posizione, successo e vita comoda, che per tutta la vita, Bukowski, non poteva avere neppure per sé. Voleva essere amato per quello che era. Un'artista per lungo tempo incompiuto. E in un mondo che non si accorge della tua arte, della tua intelligenza, del tuo senso dell'umorismo ( e Bukowski ne aveva da vendere), un mondo che valuta le persone per la loro capacità produttiva o per il saper stare al mondo col pelo sullo stomaco a spese degli altri (essendo persino , da carnefici, ammirati per questo), be', in un mondo così, sei costretto a volte a diventare cattivo. Si chiama sopravvivenza!