Dicevo che Bukowski per me è un talismano. Ed è così. Un uomo che ha raggiunto il successo letterario quasi per caso e in tarda età, restando costantemente fedele a se stesso ed al proprio credo tecnico stilistico, per sua stessa ammissione un Hemingway con del senso dell'umorismo. Un uomo che vergava poesie a lume di candela in appartamenti scalcinati nelle periferie delle grandi città Americane, Los Angeles in particolare. Vergava poesie e racconti che scriveva fondamentalmente a se stesso, per tirarsi su, per darsi la carica, racconti di lavori saltuari e sottopagati, di vite spezzate, di vicini di casa molesti, di ippodromi e scommettitori (lui stesso era un forte scommettitore), scritti che gli permettevano di sopravvivere. Di tirare avanti. Ma che gli generavano rabbia...tutte le volte che s'accorgeva di saper scrivere e di avere il genio di chi scrive in modo semplice avendo la capacità di rendere comprensibili concetti complessi e con un gran senso dell'umorismo, dell'autoironia. Quando non scadeva in sarcasmo autofustigatorio. Di un uomo così non puoi non innamorarti, in senso letterario. Non puoi non ritenerlo un talismano. Perché tutte le volte che leggi una poesia o un racconto di Bukowski , automaticamente il tuoi capi al lavoro, i funzionari pubblici, i medici che credono di avere in pugno la tua salute, riesci a vederli nella loro inevitabile incredibile ridicolaggine...il suo disprezzo per l'umanità, lo capisci, non è altro che amore rivoltato come un calzino da usare dalla parte usata, sporca. Ma è attraverso quel disprezzo crepitantemente ostentato che Bukowski vuol dire che l'umanità tutta insieme "gli sta sul cazzo", come si esprimerebbe lui, ma che gli uomini presi uno ad uno, in fondo non sono male. Non sono cattivi. Sono persino interessanti.
In letteratura Bukowski tende a fare quello che secondo i più autorevoli docenti di letteratura del mondo riconoscano essere l'operazione di demolizione dei grandi scrittori che la critica ufficiale ritiene intoccabili. E la cosa clamorosa e ingenua, ma non per questo meno divertente , è che Bukowski comincia a farlo quando non è ancora conosciuto.
Questa poesia tratta dalla raccolta pubblicata e tradotta in Italia dal titolo :" Evita lo specchio e non guardare quando tiri la catena" è piuttosto esplicativa di questo atteggiamento:
Rapinato
un uomo finito
e non so dove aggrapparmi
rapinato nei vicoli di nessun dove,
troppe notti e troppi giorni cupi,
troppi mezzogiorni sgradevoli, e come se non bastasse
la fissa cronica
per le signore della morte.
sono
finito, arrotolatemi
impacchettatemi
datemi in pasto
agli uccelli della Normandia o ai
gabbiani di Santa Monica, io
non leggo
più,
io
non creo
più,
io
chiacchiero coi vecchi appoggiato a staccionate
tranquille.
è così che il mio complesso del suicidio
smetterà
di essere complesso?
al telefono mi chiedono
ha mai conosciuto Kerouac?
ora mi faccio sorpassare in autostrada
sono 15 anni che non faccio a pugni.
devo alzarmi per pisciare 3 volte a notte.
e quando per strada incontro una donna arrapante
vedo solo
guai.
sono
finito, tornato al via
bevo da solo e ascolto musica
classica.
la morte sta perlopiù nell'essere pronti.
la tigre attraversa i miei sogni.
mi è appena esplosa la sigaretta in bocca.
mi continuano ad accadere cose
strane.
no, non ho mai conosciuto Kerouac.
e così, vedi:
la mia vita non è stata
poi
così
inutile.
Jack Kerouac negli anni sessanta negli Stati Uniti era un acclamato scrittore della cosiddetta Beat Generation, termine tra l'altro coniato proprio dallo scrittore franco-canadese simbolo di quegli anni di contestazione del potere, ricerca della libertà individuale attraverso mille strade, droghe incluse. Era , secondo l'estabilishment letterario americano e mondiale, un simbolo, un'icona. Ecco perché Bukowski lo attacca. Ma non sarà l'unico, nel corso della sua opera. Rivendicando il diritto di divertirsi, ridere, riflettere con leggerezza, durante la lettura di un libro. O anche restare impressionato. Un libro deve trasmettere emozione pura , vera. Come la vita. E uno scrittore che abbia l'ambizione di affermarsi in campo letterario , ma anche e non solo, in generale, ha il diritto-dovere di demolire i miti della letteratura. Specialmente se sono stati pompati dalla critica. Estabilishment letterario e critica letteraria, sono essenzialmente della accolite di persone che presumono di saperne più degli altri in materia. Ma non sono immuni da simpatie e mazzette. Ecco cosa vuol dire Bukowski.
E l'ultima parte di quest'altra poesia, tratta dalla stessa raccolta:
"mentre
le star si riuniscono ad
applaudire la propria
apparente
grandezza.
mentre
i fessi
vengono fatti fessi
ancora
fottuta
umanità
del cazzo. "
Lascia trasparire tutto il disgusto di Bukowski, per quella massa di persone che sanno misurare il successo non dai contenuti, di un autore o di un artista, ma dalle stelle filanti che il mainstream imperante spara loro intorno, a cornice spesso, di personaggi che non valgono niente! Altro aspetto , questo, che , paradossalmente all'umanità stessa, scorporata dal greggiume della massa, fa amare questo autore. Nel momento in cui riconosce o fa finta di non riconoscere se stessa...
sabato 23 giugno 2018
martedì 19 giugno 2018
1
Ho trovato tra i tanti libri che posseggo di Bukowski, uno degli ultimi pubblicati in italiano, dal titolo" Il ritorno del vecchio sporcaccione", un racconto, guarda caso il primo , quello che fa da incipit al libro. Be' per inaugurare un libro di Bukowski e legarlo alle vicende umane attuali non credo ci sia niente di meglio. Lo riporto qui interamente, perché è un capolavoro di genialità su come le persone intolleranti , alla fine, siano più detestabili, di quelle che costoro non tollerano. Ulteriore testimonianza che i romanzi e le poesie dell'opera di Bukowski sono un Enciclopedia da cui tutti dovremmo attingere, per capire il mondo , la vita , o anche semplicemente per renderci l'esistenza meno triste affrontandola con un po' di sana ironia!
"Dio sa bene che io non son dalla parte degli hippy. Forse perché ne ho davvero troppi intorno e oltretutto mi sembra una moda passeggera, e come chiunque altro, a me piace qualcosa che duri nel tempo. Inoltre, la filosofia degli hippy o il trampolino di lancio o il rifugio o in qualsiasi modo tu lo voglia chiamare attira un discreto numero di impostori, di simpatizzanti e di gente piuttosto perfida che cerca di compensare con atteggiamenti eccessivi alcune odiose pecche psicologiche. Però questo accade un po' dovunque-hippy e non hippy. Ma, come dico, le persone che conosco hanno una propensione per l'artistico, quelli a favore degli hippy o che capiscono di hippy, quindi si può dire che ho ricevuto molto di più da questa fetta di torta e che mi è sembrata piuttosto DOLCE.
Ma, cristo, l'altro giorno mi sono beccato L'ALTRA fetta e penso che preferirei mangiare il dolce invece che la merda. Essere intrappolato in un grosso edificio dove 4000 persone svolgono compiti monotoni e umili può avere i suoi meccanismi di compensazione, ma anche degli svantaggi-per esempio, non puoi mai essere sicuro su chi ti verrà messo di fianco a lavorare. Una brutta anima è sinonimo di una notte ancora più brutta. Un certo numero di brutte anime può ucciderti.
Calvizie incipiente, mandibola quadrata, maschio??? con espressione di odio e frustrazione sulla faccia. Per mesi avevo intuito che voleva parlarmi. Adesso ero in trappola-gli avevano assegnato un posto alla mia sinistra. Si lamentava dell'aria condizionata e di un paio di altre cose, poi ci ha infilato la domanda sulla mia età. Gli ho detto che in agosto ne avrei compiuti 47. Lui ha detto di averne 49.
-L'età non conta, ha detto, non importa se ne hai 47 o 49, non fa nessuna differenza.
-Mmh, ho detto.
Poi dall'altoparlante hanno urlato: TUTTI QUELLI SPECIALIZZATI PER I MACCHINARI L.S.M SI RECHINO DA...
-Credevo che dicessero Lsd, ha detto.
-Mmh, ho detto.
-Sai, ha detto, che Lsd ha fatto finire un sacco di gente in manicomio, danni al cervello.
-Tutto quanto fa finire la gente in manicomio.
-Che cazzo dici?
-Dico che la paura del danno al cervello da Lsd è probabilmente una percentuale esagerata.
-Oh, no, luminari medici, laboratori e ospedali dicono che è così.
-Okay.
Abbiamo continuato a lavorare senza parlare per un po' e credevo di averla scampata. Aveva una di quelle vocette calme e tranquille che affogano e sbofonchiano nelle loro nelle loro convinzioni. Ma ha ricominciato.
-Sei a favore dell'Lsd?
-Non ne faccio uso.
-Non credi che sia una moda passeggera?
-Nulla di ciò che è contro la legge cessa di esistere.
-Che cazzo hai detto?
-Lascia perdere.
-Cosa mi dici degli hippy?
-Non mi fanno del male.
-Gli puzzano i capelli, ha detto, non si lavano. Non lavorano.
-Neanche a me piace lavorare.
-Ciò che è improduttivo nuoce alla società.
-Mmh.
-Alcuni prof delle università dicono che questi ragazzi sono i nostri nuovi leader, che dovremmo starli a sentire. COME CAZZO FANNO A SAPERE LE COSE?NON HANNO ALCUNA ESPERIENZA!
-L'esperienza può annoiare. Per la maggior parte degli uomini esperienza significa una sfilza di errori; più esperienza fai meno cose sai.
-Mi stai dicendo che staresti a sentire quello che dice un tredicenne?
-Io sto a sentire tutto.
-Ma non sono maturi, non sono MATURI, non capisci?
Ecco perché fanno gli hippy.
-E se trovassero lavoro? Per esempio in fabbrica? E se andassero alla General Motors ad avvitare bulloni? Sarebbero ancora immaturi?
-Be', no, perché almeno lavorerebbero.
-Mmh.
-Inoltre credo che molti di questi ragazzi in futuro saranno PENTITI per non essere andati in guerra. E' una di quelle esperienze che gli dispiacerà di aver perso. In seguito la rimpiangeranno.
-Mmh.
-E' sceso di nuovo un silenzio di pace.
Poi ha detto-Non sei hippy, giusto?
-Io lavoro, maledizione. E ti ho detto che ho 47 anni.
-La barba allora non c'entra niente, giusto?
-Certo che c'entra. Ora come ora, vuol dire che mi sento più a mio agio che senza. Magari la settimana prossima sarà diverso.
Silenzio, silenzio. Poi ha ruotato lo sgabello, si è girato, mi ha dato le spalle più che poteva continuando a lavorare.
Mi sono alzato e sono andato al cesso degli uomini . Ho sporto la testa fuori dalla finestra per un po' d'aria fresca. Quel tizio mi sembrava mio padre con la vecchia tiritera: RESPONSABILITA', SOCIETA',NAZIONE, OBBLIGHI, MATURITA', tutte quelle parole dal suono monotono e duro. Ma perché erano così agonizzanti? Perché riuscivano ad odiare così tanto? Sembrava proprio che avessero paura che qualcun altro se la spassasse alla grande o che non fosse perennemente infelice. Sembrava che volessero che tutti trasportassero quella pietra pesante che essi stessi trasportavano. Non bastava che lavorassi accanto a lui come un idiota; non gli bastava che sprecassi quel paio di ore buone che mi restavano-no, voleva anche che io condividessi la sua mente-anima, che annusassi i suoi calzini sporchi , che masticassi rabbia e odio insieme a lui. Non ero PAGATO per quello, brutto coglione. E questo era quello che uccideva sul lavoro-non il lavoro fisico in sé, ma essere a stretto contatto con il morto.
Sono tornato su mio sgabello. Lui mi girava la schiena. Che poveraccio. L'avevo deluso. Era costretto a guardare da un'altra parte. E io ero bianco e lui era bianco e quasi tutti gli altri erano neri. Dove si poteva trovare un bianco rispettabile in un posto così? Sentivo che stava rimuginando.
Immagino che avrebbe affrontato anche la questione dei NEGRI se avessi mandato le vibrazioni giuste. Me l'ero risparmiata .
Mi dava le spalle. Spalle larghe, spalle americane, spalle dure. Non gli vedevo la faccia e non ha più parlato. Ciò che l'aveva indispettito di più era che io non fossi d'accordo con lui e che non avessi litigato. Continuava a darmi le spalle.
Il resto della notte è stato tranquillo e quasi perfetto.
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